MAR CINESE ORIENTALE: NUOVI SCONTRI CON TOKYO

MAR CINESE ORIENTALE:  NUOVI SCONTRI CON TOKYO

Pechino, 22 nov. - Non accenna a diminuire la tensione tra Cina e Giappone nel Mar Cinese Orientale: secondo il quotidiano nipponico Nikkei Tokyo è pronta a dislocare altri 100 soldati sull'isola Yonaguni entro il 2014, una mossa che difficilmente incontrerà il favore di Pechino, visto che le truppe in questione stazioneranno a circa 330 chilometri di distanza dalle isole Diaoyu-Senkaku, l'arcipelago conteso dove nel settembre scorso lo scontro tra un peschereccio cinese e le motovedette della guardia costiera giapponese innescò la peggiore crisi che ha opposto i due paesi negli ultimi anni (leggi questo articolo).

 

Nikkei, che non cita esplicitamente alcuna fonte, sostiene che Tokyo sarebbe anche pronta a dislocare altri soldati nella zona: la notizia pubblicata ieri arriva giusto il giorno dopo l'avvistamento di due navi cinesi nella zona. L'incidente avvenuto il 7 settembre scorso aveva provocato ondate di sdegno in entrambe le nazioni: alla detenzione del capitano dell'imbarcazione cinese - durata 17 giorni - era seguito l'arresto dei negoziati ministeriali, voluto da Pechino, e il blocco delle esportazioni dei minerali terre rare - fondamentali per la fabbricazione di numerosi prodotti hi tech - dalla Cina al Giappone (leggi questo articolo).

 

Il 16 ottobre circa 3mila manifestanti marciarono per le vie di Tokyo sventolando bandiere nipponiche e circondarono l'Ambasciata cinese per protestare contro le ritorsioni messe in atto dal Dragone; scene speculari si erano svolte anche a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, dove migliaia di cinesi avevano dato vita ad un lungo corteo scandito da slogan antigiapponesi. La contesa sulle isole Diaoyu-Senkaku risale ai primi decenni del Ventesimo Secolo: nonostante Cina e Giappone avessero raggiunto nel 2008 un accordo per lo sfruttamento congiunto delle ingenti risorse energetiche custodite nell'arcipelago, il risultato dei negoziati è rimasto finora lettera morta, e il riconoscimento della sovranità su questo pugno di scogli disabitati equivarrebbe a guadagnare il controllo degli enormi giacimenti di gas naturale custoditi ad alta profondità nel Mar Cinese Orientale.

 

Il primo ministro nipponico Naoto Kan aveva riaffermato la "ferma posizione" del Giappone sulla disputa anche all'ultimo incontro con l'omologo cinese Hu Jintao, avvenuto al vertice APEC (Paesi Asia-Pacifico) di Yokohama del 13 novembre scorso, pur riconoscendo che dalla collaborazione tra i due paesi non si possano trarre che "benefici reciproci" (leggi questo articolo)  Pechino aveva inoltre precedentemente respinto l'offerta di mediazione avanzata dal Segretario di Stato USA Hillary Clinton, rigettando l'idea che l'area delle Diaoyu-Senkaku potesse ricadere sotto l'ombrello di protezione americano. "Le Isole Diaoyu sono territorio cinese - ha recentemente ribadito il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Ma Zhaoxu - e la disputa è una questione che riguarda esclusivamente Cina e Giappone".

 

Intanto è giunta venerdì scorso la notizia di una ripresa dei rifornimenti di terre rare al Giappone. Dopo più di due mesi di ferrea 'dieta' cui si sarebbero alternati periodi di vero e proprio embargo – un'accusa mossa più volte mossa da Tokyo, ma mai confermata da Pechino – il flusso di questi preziosi metalli sembra essere sulla via della normalizzazione. Lo ha reso noto il ministro dell'Economia, del Commercio e dell'Industria giapponese Akihiro Ohata dichiarando che "Tokyo ha registrato segnali di miglioramento nei rifornimenti di terre rare provenienti dalla Cina" (leggi questo articolo)

 

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