LIBIA: I NUMERI DELLA EVACUAZIONE LAMPO

LIBIA: I NUMERI DELLA EVACUAZIONE LAMPO

Roma, 9 mar.- Una mobilitazione nazionale, repentina ed efficace che ha potuto contare sull'appoggio internazionale: è stata descritta così dal primo consigliere della missione diplomatica di Pechino a Roma Chen Guoyu l'operazione di sgombero di 35.860 cittadini cinesi dalla Libia nel corso della conferenza stampa sul tema che si è tenuta mercoledì nella capitale. Un'evacuazione senza precedenti considerata come la più imponente mai realizzata dal governo cinese dal dopoguerra "nonostante la distanza geografica con Pechino e le difficoltà organizzative che sono sorte". "Il 22 marzo, mentre la situazione in Libia si faceva più allarmante, il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao hanno decretato l'istituzione del comando nazionale dell'operazione di evacuazione guidato dal vice primo ministro Zhang Dejiang – ha spiegato Chen -. Il rimpatrio dei cittadini cinesi - impiegati per la maggior parte in 75 aziende cinesi appartenenti ai settori delle infrastrutture, materie prime, ed energetico -  è stato effettuato in meno di dieci giorni attraverso voli charter, pullman, navi da crociera e cargo della compagnia marittima cinese COSCO". In particolare, ha assicurato il primo consigliere, nel periodo più convulso della missione sono stati predisposti oltre 20 voli al giorno. In totale dal 22 febbraio al 5 marzo, sono stati eseguiti 91 voli charter cinesi e 35 stranieri, 11 traversate su 3 navi da crociera straniere – fornite da Italia, Creta e Malta -, 5 a bordo di navi cargo e più di 100 viaggi in pullman. "L'operazione parla chiaro: quello cinese è un governo che ha a cuore la protezione del popolo" ha dichiarato ancora Chen Guoyu. Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l'appoggio dei governi internazionale, sostengono i rappresentanti dell'ambasciata cinese a Roma. "Diversi Paesi ci hanno offerto il loro aiuto, tra cui Malta, la Turchia, Creta, Egitto, Tunisia e Italia" ha spiegato ancora Chen.

 

All'operazione di sgombero ha dato il suo contributo anche l'Ambasciata cinese a Roma: " l'ambasciatore Ding Wei ha avuto una serie di incontri con Stefania Craxi e il sottosegretario degli Affari Esteri Alfredo Mantica chiedendo l'aiuto per il transito in Italia dei cittadini cinesi in fase di evacuazione. Le autorità italiane hanno garantito l'assistenza necessaria nel caso di scali e offerto alla Cina un 'corridoio verde' all'aeroporto di Fiumicino per facilitare le operazioni di imbarco". E, sempre a proposito di voli, Alitalia e Air Italy hanno avuto un ruolo di prima linea negli spostamenti dei cinesi.

 

Sostegno anche da parte di Pechino nei confronti di diversi Paesi esteri: il governo – ha spiegato ancora Chen - ha aiutato al massimo delle sue possibilità 12 paesi tra cui, il Bangladesh, Vietnam, Filippine, Thailandia e Italia ad evacuare 2.100 cittadini stranieri dalla Libia. In particolare, su richiesta del governo italiano, sono saliti  a bordo delle navi cinesi una trentina di lavoratori italiani e dipendenti croati di aziende italiane in Libia. "La Cina si è distinto come un Paese responsabile, capace di grandi azioni umanitarie. Ha risposto tempestivamente alla crisi libica e ha dimostrato di essere attenta non soltanto alla salvezza dei connazionali, ma anche a quella degli altri stranieri".

 

E se le preoccupazioni per l'incolumità dei cittadini cinesi sono ormai terminate per Pechino, proseguono però quelle per l'approvvigionamento energetico. Un timore che condivide con l'Italia che dalla Libia importa il 22% del greggio, mentre la Cina si ferma al 10%. "Nei giorni scorsi l'Ambasciatore Ding Wei si è consultato con la Farnesina e con alcuni studiosi sul problema delle forniture - ha spiegato ad AgiChina24 Chen Guoyu a margine della conferenza stampa - Siamo preoccupati come lo è l'Italia. Speriamo che la situazione in Libia possa essere presto ripristinata: l'attuale stato di cose minaccia non solo il popolo libico, ma anche il resto della popolazione mondiale". 

 

di Sonia Montrella

 

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