MATERIE PRIME « SECONDE»

L'indio è un metallo raro "jolly", indispensabile per produrre gli schermi Lcd, i display sensibili al tatto dei cellulari e alcune celle fotovoltaiche a film sottile. Viene ricavato soprattutto da miniere in Cina e Giappone. Ma nei prossimi anni la richiesta è destinata ad aumentare oltre la disponibilità sul mercato, trainata dalla domanda di tecnologie elettroniche e solari. In realtà smartphone, monitor e altri rifiuti elettrici ed elettronici ("Raee", in sigla) sono miniere ricche di indio da riciclare. Eppure secondo l'Onu meno dell'1% viene recuperato dagli scarti: è una soglia che non viene superata anche da altri 32 metalli rari. L'investimento in ricerca e sviluppo, però, può aprire soluzioni in tempi rapidi.
Relight è un'azienda lombarda: partecipa al progetto europeo Hydroweee per elaborare processi idrometallurgici in grado di ottenere l'indio a basso costo dai vecchi schermi lcd. E ridurre l'impatto ambientale. Sta valutando i risultati di un impianto pilota. Ha ricevuto il supporto per la ricerca dalla collaborazione tra l'Università La Sapienza e l'ateneo dell'Aquila. Il lavoro congiunto delle due istituzioni ha sostenuto un altro progetto di idrometallurgia nella Seval di Colico, già specializzata nel recupero di materiali da apparecchiature elettroniche: da meno di un anno può estrarre dalle pile anche metalli rari, come manganese e litio. Alle sorgenti naturali, quindi, si affiancano le miniere artificiali in città, alimentate dai rifiuti elettrici ed elettronici.
Relight e Seval partecipano al Consorzio Remedia per la gestione dei Raee. Che punta i riflettori sull'emergenza del riciclo in un convegno a Milano il 14 giugno: già un anno fa la Ue aveva segnalato 14 metalli "critici". È una lista con nomi poco noti, ma decisivi per lo sviluppo tecnologico: antimonio, berillio, cobalto, fluorite, gallio, germanio, grafite, indio, magnesio, niobio, gruppo del platino, terre rare, tantalio e tungsteno. Da poche settimane al ministero per lo Sviluppo economico è partito il "Laboratorio Materie Prime" per indagare sulle risorse disponibili nel territorio nazionale.
Negli ultimi tre anni Remedia ha monitorato una crescita in Italia da due a quattro chilogrammi di Raee raccolti per cittadino. In Europa vengono prodotti dieci milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici l'anno. Solo il 30% in media è recuperato. Lo smontaggio manuale nella fase di pretrattamento migliorerebbe la resa rispetto alla frantumazione meccanica. «In Italia la sensibilizzazione è una priorità: il riciclo di materie prime seconde è ancora visto con diffidenza. Occorre spiegare alle aziende che le loro apparecchiature informatiche sono piccole miniere», osserva Danilo Bonato, direttore generale del Consorzio Remedia e presidente del centro di coordinamento Raee. Estrarre i metalli offre un altro vantaggio: risparmiare sui consumi di CO2 che altrimenti sarebbe generata, ad esempio, nel trasporto dei materiali.

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09/06/2011