NO-FLY ZONE: PECHINO SCETTICA

NO-FLY ZONE: PECHINO SCETTICA
Roma, 18 mar.- La no-fly zone sulla Libia non convince Pechino che ha preferito astenersi sulla risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. La mozione, che ha ricevuto il via libera giovedì, ha ottenuto 10 voti favorevoli su 15. Cinque gli astenuti: al fianco della Cina, Germania, Russia, Brasile e India che hanno però precisato di non essere contrari. Dieci giorni fa una dichiarazione del ministero degli Esteri aveva fatto ipotizzare un allineamento di Pechino: "Non è escluso che la Cina appoggi l'istituzione di una no-fly zone se questo aiuterà il Paese a ritornare il prima possibile alla stabilità". Una dichiarazione che aveva sorpreso la comunità internazionale, da sempre critica verso quell'atteggiamento poco schierato più volte assunto dalla Cina. Una posizione di non intervento su cui il Dragone è tornato ieri al Palazzo di Vetro: "il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe risolvere la crisi libica con il dialogo e con altri strumenti pacifici" ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu. La decisione dell'Onu autorizza l'uso della forza contro il colonnello Gheddafi "al fine di proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco in Libia, compresa Bengasi", si legge nella risoluzione.

 

A far tornare il gigante asiatico sui suoi passi avrebbe contribuito un'analisi poco accurata contenuta nella bozza esaminata al quartier generale dell'Onu. "Nutriamo alcune riserve rispetto la decisione dell'Onu di autorizzare una zona d'esclusione aerea sui cieli libici". "Siamo inoltre perplessi per alcuni dettagli della bozza", ha continuato Jiang. Secondo alcuni delegati cinesi e russi i sostenitori della no-fly zone non sono stati in grado di illustrare in modo adeguato né le linee generali della risoluzione né le implicazioni del coinvolgimento dei Paesi firmatari. Tuttavia, sottolinea Jiang, alla luce della gravità di ciò che sta accadendo in Africa e Medio Oriente, la Cina – membro permanente del Consiglio insieme alla Russia e perciò con diritto di veto - e altri Paesi si sono astenuti, ma non hanno bloccato la risoluzione.

 

Al di là dell'efficacia della risoluzione Onu,  Pechino sembra preferire ancora la politica di non ingerenza particolarmente cara al Dragone. Dallo scoppio dei primi tumulti nel nord Africa ad oggi, la Cina ha evitato qualsiasi coinvolgimento aperto; ma se da un lato la Cina mostra le sue preoccupazioni riguardo l'autorizzazione di possibili azioni militari, dall'altro non si sottrae alle alle richieste dei governi esteri di assumere una posizione più chiara sulle sollevazioni libiche. A ciò va inoltre aggiunto il desiderio del gigante asiatico di evitare che un conflitto regionale, come quello libico, possa trasformarsi in un'ulteriore causa di attrito con gli Usa. Mesi fa, l'atteggiamento della Cina nei confronti della crisi nella penisola coreana aveva inasprito le tensioni tra l'Aquila e il Dragone. Mentre la Cina proponeva un ritorno dei colloqui a sei per la risoluzione del conflitto, gli Usa – al fianco della Corea del Sud - premevano affinché Pechino esercitasse la sua influenza sull'alleato di Pyongyang.

di Sonia Montrella

 

©Riproduzione riservata