NERVI TESI PER LA "DOMENICA DEI GELSOMINI"

NERVI TESI PER LA "DOMENICA DEI GELSOMINI"

Pechino, 27 feb.- Nervi tesi ma nessuno scontro aperto in Cina per la seconda "domenica dei gelsomini". Wanfujing - la passeggiata di Pechino a poca distanza da Piazza Tian an Men - e Piazza del Popolo, nel centro di Shanghai, sono state presidiate per ore da un imponente schieramento di forze dell'ordine che hanno arrestato alcune persone e turbato lo shopping dei cinesi nelle due vie piu' famose del Paese. Per prevenire possibili manifestazioni di protesta la polizia ha utilizzato metodi di ogni tipo: dal passaggio di camion per la pulizia delle strade - che hanno schizzato la folla con getti d'acqua - all'assordante suono dei fischietti; dai severi controlli personali ai cordoni intorno ai luoghi dei raduni, senza risparmiare spintoni per allontanare i curiosi.

 

Tutto era iniziato tra giovedi' 17 e venerdi' 18 febbraio, quando una serie di appelli anonimi lanciati via web attraverso il sito americano in lingua cinese boxun.com aveva invitato la popolazione a scendere in piazza la domenica successiva in 13 diverse citta' per protestare contro la corruzione e il sistema a partito unico, adottando come simbolo il fiore delle rivolte tunisine. Pechino ha reagito immediatamente, sottoponendo a restrizioni della liberta' personale circa un centinaio di attivisti e avvocati dei diritti civili, ma la misura non e' servita a impedire un nuovo round di appelli: "Incontriamoci alle 14 di ogni domenica. Basta presentarsi nei luoghi prefissati, passeggiare e sorridere - scrivono i misteriosi animatori delle proteste, estendendo i raduni a 27 citta' - un governo autoritario puo' temere le passeggiate e i sorrisi". La folla dell'appuntamento di domenica scorsa nella capitale sembrava composta soprattutto da passanti, giornalisti stranieri e poliziotti in borghese; ma qualcuno era comunque riuscito a lanciare in aria un mazzo di gelsomini, gesto che ha provocato qualche momento di tensione e almeno due fermi.

 

Ma nonostante i risultati modesti delle proteste di domenica scorsa, quest'oggi a Pechino la polizia ha dispiegato centinaia di uomini e almeno un centinaio di mezzi. Le vie di afflusso a Wangfujing sono state progressivamente chiuse da cordoni di poliziotti a partire dalla mattinata e dopo le 14 la situazione appariva surreale. A centinaia di acquirenti di un vicino, enorme centro commerciale veniva impedito di uscire e riversarsi sulla strada principale; coloro che si erano trovati per calcolo o per caso vicino al luogo della protesta, un ristorante Mc Donalds', sono rimasti bloccati tra gli schizzi dei camion della nettezza urbana, gli spintoni e il passaggio dei cani poliziotto. Se le forze dell'ordine si attendevano un gesto esplicito di sfida, hanno tirato un sospiro di sollievo.  A Shanghai si sono ripetute scene simili nei dintorni di Piazza del Popolo, dove un gruppo di cittadini - probabilmente semplici passanti - ha affrontato a muso duro i poliziotti muniti di fischietti, chiedendo di proseguire il passeggio. Almeno sette di loro sono in stato di fermo. E' andata molto peggio ai cinesi che hanno effettuato un copia e incolla dei messaggi delle "proteste dei gelsomini" e li hanno diffusi via web: secondo le organizzazioni per il rispetto dei diritti umani di Hong Kong almeno tre di loro sono finiti in carcere l'accusa di "incitazione alla sovversione", che puo' comportare fino a dieci anni di reclusione.

 

Per tutto il fine settimana la polizia ha invitato telefonicamente i corrispondenti delle testate estere a "rispettare le regole" e alcuni giornalisti stranieri - tra cui due italiani - sono stati richiamati presso il commissariato centrale di Pechino per assistere a un breve briefing "sulle norme vigenti per esercitare la professione di giornalista in Cina". Le troupe di due tv tedesche sono stati trattenuti dalla polizia per diverse ore.

 

Ma nelle stesse ore in cui aumenta a dismisura i controlli, il governo si mostra anche attento ai bisogni del popolo: questa mattina il primo ministro Wen Jiabao si e' intrattenuto per oltre un'ora in una chat con la popolazione. "I continui aumenti dei prezzi possono avere un impatto negativo sulla vita delle famiglie e sulla stabilita' sociale - ha detto il premier - e siamo determinati a frenare l'inflazione e a lottare contro la corruzione". La Cina, che ha ottenuto eccezionali risultati economici anche durante lo scoppio della crisi globale, oggi deve vedersela con un'inflazione galoppante, che registra continui picchi mensili. E non dimentica che le rivolte nei paesi arabi sono scoppiate proprio a causa dei rincari dei generi alimentari.

 

di Antonio Talia

 

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