Le aziende italiane si rafforzano in Cina

ROMA
L'Italia deve cogliere l'occasione aperta dalla crisi internazionale per rafforzare la sua presenza in Cina. Le aziende nazionali che producono oggi nella Repubblica popolare sono circa 2mila e il piano di sostegno all'economia messo a punto dal Governo, pari a 486 miliardi di dollari, dovrebbe dar luogo a una forte accelerazione della domanda interna: un'opportunità unica per i produttori ad alto valore aggiunto attivi in comparti come la moda e l'agroalimentare. È questo il messaggio del convegno "Le relazioni Italia-Cina. Le vie dell'internazionalizzazione del made in Italy", organizzato ieri a Roma dall'Istituto Piepoli e Dexia Crediop.
Come ha rivelato un'indagine realizzata da Piepoli insieme con l'Asian business group, nel 2010 la classe media cinese rappresenterà il 13% della popolazione, 350 milioni di consumatori: è il target su cui il "made by Italy" deve puntare.
Secondo il sottosegretario allo Sviluppo con delega al commercio estero Adolfo Urso la speranza è che il piano di sostegno all'economia, «il più massiccio lanciato da un Governo dopo quello statunitense, rappresenti un tentativo disperato di riconvertire il sistema, affinchè si possa crescere facendo crescere la domanda interna». Finora il gigante asiatico, ha ricordato Urso, ha sempre puntato sull'export, che copre il 70% del suo Pil. Ma la Cina a causa della crisi ha registrato un forte ribasso delle sue esportazioni: «A gennaio il calo è stato del 17,5%» ha fatto notare il sottosegretario, che sarà in Cina i primi di aprile in occasione della fiera Cimit, l'esposizione internazionale dedicata alle macchine utensili.
Nel 2008 i numeri che fotografano lo scambio commerciale del nostro Paese con la Cina si sono fermati su un export pari a 6,4 miliardi di euro (+2,1%) e un import quattro volte superiore (23,6 miliardi).
In linea con l'obiettivo di rafforzare i rapporti economici tra i due Paesi, il Governo ha proclamato il 2010 "Anno della Cina in Italia" per ripetere nella Penisola l'esperienza dell'Anno dell'Italia in Cina, avvenuto nel 2006. Un'iniziativa che si aggiunge all'Esposizione universale di Shanghai, che si svolgerà sempre il prossimo anno.
Introducendo i lavori del convegno, il presidente della Fondazione Italia-Cina, Cesare Romiti, ha focalizzato l'attenzione sulle sfide che pone il ruolo della Cina «come traino dell'economia globale, ora che gli Stati Uniti non riescono a più svolgere questo compito».

18/02/2009