Nobel a Liu, la Cina oscura le tv

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Irritazione, paranoia, imbarazzo. È questo il mix di sentimenti che domina gli animi della leadership cinese a poche ore dalla consegna del Premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, il dissidente condannato a dicembre a 11 anni di carcere per istigazione alla sovversione contro i poteri dello stato.
«Il popolo cinese e la grande maggioranza dei popoli del mondo si oppongono fermamente alla scelta del Comitato di Oslo, che si trova in minoranza», ha tuonato ieri per l'ennesima volta Pechino. Questione di punti di vista. Finora, infatti, solo una ventina di paesi ha annunciato che non parteciperà alla cerimonia in programma oggi nella capitale norvegese, mentre una quarantina (tra cui l'Italia) hanno confermato la propria presenza.
Una diserzione che, spesso, è stata dettata solo dalla necessità di sostenere il potente alleato cinese in un momento difficile delle sue relazioni internazionali. È il caso, per esempio, della Serbia: «Il nostro paese rispetta i diritti umani, ma, al tempo stesso, deve considerare le sue relazioni con la Cina», ha ammesso candidamente ieri a Belgrado il ministro degli Esteri, Vuk Jeremic.
«Tutti i tentativi di fare pressioni sulla Cina sono destinati al fallimento«, ha avvertito un portavoce di Pechino, bollando come «arrogante e irragionevole» la mozione di omaggio a Liu Xiaobo votata nei giorni scorsi dal Congresso Usa.
La rabbia paranoica della nomenklatura cinese per il premio che oggi il Comitato di Oslo conferirà al "criminale" Liu Xiaobo ha raggiunto un livello tale da riportarla a comportamenti liberticidi vecchio stile come non se ne vedevano più (o quasi) da prima delle Olimpiadi di Pechino. Ieri, per evitare che gli internauti cinesi leggessero cronache non autorizzate sulla vicenda del Nobel per la pace, la censura del Dragone ha oscurato diversi siti internazionali, tra cui anche Cnn e Bbc. Inoltre, le trasmissioni televisive dell'emittente britannica sono state sospese in concomitanza dei servizi sulla cerimonia del Nobel.
Intanto, i maldestri e scomposti tentativi della Cina di screditare il Comitato di Oslo stanno producendo risultati grotteschi. Ieri, in un grande albergo di Pechino, il Comitato del neonato Premio Confucio per la pace (un'invenzione dell'ultimo momento in polemica con il Nobel) ha assegnato la nuova onorificenza all'ex vice-presidente taiwanese, Lien Chan. Ma il premiato era assente e, come ha ammesso un suo collaboratore, era anche all'oscuro di tutto.
Le contumelie di Pechino non sembrano preoccupare più di tanto gli organizzatori norvegesi. «Non ci attendevamo molto sostegno su questa decisione, vista la dipendenza economica di molti paesi dalla Cina, ma siamo comunque soddisfatti dalla solidarietà internazionale raccolta da Liu Xiaobo», ha commentato il presidente del Comitato dei Nobel, Thorbjoern Jagland. Che oggi non si sa ancora a chi consegnerà materialmente la prestigiosa onorificenza. Liu Xiaobo, infatti, è in carcere. E la moglie Liu Xia e i due fratelli del dissidente da settimane si trovano agli arresti domiciliari e non possono lasciare la Cina. A questo punto, la cosa più probabile è che a ritirare il Nobel sia qualche dissidente cinese con in tasca un passaporto straniero.
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10/12/2010