New York e Hong Kong deboli, Shanghai incerta

L'investitore nostrano, soprattutto se ha una esperienza di borsa di lunga durata, sa bene che i dati macroeconomici che muovono il mercato domestico nella maggior parte dei casi non sono quelli italiani, ma quelli che provengono da oltre oceano, dagli Stati Uniti.
Il motivo alla base di questa dipendenza della nostra borsa, ma anche delle altre principali europee, dagli accadimenti americani, è presto detto: la borsa Usa pesa, sia in termini di capitalizzazione sia di volumi di titoli effettivamente scambiati, di gran lunga di più di tutte le altre principali piazze finanziare. La capitalizzazione di mercato mondiale è attualmente di poco superiore ai 40 trilioni di dollari; ebbene, quella del solo mercato statunitense è (o meglio era a fine 2009) di 15,1 trilioni, ovvero il 35% circa del totale. Seconda, anche se molto distanziata, la Cina, con 5 trilioni di dollari, seguita dal Giappone con 3,3 trilioni. E l'Italia? I dati disponibili, anche se leggermente meno recenti, collocano il nostro paese al 13esimo posto, con una capitalizzazione di circa mezzo trilione, ovvero un trentesimo della borsa Usa.
Cosa dice l'analisi del grafico della borsa Usa? E' plausibile ipotizzare un ulteriore calo, un proseguimento del ribasso in atto dai massimi di aprile? La risposta è purtroppo affermativa: lo S&p500 sta infatti correggendo il rialzo disegnato dal marzo 2009, e facendo questo ha violato sia la media mobile a 200 sedute, attualmente passante in area 1.120, sia la linea tracciata proprio dai minimi dello scorso marzo, indebolendo così la struttura della tendenza rialzista precedente. Per il momento l'indice ha ritracciato, con i minimi di inizio luglio, esattamente il 38,2% del precedente rialzo, fermandosi quindi sul primo dei ritracciamenti della serie di Fibonacci comunemente utilizzata dagli studiosi dei grafici. Gli stessi studiosi tuttavia sanno che molto spesso una correzione non si estingue prima di aver ritracciato il 50/60% del precedente movimento, a meno che il trend rialzista di fondo non sia molto forte (e attualmente questo non sembra il caso). Ecco quindi che il rischio a proseguire nella fase ribassista fino almeno ad area 900/950 è molto elevato.
E la borsa cinese? Una situazione graficamente simile a quella della borsa Usa la si può riscontrare analizzando l'andamento dell'indice di Shanghai. Da molti mesi ormai le quotazioni stazionano sotto le medie a 100 e 200 giorni e ad aprile è stata violata la linea di tendenza tracciata dai minimi di fine 2008, origine della fase rialzista culminata sul top dell'agosto 2009. Indizi che lasciano aperta la porta a una fase positiva tuttavia non mancano: l'indice di Shanghai ha toccato infatti recentemente in area 2.320 un forte supporto, la base del canale tracciato dai massimi di agosto 2009, per poi rimbalzare. In prossimità dei recenti minimi si colloca anche il 61,8% di ritracciamento del rialzo (percentuale molto significativa della serie di Fibonacci) dai minimi del settembre 2008, area 2.300 si conferma quindi un riferimento grafico di fondamentale importanza. Il fatto che le quotazioni siano rimbalzate dopo il test del supporto rappresenta tuttavia solo un primo passo del tentativo di affrancarsi dal trend ribassista subito nell'ultimo anno circa. Una prima conferma positiva delle possibilità di vedere proseguire la fase positiva verrebbe infatti solo oltre i 2.800 punti, area di transito della media mobile a 100 sedute; poi sarebbe il superamento del lato alto del canale citato, in area 3.100, a permettere di considerare con buona probabilità terminata la fase discendente. Fino a che i 2.800 punti non saranno alle spalle sarà rischioso sbilanciarsi, in termini operativi, in favore della borsa cinese: la reazione delle ultime settimane potrebbe rivelarsi un elemento correttivo all'interno di una fase ribassista di ordine superiore, e lasciare quindi nuovamente spazio a una discesa. Segnali preoccupanti verrebbero sotto i 2.320 punti, con target in quel caso sui minimi del 2008 in area 1665.
Le incertezze sull'andamento a medio termine della borsa cinese non diminuiscono considerando l'Hang Seng di Hong Kong, molto simile graficamente all'S&P500 Usa. In questo caso la fase di ritracciamento del rialzo in atto dai minimi del 2009 si è mantenuta nell'ordine di 1/3 circa, forse troppo poco per poter sperare che sia già terminata. Solo la rottura della linea proveniente dal top di novembre 2009, passante attualmente in area 21.850, potrebbe inviare un segnale incoraggiante in favore di una evoluzione fin da subito rialzista. In caso di discese al di sotto dei minimi di maggio a 19.328 l'indice rischierebbe invece di dover scendere prima in area 17.000 almeno per poter trovare una base sufficientemente solida a sostenere un rimbalzo esteso.
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02/08/2010