LO SCANDALO FA DISCUTERE, MA PER LA CINA CONTA POCO

Di Eugenio Buzzetti

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Scandalo Volkswagen indebolisce lotta ai cambiamenti climatici

 


Pechino, 25 set. - Lo scandalo delle emissioni truccate della Volkswagen indebolisce gli sforzi della comunità globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Lo afferma il quotidiano China Daily, oggi, in un editoriale a firma collettiva in cui sottolinea che i leader mondiali a dicembre dovrebbero "considerare la necessità di introdurre un meccanismo efficace che permetta di dividere equamente i costi tra consumatori e produttori di tutto il mondo". La Cina non è stata particolarmente toccata dallo scandalo Volkswagen, per il numero limitato di veicoli alimentati a gasolio (usati soprattutto in agricoltura) anche se la vicenda è stata molto dibattuta dagli utenti di internet sui social network cinesi che lamentavano, invece, la presenza sul mercato di auto cinesi che producono emissioni più alte di quella della Volkswagen.

Per il China Daily è però "tragico" lo scandalo sulle emissioni "in un momento in cui sempre più auto a nuove fonti energetiche stanno entrando sul mercato". Pechino sta da tempo spingendo sulla diffusione delle auto elettriche e ibride in chiave anti-emissioni e gli sforzi del gigante asiatico contro i cambiamenti climatici sono oggetto di discussioni proprio in queste ore tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e Xi Jinping, durante la visita a Washington del presidente cinese. "I leader mondiali - conclude il quotidiano cinese - dovrebbero condannare un tale imbroglio perché ha indebolito il nostro sforzo contro le emissioni, ma dovrebbero anche capire che devono fare di più per rendere le aziende parte della soluzione, non del problema, per affrontare il cambiamento globale


LO SCANDALO FA DISCUTERE,
MA PER LA CINA CONTA POCO

 

Pechino, 24 set. - Lo scandalo Volkswagen fa discutere il popolo della rete in Cina sui livelli di emissioni inquinanti delle auto. La vicenda della manipolazione dei dati sui gas di scarico della casa automobilistica tedesca è stata accolta dagli utenti di Weibo, spesso considerato il Twitter cinese, senza destare troppe sorprese, anche se con una punta di amarezza. Il governo non ha annunciato finora il ritiro di modelli Volkswagen - se si escludono quelli di dieci giorni fa per problemi legati all'airbag di alcuni modelli - perché in Cina non ci sono le stesse normative anti-inquinamento che in Occidente e in più, osservano alcuni, molte aziende automobilistiche locali producono vetture che emettono livelli di gas nocivi per l'ambiente più alti rispetto ai valori non alterati delle auto uscite dagli stabilimenti del gruppo tedesco.

Lo scandalo Volkswagen è passato, invece, in sordina sulla stampa ufficiale, concentrata in questi giorni soprattutto sulla visita del presidente Xi Jinping negli Stati Uniti. I motivi dello scarso interesse risiedono, in parte, nelle caratteristiche stesse del mercato automobilistico interno. Da anni, la Cina sta sperimentando un sistema di controllo dei gas serra provenienti dai tubi di scappamento delle auto simile a quello in vigore in Europa, con standard più elevati soprattutto nei grandissimi centri urbani di Pechino e Shanghai, dove il traffico è congestionato per diverse ore al giorno, ma il problema delle emissioni dai veicoli alimentati a gasolio è poca cosa rispetto al totale. In parte, spiega il New York Times, la ragione è dovuta alla scarsa popolarità del diesel in Cina, dove questo carburante viene associato ai veicoli agricoli (alimentati, appunto, a gasolio) e in parte a fattori tecnologici, come la mancanza, fino a non molto tempo fa, di tecnologie di raffinazione adeguate per rimuovere gli agenti inquinanti nel processo di trasformazione del prodotto grezzo in diesel.

Il gasolio emette più alti livelli di particolato rispetto ai veicoli a benzina, che complicherebbero ancora di più la situazione di inquinamento atmosferico in alcune aree della Cina, in particolare quelle settentrionali, già alle prese con alti tassi di smog e con periodiche tempeste di sabbia e polvere. Come risultato le autorità cinesi per la Protezione Ambientale non hanno mai visto di buon occhio il diesel come carburante. I tentativi fatti dalla stessa casa automobilistica tedesca di spingere per la diffusione di auto alimentate a gasolio anche in Cina - il primo mercato per Volkswagen a livello di singolo Paese - non sono andati a buon fine, e i veicoli alimentati con questo carburante sono stati una parte irrisoria del totale.

A complicare la situazione del gasolio, in Cina, è intervenuto anche il rallentamento dell'economia, e l'indebolimento della domanda di materie prime. Il diesel viene prodotto soprattutto per le esportazioni, che gli ultimi dati mostrano in forte crescita. Ad agosto, Pechino ha esportato livelli record di diesel, il 77% in più dello stesso periodo del 2014, a quota 722mila tonnellate, equivalenti a circa 175mila barili al giorno, contro una domanda a livelli molto bassi, in crescita di solo il 3,6% su base annua. Il trend è destinato a durare, ed entro fine anno il dato delle esportazioni potrebbe salire fino a 250mila barili al giorno. Lo scandalo Volkswagen potrebbe contribuire ad aumentare le esportazioni cinesi di gasolio nei prossimi mesi, anche se secondo gli analisti di Bnp Paribas interpellati dall'agenzia Bloomberg, il surplus di questo carburante sui mercati asiatici potrebbe avere conseguenze negative solo sul lungo periodo.

 

 

24 SETTEMBRE 2015

 

 

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