LE DISPUTE DI SOVRANITA' DELLA CINA NEL MARE CINESE MERIDIONALE

Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 7 lug. - La sentenza del 12 luglio prossimo della Corte Permanente di Arbitrato dell'Aia avrà il compito di fare chiarezza sul groviglio di dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale, anche se non avrà valore vincolante. Le grandi controversie che hanno diviso in questi anni soprattutto tre Paesi (Cina, Filippine e Vietnam) potrebbero trovare una risposta, almeno da un punto di vista legale e di definizioni geografiche, nel verdetto dei giudici dell'Aia.

Cina e Vietnam (ma anche Taiwan, pur mantenendo un profilo più basso) si contendono la sovranità sulle isole Paracels, al largo delle quali la Cina aveva installato una piattaforma petrolifera due anni fa, che aveva scatenato fortissime proteste anti-cinesi nel Paese del sud-est asiatico. Cina e Filippine, invece, si contendono l'arcipelago delle Spratly e la Scarborough Shoal, sui cui atolli Pechino ha realizzato diversi lavori di ampliamento (come le piste di atterraggio e altre strutture a scopo militare) a partire dallo scorso anno. In gran parte disabitate, le isole sorgono in un'area potenzialmente ricca di risorse e fondamentale per le rotte commerciali: secondo le stime statunitensi, sulle acque del Mare Cinese Meridionale, passano ogni anno merci per un valore complessivo superiore ai cinquemila miliardi di dollari.

Al cuore della disputa c'è la cosiddetta "nine-dash line", la linea tratteggiata da Pechino che reclama come parte integrante delle proprie acque territoriali circa il 90% delle acque del Mare Cinese. La sentenza dei giudici dell'Aia potrebbe dichiarare illegale i confini marittimi cinesi o spingere Pechino a chiarirne i fondamenti legali, e anche nel caso delle isole contese e degli ampliamenti a scopo militare di alcune isole, il tribunale dell'Aia stabilirà un verdetto sul loro status (di scogli o di isole) e sul relativo spazio marittimo, in base alla classificazione. Il governo cinese ha già reso noto che non intende prendere in considerazione qualsiasi sentenza verrà emessa.

I timori, soprattutto statunitensi, per una sentenza contraria alla Cina riguardano la possibilità che Pechino, per ritorsione possa indire una Adiz sullo spazio aereo del Mare Cinese Meridionale, ovvero una zona esclusiva di Difesa aerea come quella indetta, a sorpresa e unilateralmente, nel novembre 2013, sui cieli del Mare Cinese Orientale, nel pieno della disputa con il Giappone per le isole Senkaku/Diaoyu. Sul versante economico, una sentenza severa per la Cina potrebbe comportare restrizioni alle importazioni di prodotti dalle Filippine e un restringimento dei flussi turistici provenienti da Manila. Una sentenza contraria, o parzialmente contraria alla Cina, data per probabile dagli osservatori, potrebbe, invece, provocare sul tema della sovranità nazionale un isolamento di Pechino rispetto agli altri Paesi della regione. Il neo-presidente filippino, Rodrigo Duterte, entrato in carica settimana scorsa, ha intanto già fatto sapere che se il verdetto sarà favorevole a Manila, le Filippine saranno disponibili a discutere delle dispute territoriali con la Cina.

L'attività diplomatica cinese è in queste ore ampiamente concentrata sulle dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale. Nelle scorse ore, in un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa, John Kerry, Wang Yi aveva ancora una volta ribadito la posizione di Pechino rispetto all'arbitrato, che considera "una farsa" e che negli ultimi giorni è stato oggetto di duri editoriali da parte della stampa cinese. Wang ha chiesto agli Usa di non prendere posizione nella disputa, che ha generato forti attriti anche tra Pechino e Washington: a partire da ottobre scorso, varie incursioni delle navi della Marina Usa nelle acque territoriali di alcune delle isole contese avevano fatto infuriare Pechino, mentre Washington le classificava, in risposta, come normali "esercizi di libertà di navigazione". Proprio oggi, a Pechino, anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a chiesto alla Cina di cercare la risoluzione pacifica delle dispute in corso, ma non ha espresso commenti sull'arbitrato.

 

07 LUGLIO 2016

 

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