NORME ANTI-INCENDIO DOPO L'ORRORE

NORME ANTI-INCENDIO DOPO L'ORRORE

Roma, 17 nov. –   Mai più palazzi che bruciano. Dopo il l'incendio divampato lunedì in un grattacielo di Shanghai nella centralissima zona di Jing'an che ha causato la morte di 53 persone e altri 70 feriti, Pechino ha ordinato una revisione a livello nazionale delle misure di sicurezza anti-incendio.  Il Consiglio di Stato, dopo aver evidenziato come il lassismo nel rispetto delle norme sia un problema cronico del Paese, martedì ha ordinato controlli a tappeto in tutti i cantieri di costrizione e ristrutturazione edilizia per "prevenire  il verificarsi di incendi di grandi proporzioni". Quello di Shanghai è infatti solo l'ultimo caso che va ad aggiungersi alla ghermita lista nera degli incendi che si sono verificati in Cina negli ultimi anni: solo due giorni fa un incendio ha distrutto il più antico edificio universitario del Paese, nel campus della prestigiosa Università Qinghua di Pechino, mentre nel Jilin all'inizio del mese, 19 persone sono morte in un rogo divampato in un edificio commerciale. E la causa sembra essere sempre la stessa: la totale assenza di standard di sicurezza negli edifici, costruiti spesso a ritmi frenetici.

 

Puntuale arriva la reazione del governo cinese, che dapprima si scaglia contro la mancanza di disciplina dei suoi concittadini in materia normativa, e poi lancia un'accesa campagna di sensibilizzazione alla sicurezza. Una scena che si è già ripetuta più volta in seguito a simili incidenti. Ma intanto i disastri continuano e le notizie vengono 'rivisitate'. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post -  voce libera di Hong Kong -  le autorità avrebbero ordinato ai siti web di informazione di minimizzare riguardo all'accaduto, evitando in particolare di riportare tutti i commenti contro il governo e imponendo agli editori di attingere solo dall'agenzia di stampa governativa Xinhua, mentre sarebbero stati rimossi dai blog cinesi tutti i commenti relativi all'incendio shanghainese. 

 

Dal cuore pulsante di Jing'an dove si concentra la comunità occidentale d'affari a Shanghai, il fotografo italiano Daniele Mattioli aveva raccontato ad AgiChina24 le prime impressioni, trovandosi a pochi passi dal rogo: "Vivo in un palazzo a 300 metri dal grattacielo che questa mattina ha preso fuoco. Ero a pranzo con una mia amica quando abbiamo saputo che in un edificio vicino a Jing'an Temple era divampato un incendio. Sono corso con la macchina fotografica, ma quando sono arrivato la zona era già recintata e mi sono potuto avvicinare solo a 200 metri" (leggi questo articolo).

 

di Veronica Scarozza

 


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