NON PIU' PENA DI MORTE PER FALSO ED EVASIONE

NON PIU' PENA DI MORTE  PER FALSO ED EVASIONE

Pechino, 02 mar. - Le modifiche apportate recentemente al Codice Penale cinese da parte del più alto organo legislativo nazionale - il Comitato Permanente del Congresso Nazionale del Popolo (CPCNP) - segnano una svolta, perlomeno formale, nell'applicazione della pena capitale in Cina. La bozza dell'emendamento, presentata lo scorso agosto, è stata vagliata dai legislatori del Partito ed accettata lo scorso 25 febbraio, derubricando 13 reati non violenti o economici dall'elenco dei reati punibili con la pena di morte.

 

Dal 1979, anno dell'entrata in vigore dell'attuale Codice Penale cinese, si tratta della prima modifica che va a toccare direttamente l'applicazione della pena capitale, un atto che secondo Liu Minxiang, vice rettore del Dipartimento di Legge della Renmin University, può essere letto come "un impegno nel rispetto della vita e nella difesa dei diritti umani".

 

Dal primo maggio quindi non si rischierà più la pena capitale per crimini come il contrabbando di metalli preziosi, animali rari e reliquie di valore culturale; attività fraudolente legate a documenti finanziari o a lettere di credito; emissione di fatture false per accedere a rimborsi fiscali o eludere le tasse; falsificare o vendere fatture false; insegnamento di tecniche per commettere attività illegali e furto di reperti archeologici.

 

Commentatori cinesi hanno spiegato la decisione del CPCNP come un segnale alla comunità internazionale, a dimostrazione della volontà di abbandonare gradualmente la pena capitale senza però subire contraccolpi politici: rimangono infatti passibili di pena di morte una serie di reati legati alla corruzione, pratica atavica nella società cinese particolarmente odiata dall'opinione pubblica nazionale, nella speranza che punizioni così esemplari possano aiutare a contrastarla. In realtà, essendo il numero delle esecuzioni capitali un segreto di Stato, è difficile riuscire a fare un bilancio di quanti potranno in futuro avere risparmiata la vita, soprattutto prendendo atto della natura abbastanza peculiare di alcuni dei reati sopra citati.

 

Ma oltre a questa riforma, il CPCNP ha varato una serie di misure ad alto contenuto simbolico per l'opinione pubblica odierna: la guida in stato di ebbrezza, ad esempio, diventerà a tutti gli effetti un reato penale – chiaro rimando al triste caso Li Gang (questo articolo) – mentre per gli affiliati a clan mafiosi assicurati alle carceri nazionali, oltre alla confisca dei beni, sarà prevista una pena detentiva non inferiore  ai sette anni, contro il precedente limite minimo di tre anni. Anche la pena per la produzione e commercio di cibo tossico è stata notevolmente rinforzata: la nuova legge prevede la pena di morte per i casi più gravi, in una chiara volontà di combattere uno dei rischi più grossi non solo per la salute pubblica ma anche per la credibilità dei prodotti cinesi a livello internazionale.

 

Infine, i criminali più anziani – la soglia è stata fissata a 75 anni – pur avendo commesso un reato punibile secondo il Codice con la pena di morte, potranno essere graziati vedendosi commutare la sentenza con una detenzione. Salvo, specifica il CPCNP, casi di estrema efferatezza.  Il Global Times riporta le parole di Li Buyun, membro del comitato di esperti consulenti della Procura popolare suprema, il quale sostiene che "secondo il processo di modernizzazione cinese, la Cina ha bisogno di almeno altri 30 anni prima di abolire la pena di morte", opinione che i dati non ufficiali diramati da varie ONG per i diritti umani sembrano confermare: secondo le stime parziali di Amnesty International, solo nel 2008 in Cina si sarebbero verificate 1718 esecuzioni capitali, anche se la stessa organizzazione sostiene che il numero totale sia di gran lunga maggiore.

 

La Cina, nonostante non vengano spesso rese note a mezzo stampa se non in casi esemplari come i condannati a morte per lo scandalo del latte Sanlu,  è probabilmente il primo paese al mondo per esecuzioni capitali all'anno. Un triste primato che il governo cinese non vuole ancora abbandonare.

 

di Matteo Miavaldi

 

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