MISURE CONTRO CRISI WENZHOU

MISURE CONTRO  CRISI WENZHOU

Pechino, 13 ott- Il governo centrale di Pechino ha annunciato una serie di misure per tranquillizzare la comunità d'affari di Wenzhou - la città del sud della Cina, celebre per l'innato spirito imprenditoriale - colpita recentemente da una crisi del credito che ha provocato la bancarotta di numerose aziende.

 

Secondo quanto si legge sul sito del Consiglio di Stato –sinonimo del governo centrale- saranno concessi numerosi sgravi fiscali ai piccoli e medi imprenditori e saranno ampliati i canali di credito. Il governo centrale, inoltre, intende abbassare i requisiti di riserva obbligatoria per le istituzioni finanziarie minori, una mossa che consentirebbe loro di aumentare i prestiti alle piccole e medie imprese private.

 

Basteranno questi annunci a tranquillizzare la comunità di uno dei più importanti polmoni imprenditoriali della Cina, funestata da una catena di fallimenti e fughe d'imprenditori tartassati dai debiti? La scorsa settimana era sceso in campo persino il premier Wen Jiabao, con una visita nelle zone maggiormente colpite dalla crisi per manifestare il sostegno di Pechino.

 

"Le piccole e medie imprese giocano un ruolo insostituibile nel promuovere la crescita economica e l'occupazione- aveva detto il primo ministro cinese - e il governo deve aumentare gli incentivi e ridurre le barriere in modo da permettere a tutti i tipi di istituzioni finanziarie di fornire migliori servizi creditizi alle piccole e medie società. Le istituzioni finanziarie devono aumentare il livello di tolleranza dei crediti non esigibili da parte delle piccole e medie imprese".

 

Secondo le prime stime ufficiali la crisi del credito di Wenzhou ha provocato la fuga o il suicidio di circa 230 imprenditori nei primi nove mesi dell'anno, causando una catena di fallimenti e privando di salari circa 15 mila lavoratori per un totale di circa 76 milioni di yuan (pari a 8.6 milioni di euro). Per capire la gravità del fenomeno basti pensare che i lavoratori che si trovarono senza stipendio a causa delle fughe degli imprenditori durante la crisi del 2008 furono tra i 5mila e i 6mila, secondo quanto ha dichiarato ai media locali un funzionario che preferisce non diffondere il suo nome.

 

Le ragioni della crisi di Wenzhou sono tanto interne che esterne. Al centro di tutto c'è il cosiddetto sistema del "credito ombra", un circuito creditizio parallelo affidato a società simili alle trust companies –sia registrate che clandestine-, che offrono prestiti istantanei con tassi d'interesse che possono anche superare il 100%annuo, più di quindici volte rispetto ai tassi applicati normalmente. Le trust compagnie ottengono il liquido tanto da individui che da aziende: per capire la pervasività del fenomeno basti pensare che una stima della sede locale della Banca centrale mostra che nel sistema- tanto come debitori che come creditori- è coinvolto il 90% delle famiglie e il 65% delle imprese di Wenzhou, una città che con l'hinterland raggiunge i 10 milioni di abitanti.

 

Questi prestiti servivano a coprire buchi di liquidità temporanei, ad esempio pagare fornitori, e venivano ripagati nell'arco di qualche settimana o di qualche mese a tassi ovviamente inferiori rispetto a quelli applicati annualmente. 

 

Ma nell'ultimo periodo qualcosa è cambiato, in seguito alle strette imposte dal governo centrale alle banche e a causa del rallentamento dell'economia globale. Le imprese di Wenzhou, che non potevano più rivolgersi al sistema bancario tradizionale a causa delle restrizioni al credito volute dal governo centrale, si sono affidate completamente al "credito ombra", e la riduzione delle ordinazioni dall'estero ha fatto il resto: l'impossibilità di ripagare i debiti ha portato alla bancarotta alcuni operatori del settore immobiliare e ha innescato una catena di fallimenti che hanno portato un certo numero d'imprenditori a sparire dalla circolazione.

 

Le ultime stime della Banca centrale indicano che quest'anno a Wenzhou i "prestiti informali" hanno raggiunto quota 110 miliardi di yuan (pari a circa 13 miliardi di euro, o 17.2 miliardi di dollari), e che in pratica quasi ogni singolo membro della comunità è coinvolto, contemporaneamente come creditore e come debitore.

 

"Temiamo che il peggio debba ancora arrivare –aveva dichiarato ad AgiChina24 un imprenditore di Wenzhou che lavora a Pechino- e che assisteremo a molti altri fallimenti in occasione del prossimo Capodanno Cinese".

 

Due settimane fa il governo provinciale aveva anche approvato una legge che consente ai debitori di dichiarare illegali e non ripagare i prestiti il cui tasso d'interesse supera di quattro volte il tasso nazionale sui depositi fissi.

 

Le misure del governo riusciranno a limitare la crisi, o c'è un rischio che il contagio si estenda anche ad altre province? Nessuno sembra in grado di stimare completamente la portata del fenomeno del credito ombra, e la domanda, almeno per il momento, non trova alcuna risposta.

di Antonio Talia

 

 

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