Mass market, la Cina fa gola ai retailer

di Paola Bottelli Un mercato da 84 miliardi di dollari all'anno, terzo al mondo dietro a Stati Uniti (232 miliardi) e Giappone (100 miliardi). Il mass market della moda nella Repubblica popolare fa gola alle catene retail straniere. E, secondo lo studio "China: small budget, small wardrobes" di McKinsey, cresce a un tasso del 12% annuo.
«È un settore – rivela la ricerca – che offre significative opportunità di espansione» in una fascia di consumo che è ovviamente all'opposto di quella del lusso, dove si sono gettati a capofitto da inizio anni Novanta i big brand italiani e francesi. «Al momento – aggiunge la ricerca – il guardaroba dei cinesi è abbastanza modesto e indifferenziato rispetto alle occasioni di acquisto»: il 40% degli intervistati da McKinsey veste abiti simili per andare al lavoro, presenziare a un matrimonio o uscire a cena con la famiglia e con gli amici.
Per l'Italia è difficile competere sia con i colossi della distribuzione sia nella gamma più bassa del prodotto moda, che da tempo l'industria nazionale ha perduto a causa dell'aggressività della concorrenza cinese. Ma, nel giro di pochi anni, è più che probabile che questo target inizi a innalzarsi, entrando nella fascia media nella quale l'Italia può giocare un ruolo importante. Magari tramite una maxi-alleanza tra imprese piccole e medie che vada al di là degli individualismi tipici del capitalismo tessile-moda. Per uno sbarco tricolore in grande stile. Perché non provarci?
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01/09/2010