Napolitano a Hu Jintao: « Centrali i diritti umani»

ROMA
La trasformazione e lo «straordinario sviluppo dell'economia, della società e dell'influenza cinese» in tutte le sfere della vita internazionale «hanno contribuito in modo determinante a cambiare il mondo». All'interno di tale percorso resta centrale il tema dei diritti umani, questione per la quale lo stesso sviluppo e progresso economico e sociale in atto in Cina «apre nuove prospettive e pone nuove esigenze». Si tratta di un tema che l'Italia intende affrontare «nel massimo rispetto delle ragioni dell'unità, integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative».
Lo spinoso argomento dei diritti umani è stato al centro dell'incontro di ieri al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao, in visita di Stato nel nostro Paese. Colloquio «molto approfondito e grandemente amichevole», segno speciale di attenzione per l'Italia alla vigilia del vertice internazionale dell'Aquila. La Cina - ha osservato Napolitano in una breve dichiarazione alla stampa - giocherà un ruolo da protagonista nel vertice, «per il suo peso storico e per il suo nuovo ruolo sulla scena mondiale».
Hu Jintao ha invitato Napolitano in Cina nel corso del 2010, in occasione del quarantennale dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, e il presidente della Repubblica ha assicurato che farà del suo meglio «per dar corso a questa nuova visita». La prima risale al 1984. Anniversario che rievoca quella che lo stesso Napolitano ha definito una scelta «molto lungimirante» legata al nome all'allora ministro degli Esteri, Pietro Nenni.
Le relazioni tra Italia e Cina restano molto solide. Affondano le loro radici «in antiche civiltà diverse tra loro ed egualmente attente l'una all'altra, alle eredità che rappresentano nel comune retaggio dell'umanità». Nel corso del colloquio, cui ha preso parte il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è emersa chiara la consapevolezza da parte della Cina «del posto che le spetta e quindi anche delle responsabilità che è chiamata ad assumersi di fronte ai problemi e alle sfide del nostro tempo». Immersi in una dimensione globale, nel pieno di una grave crisi, i due Capi di Stato hanno convenuto sulla necessità che le sfide con le quali sono chiamati a misurarsi richiedano «un impegno collettivo».
All'interno di questo processo, Napolitano ha posto particolare enfasi sul salto di qualità che s'impone all'Europa. Nella sua costruzione unitaria e nel suo percorso di integrazione, il Vecchio Continente «deve poter con coraggio parlare con una sola voce, dandosi istituzioni più forti e portando avanti il suo contributo alla soluzione di tutte le questioni aperte nel mondo d'oggi».
La Cina - osserva ancora Napolitano in un'intervista rilasciata al giornale cinese «Il Quotidiano del Popolo», è chiamata a giocare un ruolo cruciale «nel far fronte alla recente crisi finanziaria mondiale e alle sue conseguenze economiche. La crisi ancora in atto rappresenta un'occasione importante per ridefinire le regole ed avviare una riforma delle istituzioni internazionali, che assicuri al mondo stabilità, ordine e correttezza nei rapporti tra le diverse aree economiche». Riforma che non potrà essere realizzata «senza l'apporto determinante della Cina che rappresenta sempre di più un autorevole attore globale».
L'intento del nostro Paese è di dare «massimo rilievo» alle proposte della Cina per la definizione di nuove regole e per la riforma delle istituzioni «in campo monetario e finanziario internazionale».
Napolitano ha colto l'occasione anche per ringraziare la Cina «per come sta partecipando alla missione Unifil in Libano, accanto alle forze militari e civili italiane che considerano quell'impegno come prioritario».
La solidità dei rapporti commerciali tra i due Paesi è testimoniata, tra l'altro, dalla folta rappresentanza di imprenditori al seguito del presidente cinese che potrà dare - ha concluso Napolitano - «nuovo slancio allo sviluppo dell'interscambio e degli investimenti».
D.Pes.

07/07/2009