Macchine grafiche a tutto export

MILANO
La Cina scalza gli Stati Uniti e diventa, nel 2010, il primo mercato di sbocco delle macchine grafiche made in Italy. Sulla scia delle macchine utensili. Il mercato asiatico ha però dovuto compiere una balzo del 200% (non è un refuso) per conquistare la testa delle Top ten del nostro export.
Cos'è successo? «Le multinazionali che hanno delocalizzato in Asia – osserva Felice Rossini, presidente dell'Acimga, l'associazione dei produttori di macchine per la grafica e la cartotecnica – a partire da Procter & Gamble, pretendono che i loro imballaggi vengano stampati con macchine grafiche italiane e tedesche. La tecnologia cinese non ha ancora raggiunto livelli qualitativi paragonabili ai nostri. La tecnologia italiana è leader mondiale in vari segmenti: nel rotocalco, nella flessografia e nell'accoppiamento».
In dettaglio, nel 2010, l'Acimga stima che il valore della produzione italiana ha registrato un aumento del 13% del fatturato, passando da 1,5 a 1,7 miliardi. Riassorbendo gran parte dello scivolone del 2009, -17,6%.
Le esportazioni sono cresciute del 19% passando da 1,136 a 1,350 miliardi. Contro un calo 22% nel 2009. Stagnante invece, considerato il -23,7% del 2009, il mercato domestico, +6% a 905 milioni: patisce sia la grande crisi dell'editoria che il surplus dei beni di largo consumo.
Trainano la ripresa i mercati asiatici e il Centro-America con, rispettivamente, l'80 e il 23% di crescita dell'export. In termini tecnologici le macchine da stampa registrano le migliori performance con vendite aumentate intorno al 38%, la pre-stampa oltre il 30% e le macchine per cartotecnica vicino al 15%.
E per il 2011? «Gli ordini in Italia sono stabili – aggiunge Rossini – quelli dall'estero sono consistenti: confido che il comparto riesca a fare meglio del 2010 ma lamento un'erosione dei margini a fronte di una competizione che si è fatta più aspra».
L'Acimga rappresenta un settore composto da circa 150 aziende, con quasi 7mila addetti. Molte sono export oriented e rappresentano un fiore all'occhiello della meccanica strumentale made in Italy.
«Il rilancio del settore – interviene Guido Corbella, segretario generale di Acimga – si gioca dunque su più fronti anche se l'export si conferma ancora una volta la via maestra per il rilancio di questa industria. Il boom in Cina non è un dato congiunturale ma strutturale: diverse aziende si sono attrezzate per rimanerci». Infatti gruppi come la piemontese Officine meccaniche Cerutti e la piacentina Nordmeccanica hanno stretto joint venture e operano stabilmente.
«Purtroppo – aggiunge Corbella – a fronte della grande trasformazione dei mercati esteri e della necessità di un maggior supporto, assistiamo a tentativi di indebolimento dell'Ice che non vorremmo passassero attraverso una parcellizzazione delle sue funzioni». Molte piccole e medie imprese del settore infatti non hanno le dimensioni per strutturare reti commerciali e assistenza su mercati così lontani. «Anche per questo – conclude Corbella – potremo ricorrere alle aggregazioni previste dalle reti d'impresa. Oggi però serve un Ice forte».
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IL SETTORE

1,7 mld
Fatturato
Nel 2010, si stima che il valore della produzione italiana registri un aumento del fatturato del 13% rispetto al 2009, passando da 1,5 a 1,7 miliardi. L'anno precedente si era avuta una flessione del 17,6%
+19%
Export
Le esportazioni italiane sono cresciute nel 2010 del 19%, passando da 1,136 miliardi a 1,35 miliardi. Recuperando così gran parte della perdita
del 2009 (- 22%)
+6%
Ricavi domestici
L'anno scorso il mercato nazionale ha registrato una crescita della domanda del 6% passando da 851
a 905 milioni.
Nel 2009 però
la recessione aveva imposto un crollo della domanda italiana di quasi il 247%

15/02/2011