Menarini: nessun illecito sui farmaci

Cesare Peruzzi
FIRENZE
«Nessuna importazione illegale di principi attivi». Carlo Colombini, 63 anni, è il direttore generale manufactoring del gruppo Menarini. A lui fanno capo tutti gli stabilimenti industriali dell'azienda farmaceutica fiorentina, leader in Italia con 2,6 miliardi di fatturato e oltre 12mila dipendenti nel mondo, finita nel mirino della magistratura per una vicenda di acquisti in Paesi esteri (tra cui la Cina), che ha portato alle perquisizioni ieri da parte dei Nas e, per le implicazioni fiscali, dell'Agenzia delle entrate del capoluogo toscano, nelle 19 sedi italiane del gruppo.
L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore fiorentino Luca Turco, lo stesso che un anno fa iniziò a indagare sui conti nelle banche di Vaduz di 21 investitori della regione (come filone di un'indagine nazionale), tra cui la famiglia Aleotti, proprietaria di Menarini, che in base alle indiscrezioni circolate in quei giorni aveva nel principato depositi per 476 milioni. L'inchiesta è stata archiviata lo scorso autunno, perché le denunce dei redditi dei correntisti erano compatibili con l'entità dei fondi trovati. Ma, in quell'occasione, dalla Procura di Firenze uscì anche qualche sottolineatura sulla mancanza di collaborazione da parte del sistema bancario di Vaduz.
In attesa di conoscere nel dettaglio i contorni della nuova indagine, che origina dal sospetto di un mancato rispetto della legge che tutela i brevetti nel corso degli ultimi dieci anni e che fin qui ha prodotto nove avvisi di garanzia (in pratica è coinvolto tutto il vertice della società), c'è da registrare la presa di posizione del gruppo («Respingiamo qualsiasi illazione in merito a presunte importazioni illegali e alla violazione di qualunque diritto di brevetto»), e i commenti del fronte sindacale («È presto per azzardare interpretazioni: speriamo che tutto si risolva nel migliore dei modi e rapidamente»).
Menarini, del resto, ha sempre sostenuto l'importanza strategica e il rispetto dei brevetti. Nel quartier generale fiorentino, ancora "invaso" dagli investigatori in cerca di documentazione, parla solo Colombini. «Negli impianti italiani, utilizziamo complessivamente 80 principi attivi - spiega il manager -. Di questi, 14 sono prodotti in casa e solo 4 acquistati in Cina. Ci rivolgiamo a fabbricanti autorizzati dalle autorità farmaceutiche italiane. Nè potrebbe essere diversamente - aggiunge - ci sono controlli e procedure che non è possibile eludere. Per un'azienda di queste dimensioni, poi, sarebbe assurdo anche solo pensare di farlo».
Colombini ci tiene a sottolineare la qualità dei farmaci Menarini: «I nostri medicinali sono assolutamente sicuri - dice -. Da tecnico e responsabile della produzione, ci tengo a ribadire la correttezza nelle procedure per l'acquisto dei principi attivi che utilizziamo». Colombini, del resto, non ha ricevuto avvisi di garanzia. Sulle ipotesi di "triangolazioni" commerciali, invece, non azzarda commenti: «Mi occupo dell'attività industriale e non seguo gli aspetti finanziari e commerciali - spiega ancora -. A me interessa il certificato del fornitore che garantisce il prodotto. Poi, ricontrolliamo sempre i principi attivi prima di metterli in lavorazione. E regolarmente inviamo anche nostri tecnici a ispezionare chi ci vende le molecole».
Intanto, gli impianti del gruppo continuano a girare a ritmo normale. Compreso quello dell'Aquila, danneggiato dal terremoto. I 95 dipendenti hanno ripreso il lavoro su un solo turno dopo il sisma, con la prospettiva di tornare presto almeno a due turni.

09/05/2009