MAO DIVIDE LA CINA

MAO DIVIDE LA CINA

Pechino, 31 mag. - Nuove tensioni animano la terra del Dragone e turbano i leader di Pechino. A 35 anni dalla sua morte, Mao Zedong scuote ancora la Cina. Ed è internet l'inedito palcoscenico dove i sostenitori del "pensiero di Mao" osteggiano chi critica il Grande Timoniere, arrivando a chiedere l'intervento del governo centrale.

 

 

Alla guida delle forze neomaoiste si collocano il sito Utopia (wyzxsx.com) e il suo fondatore, Fan Jinggang, che scaglia la rete contro Mao Yushi, famoso economista, e Xin Ziling, scrittore ed ex ufficiale dell'Esercito Popolare di Liberazione. Mao Yushi è già noto alle autorità cinesi per le sue attività politiche, in particolare per aver firmato una petizione per la liberazione del premio Nobel Liu Xiaobo; è stata la sua recensione al libro di Xin Ziling  "La caduta del sole rosso", censurato in Cina, a scatenare le ire dei neomaoisti e dare il via a quella che da loro stessi è definita come "la prima battaglia" per il presidente Mao.

 

Nel suo intervento, chiamato "Riportare Mao Zedong a una dimensione umana", Mao Yushi accusa il Grande Timoniere di essere stato responsabile della morte di 50 milioni di cinesi durante gli anni '60, lo descrive come un crudele egoista, preoccupato solo dei suoi interessi, piuttosto che del bene del paese. "Non è un dio, e va rimosso dall'altare, spogliato dalle sembianze divine che lo ammantano e giudicato come un uomo comune". Un articolo ancora più sorprendente se lo si guarda alla luce del recente inasprimento delle repressioni sui dissidenti – di cui l'arresto dell'artista Ai Wei Wei è solo il fatto più eclatante - e considerando l'accesa reazione dei neomaoisti, che non si è fatta attendere.

 

La prima fase del contrattacco dei neomaoisti, spiega Fan Jingang, è stata la raccolta di "migliaia di firme" perché Xin Ziling e Mao Yushi vengano pubblicamente processati e rispondano dei loro "crimini" contro il presidente Mao e la Cina. Mentre i cittadini cinesi vengono dotati di uno strumento per rivolgersi alle autorità locali ed esprimere la propria critica alle parole di Xin Ziling e Mao Yushi, viene preparata la seconda fase del contrattacco neomaoista: Fan Jingang, infatti, consegnerà ufficialmente la petizione al Congresso Nazionale del Popolo il 15 giugno, chiedendo formalmente alle autorità del Governo di difendere la figura di Mao Zedong processando i due dissidenti.

 

A complicare le cose per i leader cinesi, già impegnati a contenere i conflitti sociali e ad intensificare la repressione in nome di una "società armoniosa", arriva anche la voce di un documento "fantasma" che sarebbe stato firmato dal Governo e che vorrebbe eliminare l'uso della locuzione  "il pensiero di Mao Zedong" da tutti i futuri documenti di Partito.

 

Come si legge sul New York Times, si tratterebbe del documento del Politburo n.179, datato 28 dicembre 2010, proposto dal vicepresidente Xi Jinping, verosimilmente indicato come possibile successore di Hu Jintao nel 2012, e da Wu Bangguo, a capo del Congresso Nazionale del Popolo. Ma l'autenticità del documento 179 non è mai stata confermata. Tanto è bastato per esasperare i toni della campagna neomaoista mentre la presente e la futura leadership di Pechino si trova davanti ad una difficilissima sfida interna rischia di indebolire la legittimità del Partito.

 

Xin Ziling afferma che in realtà è proprio il documento 179 a costituire il bersaglio dei neomaoisti; secondo Xin  questo documento non solo esiste, ma rappresenterebbe un reale "punto di svolta" per le riforme politiche in Cina. Altri esperti dichiarano che se da un lato è chiara l'importanza che la figura di Mao occupa nella politica cinese, dall'altro è necessario intraprendere un percorso di "demaoizzazione"  e fornire una valutazione disincantata dell'eredità maoista: solo così – dichiara Yawei Liu, direttore del Carter Center - si potrà aprire la strada a nuove ed efficaci riforme politiche.

 

Ma i leader di Pechino sanno che per la maggioranza dei cinesi è proprio la figura di Mao Zedong a legittimare l'autorità del Partito; muoversi a favore di Xin Ziling e Mao Yushi potrebbe accendere ancora di più gli animi dei neomaoisti e rappresentare un reale pericolo per la stabilità sociale.

 

"Senza Mao il Partito Comunista non ha alcuna gloria!" scrive un commentatore su MaoFlag.net, un altro sito dove viene venerata la figura del presidente Mao. E ancora, sempre su MaoFlag, "Questa è solo la prima pallottola; è importate vincere il primo scontro, e il momento migliore è questo".

 

"Se e come Mao Yushi e Xin Ziling verranno giudicati pubblicamente sarà un'importante banco di prova per i leader cinesi" ha commentato il professore Hu Xingdou dell'Istituto di Tecnologia di Pechino. Mentre la figura di Mao ancora divide la Cina e minaccia il futuro della classe politica, riecheggiano nella mente le parole di Tiziano Terzani: "Al centro della Cina c'è un cadavere che nessuno ha il coraggio di portar via".

 

di Giulia Massellucci

 

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