Le incognite della frenata cinese

La Cina riuscirà a rispondere alle aspettative degli investitori globali? Il mercato azionario cinese è visto da molti analisti come uno di quelli più promettenti, fra gli emergenti. Ma è fuor di dubbio che le manovre delle autorità monetarie di Pechino per raffreddare l'economia, ed evitare impennate inflazionistiche, potrebbero avere effetti molto importanti in termini di rallentamento della crescita.
«Anche se l'economia cinese cresce a ritmi impressionanti – osserva Matthew Vaight, cogestore del fondo M&G Global Emerging Markets Fund – la qualità della corporate governance delle aziende è piuttosto eterogenea. Noi evitiamo, per esempio, le banche cinesi, perché siamo convinti che non vengano gestite secondo gli interessi degli azionisti. Inoltre, il loro prezzo azionario è elevato rispetto ad altre opportunità».
La maggiore preoccupazione sta però nel possibile rallentamento della domanda globale e, quindi, della produzione manifatturiera cinese. Un richiamo a questi rischi viene da uno studio di Albert Edwards, analista contrarian di Société Générale, secondo il quale ignorare i segnali di rallentamento cinese è un rischio diretto per l'investitore. «Oggi – spiega Edwards – l'investimento negli emerging e nelle materie prime è certamente attraente, anche perché la crescita nell'Occidente e in Giappone è debole, gravata com'è dal debito».
Ma anche il rischio di perdere denaro in questi investimenti è reale. «La congiuntura attuale ricorda l'euforia del primo semestre 2008. Anche allora gli investitori in emerging e commodities avevano sottovalutato la debolezza dei leading indicator di quell'area, e il successivo collasso dei prezzi delle materie prime ha poi portato alla caduta dei listini occidentali».
Oggi gli indicatori di prospettiva dell'andamento economico cinese puntano verso un rallentamento della crescita economica. L'ultima volta che il leading indicator cinese era così debole è stato a metà del 2008, quando le materie prime avevano raggiunto un picco nelle valutazioni. «Anche allora la prima metà dell'anno – ricorda Edwards – era trascorsa con una generale sottovalutazione dei segnali di imminente rallentamento mandati dall'economia globale». Quindi, conclude l'analista, «gli investitori ottimisti su materie prime ed emerging che ignorano i segnali di debolezza dell'economia cinese lo fanno a loro rischio e pericolo. Anche perché la liquidità abbondante, da sola, non può sostenere il rialzo di queste asset class: nel caso di forte rallentamento congiunturale, il trend ciclico sarà dominante e i prezzi crolleranno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

13/12/2010