Non è tutta colpa dello yuan

Stati Uniti e Cina riprendono a discutere. Il tema principale è sempre lo stesso, il surplus di Pechino che si trasforma in un deficit americano, e in tanta concorrenza per le aziende Usa. Proprio ieri le statistiche hanno mostrato un ulteriore forte aumento delle esportazioni che - teoricamente - non ci dovrebbe essere. Perché il Governo cinese sta svolgendo i suoi compiti: sta lasciando salire lo yuan, che ha segnato nei giorni scorsi un record dopo l'altro, e permette che i salari crescano, anche velocemente. L'inflazione sta facendo il resto, rendendo sempre più cari i prodotti.
La lezione dei fatti importante: non ci sono ricette semplici. Il cambio strisciante dello yuan crea sicuramente forti e ampie distosioni dei prezzi, e per questo motivo va lentamente "lasciato andare", come del resto già accade. Averlo trasformato, negli Stati Uniti, in una sorta di totem politico, insieme causa di tutti i mali e obiettivo di tutte le cure, ha fatto sì che si siano create attese irrealistiche. Per riequilibrare l'economia globale non servono grandi intese, G-2, G-8 o G-20; basta che ciascun Governo dia stabilità alla propria economia: debiti, salari, consumi, produttività, prezzi. E questo vale anche per l'Europa: la Germania, l'Italia, la Spagna, la Grecia...

11/05/2011