Lettere

La Cina è vicina, ma quanto davvero vicina alla vetta?

Gentile direttore, sono una studentessa che vorrebbe esporre un dubbio e sentire la sua opinione. Proprio ieri leggevo del sorpasso dell'economia cinese sul Giappone, cosa piuttosto prevedibile vista la crescita costante della Cina, nonché di come probabilmente tra dieci anni essa potrà raggiungere le dimensioni di quella americana. Il mio quesito è: è concreta questa possibilità? Voglio dire, è davvero un'economia sostenibile quella cinese? Insomma la Cina ha una struttura sociale, politica ed economica che oserei definire piuttosto "particolare" per un paese avanzato appartenente all'élite delle superpotenze: potrà davvero continuare a crescere con questo ritmo nei prossimi 10 anni?
Lisa Mattioli

Cara Lisa mi viene da dire evviva! In un paese che non sa guardare oltre il proprio naso, dove occuparsi e studiare il mondo e l'economia globale implica beccarsi i frizzi dei provinciali, dove lavorare al futuro è detestato dai parrucconi che sanno vivere solo svendendo i souvenir del passato, che lei si occupi di Cina è salutare. Il problema non è il sorpasso, i leader giapponesi han detto bene «ci interessa il benessere del popolo, non la classifica». Come è fuor di posto calcolare se l'Italia sia sesta o settima nelle classifiche del G-8, o seconda o terza nella manifattura europea. Conta la crescita, conta lo sviluppo, conta il tenore di vita. I brasiliani del Nordeste affamati solo una generazione fa, non sono grati al mercato perché li ha messi come capolettera dei Bric, ma perché li ha sfamati. La Cina rallenterà, la popolazione invecchierà grazie alla politica del figlio unico e i leader cinesi sanno che Pechino deve diventare potenza capace di distribuire a tutti benessere, prima del 2040. Il nodo non è che la Cina torni ad essere l'Impero del Centro che è stata per secoli. È che ciò avvenga pacificamente, che l'attrito con India prima, e America poi, non sia militare ma solo economico. Ecco un altro tema, cara Lisa, di cui in Europa (non accenno nemmeno all'Italia dove chi studia questo tema è guardato come un alieno...) non è chic parlare: ragione in più perché le persone serie come lei se ne occupino in tempo. In bocca al lupo.

A proposito del 13 febbraio
Gentile direttore, a proposito della manifestazione delle donne di domenica scorsa non mi pare più tempo, per le donne, di schierarsi muro contro muro. È arrivata l'ora di farle insieme, le battaglie, non contro né per conto degli uomini. In secondo luogo, temo che, da una parte e dell'altra, il folklore stia prevalendo sull'impegno politico. E su una sana indignazione che, per quanto mi riguarda, riservo a quel che succede intorno al nostro premier. La mobilitazione femminile di domenica è stata massiccia, anche bella. Ma troppo simbolica per i miei gusti. Il Sole ha centrato invece la questione di uno svuotamento di senso generale e preoccupante.
Elena Foa Loewenthal

Un fiume di immigrati
Gentile direttore, così come la spazzatura di Napoli, anche la questione dell'immigrazione clandestina non è stata risolta. Aver affidato il controllo del Mediterraneo al dittatore Gheddafi è stata una mossa imprudente e anche sciocca. La figura del dittatore libico è nota per la sua inaffidabilità. Sorvolando circa i metodi repressivi e lesivi della dignità umana usati dal dittatore, si capisce chiaramente quanto sia precario il suo regime. Aver pensato di appoggiarsi al governo libico per bloccare gli sbarchi dei clandestini è stata un'autentica assurdità. Adesso che sono scoppiate le rivolte in Africa, i profughi arrivano a Lampedusa come prima e più di prima. Nascondere un problema non costituisce la sua risoluzione.
Lettera firmata

Domenica riposo
Gentile direttore, sulle facciate dei supermercati nazionali campeggiano cartelli enormi con la scritta "domenica aperto". Sembra quasi un vanto più che un'originalità. In Francia una legge dell'agosto 2009 stabilisce invece l'opposto, quello del riposo domenicale, sia pur con alcune deroghe per servizi pubblici indispensabili. Non si pretende di essere come quegli ebrei citati dal Vangelo, contrari perfino alle guarigioni nel giorno di sabato, per loro sacro, come lo era per noi la domenica fino a non molti anni fa. Dobbiamo però riconoscere che la legge francese sulla domenica festiva è più rispettosa del noto comandamento cristiano sulla santificazione della festa, e più consona allo stare insieme in famiglia, almeno una volta alla settimana, e utile pertanto alla coesione della stessa.
Lettera firmata

16/02/2011