Nei consumi di lusso la Cina prepara il sorpasso su Tokyo

Non passa giorno senza che arrivi qualche segnale di conferma della centralità dell'Asia e della Cina in particolare per lo sviluppo del mercato del lusso. Le aziende, in particolare italiane e francesi, investono nello sviluppo retail, cercano di rafforzare i rapporti con partner locali (si vedano gli altri articoli in pagina) e sviluppano strategie di comunicazione ad hoc. Se da una parte il mercato cinese è in continua crescita – come dimostrano le trimestrali dei grandi gruppi, da Lvmh a Ppr, da Prada a Ferragamo, solo per citare aziende quotate o in procinto di quotarsi – dall'altra aumenta la complessità e la necessità di trovare nuove bussole per orientarsi nel gigante asiatico. Non solo geograficamente, perché è l'approccio ai consumi di lusso a cambiare, come spiega un recente studio di McKinsey.
«La Cina è terra di conquista per i grandi marchi, questo già lo sappiamo: basti pensare a Louis Vuitton e Gucci. Nel 2005 il marchio francese era presente "solo" in dieci città, oggi ha 36 negozi in 29 città. All'inizio del 2006 Gucci aveva sei monomarca, oggi siamo a 39. Anche il caso di Hermès è emblematico: dal 2005 ha quadruplicato le sue boutique, per arrivare a 20 – spiega Marco Mazzù di McKinsey –. Persino nel 2009, anno di recessione globale, le vendite di beni di lusso in Cina sono cresciute del 16%, a un ritmo appena inferiore a quello degli anni precedenti, quando si era arrivati al 20%. Il valore complessivo è stato di 12,5 miliardi di dollari, che nel 2015 dovrebbero arrivare, considerando gli attuali tassi di cambio con il dollaro, a 27 miliardi. Tra quattro anni quindi la Cina avrà superato il Giappone come primo mercato mondiale per i beni di lusso».
Il dato complessivo è però solo un punto di partenza: lo studio McKinsey – che si basa su oltre 1.500 interviste a consumatori di lusso effettuate in 17 città cinesi – cerca di dare indicazioni sulla qualità dei consumi, oltre che sulla quantità. «Le tendenze che abbiamo individuato sono tre: la prima riguarda la propensione al lusso, che non riguarda più solo la fascia più ricca di popolazione, ma sta contagiando le classi medio-alte e alte – racconta Mazzù –. Gli individui più ricchi, con un reddito superiore ai 300mila renmimbi, 46mila dollari, continueranno ad assorbire la maggiore parte dei consumi. Ma verranno affiancati dall'emergente classe media, con redditi compresi tra 100mila e 200mila renmimbi, circa 13mila nuclei famigliari, che già oggi assorbono il 12% dei consumi di lusso, una percentuale che nel 2015 salirà al 22%, perché la classe media conterà circa 76 milioni di famiglie. Un altro mutamento riguarda il tipo di consumi: l'interesse, in tutte le fasce di reddito, si estenderà da abbigliamento, accessori e gioielli a servizi e consumi più esperienziali, beneficiando il settore del wellness, ad esempio».
Il secondo trend individuato da McKinsey è forse la notizia migliore per i marchi della moda e del lusso: «I cinesi sono sempre più informati e sofisticati – precisa Mazzù –. E iniziano ad avere una sana allergia per i prodotti falsi o contraffatti, che hanno imparato a riconoscere: dal nostro studio risulta ad esempio che la percentuale di consumatori disposti a comprare gioielli falsi è scesa dal 31% che avevamo rilevato del 2008 al 12%».
La ricerca McKinsey sottolinea infine un terzo aspetto importante per i marchi che devono pianificare gli investimenti in retail, ma anche in comunicazione e marketing. Il tema è quello della geografia delle città: nei prossimi cinque anni le vendite di beni di lusso in centri urbani come Qingdao e Wuxi – considerati "minori" – triplicheranno e nel 2015 raggiungeranno i livelli di Hangzhou e Nanjing e i consumi di lusso potrebbero superare i 500 milioni di renmimbi (78 milioni di dollari) in circa 60 città, contro le 30 di oggi. «Ma i consumi resteranno concentrati nelle 36 città più grandi, alle quali sarà riconducibile il 74% della crescita complessiva del mercato e il 76% del valore complessivo dei consumi entro il 2015». Last but not the least, il ruolo di internet – conclude la ricerca McKinsey – che assumerà sempre più importanza nell'orientare le scelte dei consumatori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
BLOG
http://giuliacrivelli.nova100.
ilsole24ore.com

28/04/2011