MANOVRE NAVALI NEL GOLFO PERSICO No controllo totale Usa

di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 26 set. - Cina e Iran hanno terminato mercoledì scorso la prima sessione in assoluto di esercizi navali congiunti in acque iraniane. Le manovre sono cominciate sabato scorso, con l'arrivo nel porto iraniano del primo cacciatorpediniere e della prima fregata dell'Esercito Popolare di Liberazione al porto di Bandar Abbas, che sono state accolte dalle autorità militari della Repubblica Islamica per quella che è stata definita una "missione di buona volontà" dall'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna.

Le esercitazioni, che hanno visto per la prima volta navi cinesi attraccare in un porto iraniano, hanno prodotto scambi di informazioni e di intelligence tra i due Paesi e, a livello pratico, si sono focalizzate sulle operazioni di salvataggio e di addestramento nel caso di incidenti in mare aperto. Proprio nei giorni precedenti alle esercitazioni, scrive l'agenzia Fars, la 31esima flottiglia della marina Iraniana aveva sventato un attacco nel golfo di Aden - una delle aree più frequentate dai pirati e un importante corridoio energetico attraverso cui passa il greggio diretto in Occidente - a danno di una nave container cinese diretta al porto saudita di Jeddah, costringendo i pirati alla ritirata.

Per la Cina, gli esercizi navali rappresentano un'occasione per sviluppare la nuova "via della seta marittima" e guadagnare consensi attraverso accordi di investimenti, mentre per l'Iran segnano un passo importante nei rapporti con il maggiore cliente del proprio greggio: nei primi sei mesi dell'anno, nonostante le sanzioni che gravano su Teheran, la Cina ha importato 640mila barili al giorno, il 48% in più dello stesso periodo dello scorso anno. I commenti ufficiali alle esercitazioni navali sono stati normalizzanti. "E' normale per le forze navali rimanere in contatto e fare visita alle controparti in altri Paesi per favorire le relazioni bilaterali e internazionali" ha dichiarato il primo comandante della marina di Teheran, mentre l'ambasciatore cinese in Iran, Peng San, ha sottolineato che Cina e Iran stanno "rianimano la via della Seta". Le manovre dei giorni scorsi potrebbero, però, avere un secondo fine.

Secondo quanto scrive il tabloid Global Times, uno dei più importanti giornali cinesi e diretta emanazione del Quotidiano del Popolo, la Cina deve assicurarsi che le rotte commerciali dello stretto di Hormutz - da cui passa circa il 40% del greggio globale - non finiscano sotto il totale controllo degli americani e dell'occidente. Il quotidiano cinese cita un analista militare, Huang Dong, secondo cui la Cina non intende provocare gli americani nella regione, ma solo dimostrare, tramite gli esercizi dei giorni scorsi, che Pechino ha capacità di difendere rotte di comunicazione così importanti per il proprio approvvigionamento energetico. Le esercitazioni nelle acque di Bandar Abbas avvengono a poco più di un anno dall'ultimo scambio tra le marine di Iran e Cina: nel maggio 2013, due navi di guerra iraniane sono attraccate al porto di Zhangjiagang, nella provincia costiera del Jiangsu, durante una missione di pace che ha coinvolto anche gli altri Paesi del quadrante dell'Asia orientale.

26 settembre 2014

 

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