M&A PUNTA OLTRE LA CRISI

M&A PUNTA OLTRE LA CRISI

In Asia cala il valore delle fusioni e acquisizioni annunciate, e la Cina non è da meno. Nei primi nove mesi del 2009 le M&A sono scese del 26% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso per un totale di 397 miliardi di dollari, il risultato peggiore dal 2006. Ma se la nazione più attiva dell'area Asia-Pacifico con 117 miliardi di affari annunciati è senz'altro l'Australia - un risultato raggiunto in massima parte grazie all'affare BHP-Rio Tinto, i due colossi del settore minerario - in Cina il volume d'affari è calato del 34.5% per un totale di 102 miliardi di dollari. Pesano, senza dubbio, la recessione e la prudenza degli investitori. Ma, ad un'analisi più approfondita, il dato rivela qualche sorpresa: se infatti il valore delle acquisizioni da parte di compagnie cinesi all'estero è sceso addirittura del 46% (per un totale di 9.8 miliardi di dollari), le compagnie straniere continuano a fare shopping in Cina. Nonostante il flop dell'affaire Coca Cola-Huiyuan - il tentativo di acquisizione del gigante cinese dei succhi di frutta da parte del colosso USA, un affare da 2.4 miliardi di dollari bloccato dal ministero del Commercio Estero di Pechino adducendo motivi di "interesse nazionale"- le acquisizioni di società cinesi dall'estero sono calate solo dello 0.7%, per un totale di 15.9 miliardi di dollari. "La tenacia degli investitori stranieri in Cina è davvero sorprendente " spiega Lorenzo Stanca, managing partner di Mandarin Capital Partners, il più grande fondo di private equity Italia-Cina. "Da molte parti si riteneva che l'appetito degli operatori internazionali in Cina cominciasse a indebolirsi. Oggi, invece, assistiamo a un'ondata di investimenti realizzati da operatori di dimensione più ridotta rispetto ai grandi che hanno investito a partire dai primi anni '90. E tra questi, molte aziende italiane". Stanca sottolinea come a livello mondiale il calo del volume complessivo di M&A sia stimato quasi al 60% rispetto allo stesso periodo del 2008. "Qualche segnale di ripresa si avverte da settembre, ma si tratta di primi segni di un risveglio tutto da venire. Il fatto che le imprese cinesi siano guardinghe non può quindi meravigliare: si tratta di un fenomeno del tutto in linea con quanto avviene nel resto del mondo e che si spiega da un lato con la pesante recessione e dall'altro con l'atteggiamento estremamente.

 

Antonio Talia