NUOVA MOSSA DA GOOGLE

NUOVA MOSSA DA GOOGLE
Shanghai, 30 giu. – Il caso Google si ripropone all'attenzione del pubblico internazionale. Oggi scade la licenza per Google.cn e ieri, sul blog della compagnia di Mountain View, David Drummond (direttore legale di Google) scrive che Google Inc. bloccherà il reindirizzamento automatico dal sito Google.cn alla versione hongkonghina e provvederà alla creazione di una landing page (una sorta di pagina di transito) che avvisa l'internauta che la compagnia ha trasferito tutti i suoi servizi a Hong Kong e gli ricorda l'url hongkonghino. L'obiettivo? Persuadere Pechino a concedere il rinnovo della licenza del dominio cinese. All'annuncio, le autorità competenti non hanno battuto ciglio. Non solo hanno ribadito che l'escamotage attivato tre mesi fa dalla compagnia americana testimonia un approccio inaccettabile nei confronti dei regolamenti cinesi, ma hanno anche negato ogni chance per un rinnovo del dominio. La licenza IPC (Internet Content Provider) è rilasciata dal Ministero dell'Industria e dell'Informazione Tecnologica (MIIT) ed è condizione indispensabile per l'operatività di un sito web oltre la muraglia. L'autorità ha l'ultima parola nell'emissione dell'IPC e questa volta il 'no' di Pechino sembra non lasciar scampo al gigante di Internet. Gianluigi Negro, esperto di Internet e tecnologie del Web 2.0, riferisce ad AgiChina24: "In assenza di licenza IPC, l'attività di BigG sarebbe completamente preclusa in Cina". Come era accaduto nei mesi scorsi, anche questa puntata della querelle tra Google e il governo cinese appare poco chiara: interpellati dal China Daily, sia il portavoce del MIIT Wang Lijian, che il portavoce del Ministero degli Esteri Qin Gang, hanno riferito di non aver visto l'annuncio pubblicato da Drummond e non si sono sbilanciati in merito, richiamando il leitmotiv che "il governo incoraggia le imprese straniere a conformarsi alle leggi cinesi". E se i vertici cinesi rimangono vaghi sull'argomento, fanno altrettanto quelli di Google. Marsha Wang, portavoce della compagnia in Cina, ha rifiutato di addentrarsi e ha rimpallato le domande riferendo che il quartier generale è ancora in attesa di una risposta da parte cinese. Il più grande motore di ricerca al mondo non sembra passarsela troppo bene: la fetta di mercato in Cina è già scesa al 30,9% rispetto al 35,6% registrato tre mesi fa, e la fine del reindirizzamento automatico potrebbe ulteriormente ipotecarne l'utilizzo da parte dei 'pigri' utenti cinesi. Inoltre, incalza ancora Gianluigi Negro: "A seguito delle nuove regole stabilite dal China's State Bureau Of Surveying and Mapping il mese scorso – regole che richiedono alle compagnie che forniscono servizi di mappatura satellitare la richiesta di una licenza operativa – non è tanto il motore di ricerca, ma Google Maps a rischiare di perdere grosse fette di mercato. Grazie alla piattaforma Android, Google aveva un canale preferenziale che lo legava alla telefonia mobile, e in questo segmento riponeva le maggiori speranze di crescita, speranze che ora rischiano di essere annullate. Consapevole del rischio – continua e conclude Negro – diversamente da quanto era accaduto a marzo, la comunicazione ufficiale è stata curata sincronicamente in cinese e in inglese. Stavolta Google ha lanciato un messaggio più chiaro, di apertura e responsabilità nei confronti del governo cinese". Sul nuovo episodio Google si è espressa anche Rebecca MacKinnon. Nel suo blog "RConversation", l'ultimo post delinea quattro possibili evoluzioni dello scenario attuale: ripercorrendoli dal più soft al più rigido, la piena operatività di Google.cn; il mantenimento dello statu quo con Google.cn che rimanda a Google.hk; l'oscuramento di Google.cn e l'oscuramento di entrambi gli url con un accesso che sarebbe vincolato all'utilizzo di proxy e VPN.

 
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