LIBIA: PECHINO DIALOGA CON GHEDDAFI E I RIBELLI

LIBIA: PECHINO DIALOGA  CON GHEDDAFI E I RIBELLI

Pechino, 7 giu.- Il conflitto libico è in fase di stallo e la Cina aumenta gli sforzi diplomatici nella regione, a 360 gradi: con un annuncio della portavoce Hong Lei ripreso dall'agenzia Xinhua il ministero degli Esteri cinese ha annunciato che il ministro degli Affari Esteri libico Abdelati al-Obeidi - membro del governo di Muhammar Gheddafi- è in visita ufficiale a Pechino da oggi fino a giovedì prossimo.

 

Secondo i media libici, al-Obeidi si trovava ieri in Tunisia, dalla quale ha presumibilmente raggiunto la Cina nelle ore successive: negli ultimi mesi il ministro degli Esteri del Rais di Tripoli è transitato da Tunisi in quattro occasioni, sempre per partecipare a colloqui con esponenti di governi stranieri in merito alla crisi che ha sconvolto la nazione africana a partire dal febbraio scorso.

 

Ma poche ore prima dell'annuncio della visita di al-Obeidi Pechino lanciava segnali anche verso Bengasi, dove sono asserragliati gli insorti che lottano per rovesciare Gheddafi: con un altro secco comunicato diffuso ieri sera il ministero degli Esteri cinese ha confermato che una delegazione dei suoi diplomatici in servizio al Cairo si è recata nella roccaforte dei ribelli per "constatare la locale situazione umanitaria e lo stato delle società cinesi", incontrando anche i leader locali. "L'obiettivo del viaggio consiste nel mantenere un contatto con il Consiglio di transizione nazionale" riferisce ancora il comunicato, senza specificare quanto a lungo si tratterranno i delegati cinesi. Si tratta del secondo contatto ufficiale tra la Cina e Bengasi, dopo l'annuncio datato venerdì scorso di un incontro tra l'ambasciatore di Pechino in Qatar Zhang Zhiliang e il leader dell'opposizione libica Mustapha Abdul Jalil, sul quale non sono stati diffusi ulteriori dettagli.

 

Pechino non è mai stata particolarmente vicina al regime di Gheddafi, ma la sua posizione sulla questione libica rispecchia quella di non ingerenza negli affari interni di un paese che tradizionalmente la Cina adotta in situazioni simili: nonostante il Dragone abbia scelto di non porre il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che ha autorizzato i bombardamenti NATO, la leadership cinese ha ampiamente criticato l'intervento occidentale lanciando ripetuti appelli per un cessate il fuoco (questo articolo).

 

La Cina vanta importanti interessi strategici sul suolo libico: pur non avendo mai pubblicato dati ufficiali sui suoi affari in Libia, China National Petroleum Corporation (CNPC), il principale produttore cinese di gas e petrolio, è presente nel paese dal 2002. All'inizio di marzo la società aveva annunciato  la sospensione della produzione la completa evacuazione dei suoi dipendenti in seguito a una serie di attacchi agli impianti. Il colosso energetico non ha diffuso ulteriori particolari sugli attacchi, ma numerosi media cinesi hanno riferito di un raid sferrato dai ribelli contro la Great Wall Drill Engineering Co., uno stabilimento petrolifero di proprietà della CNPC nei pressi di Misurata, la terza città libica, che avrebbe causato "decine di milioni di renminbi" di danni (pari a milioni di euro). 

 

A metà marzo Muhammar Gheddafi aveva offerto a Russia, Cina e India di sostituirsi alle società occidentali nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi libici e aveva invitato i loro gruppi energetici ad aprire filiali in Libia.

 

Ma i contatti tra i ribelli di Bengasi e Pechino, quantomeno sul fronte energetico, sembrano precedenti a quelli ufficiali delle ultime ore: operatori del settore petrolifero avevano reso noto alla fine di aprile che Equator - una  petroliera battente bandiera liberiana che trasportava 80mila tonnellate di greggio libico vendute alla Cina dagli oppositori del regime di Gheddafi - era salpata da Singapore diretta al porto di Ningbo, provincia dello Zhejiang, a sud di Shanghai.

 

Silenzio assoluto sui misteriosi acquirenti cinesi: all'inizio di maggio fonti dell'industria di settore avevano reso noto ad alcune agenzie internazionali che non si tratta né di Sinopec né di Chinaoli, due delle aziende leader del settore.

 

di Antonio Talia

 

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