LATTE OGM: MOLTI DUBBI, POCA ETICA

LATTE OGM: MOLTI DUBBI, POCA ETICA
Roma, 14 apr.- "Nell'antica Cina solo l'imperatore aveva il privilegio di bere per tutta la vita latte materno, e questo era considerato il massimo del lusso. Perché allora non renderlo accessibile oggi anche alla gente comune?". Ha esordito così Ning Li, coordinatore dell'esperimento che ha portato alla creazione di una mucca in grado di produrre latte umano. I risultati della ricerca, condotta presso i laboratori della China Agricultural University e in collaborazione con la società privata Beijing GenProtein Biotechnology Company, sono stati pubblicati sulla rivista Public Library of Science One, rimbalzando sul web da una parte all'altra del mondo e facendo strabuzzare gli occhi di non pochi lettori. L'equipe di scienziati vanta il primato per essere riuscita a creare con successo bovini clonati transgenici in grado di produrre un latte molto simile a quello materno, introducendo due geni umani nel DNA delle mucche. Gli ingredienti chiave stanno nel lisozima e nella lattoferrina, un enzima e una proteina con attività antimicrobica largamente presenti nel latte materno, che proteggono il sistema immunitario del bambino e prevengono le infezioni all'apparato gastrointestinale. Il latte vaccino, invece, ha una scarsissima presenza di queste sostanze ed è proprio la loro aggiunta, insieme ad un aumento del 20% del quantitativo di grasso, che farà del nuovo latte transgenico un'alternativa all'allattamento al seno e al latte in polvere. Gli scienziati sono ottimisti: "tra dieci anni sarà nei supermercati".

 

 

Milena Bandiera, docente di Genetica dei microrganismi, Fondamenti e metodi della genetica evoluzionistica e Didattica della Biologia presso l'Università Roma Tre, spiega ad AgiChina24 che "dalle analisi di cui disponiamo relative alla composizione di questo latte sappiamo solo che vi è una variazione del contenuto proteico. Inoltre, prima del suo utilizzo, dovremmo appurare su cosa si basa l'idea che vi sia l'esigenza di questo prodotto: ad esempio se vi siano dei difetti nel latte d'asina, o in qualsiasi altro sostituto naturale, tali da giustificare la prospettiva di un'intromissione pesante, che potrebbe persino incoraggiare le donne a non allattare".

 

Recenti studi della Oxford University, condotti su un campione di 10 mila bambini, avevano supposto una correlazione tra latte materno e sviluppo celebrale: i piccoli allattati al seno avevano infatti registrato un aumento del quoziente intellettivo di 3,5/4 punti rispetto ai loro coetanei che non lo erano stati. Gli stessi risultati sono emersi dalla ricerca della University of Australia: a fare la differenza nello sviluppo del cervello sarebbero la composizione del latte materno e il rapporto di fiducia reciproca che viene ad instaurarsi tra madre e figlio nella fase dell'allattamento. E invece poi arriva la smentita della Food Standards Agency: se i bambini allattati al seno sono intelligenti è perché lo è anche la madre, o meglio: una madre intelligente tende ad alimentare il piccolo al seno e, di conseguenza, anche il bebè è più acuto. I ricercatori, tuttavia, non sono ancora giunti ad una posizione unanime sull'argomento, concordando sul fatto che servono ulteriori studi per comprendere meglio i reali effetti del latte materno sui figli.  

 

 

Ma perché tanto scetticismo verso il latte transgenico?

 

 

"Rispetto a 15 anni fa, quando ciò che mi preoccupava di più in relazione alla diffusione degli OGM  era l'alterazione della biodiversità, il quadro è cambiato completamente: ora le conoscenze  genetiche ci impongono di ammettere che non sappiamo assolutamente che cosa succede quando si  introduce un gene eterologo nel patrimonio genetico di un organismo. Oggi diffido degli OGM", spiega la professoressa Bandiera. "Non sappiamo", continua "cosa cambierà in generale nell'animale transgenico, né in particolare cos'altro ci sia nel suo latte e soprattutto se e come esso si possa modificare nel corso della vita della mucca:  fino a quando l'animale è in grado di produrre il latte nella forma in cui, secondo gli scienziati cinesi, sarà venduto nei supermercati?"

 

E' opportuno considerare che questo latte proviene da animali clonati e dalla loro progenie e presenta già di per sé un problema etico, non solo perché in questo modo vengono create nuove specie viventi non presenti in natura, ma anche perché l'assunzione del loro latte potrebbe compromettere la tutela dell'integrità della persona. In secondo luogo, è stato riscontrato che nella maggior parte dei casi gli animali clonati presentano anomalie nello sviluppo, muoiono subito dopo la nascita o nelle prime settimane di vita, e non si conoscono ancora bene quali siano gli effetti sull'uomo derivanti dal consumo di alimenti clonati.

 

 

Secondo PhysOrg, il portale scientifico su cui confluiscono gli aggiornamenti del settore da laboratori di ricerca e università in tutto il mondo, si calcola che solo il 10% dei bovini clonati riesca a sopravvivere e anche l'esperimento in questione non ha fatto eccezione, con 10 capi morti su 42 cavie clonate. Lo stesso Ian Wilmuth, il biologo scozzese che nel 1997 clonò la pecora Dolly, ha affermato pubblicamente che il processo stesso di clonazione introduce disfunzioni genetiche che rendono impossibile ottenere cloni sani. Per accertare la sicurezza del prodotto – commenta Hellen Wallace di GeneWatch, un'associazione per il controllo degli sviluppi delle biotecnologie, - è necessario che vengano effettuati test su larga scala, per cui l'idea di immetterlo nei supermercati nell'arco di 10 anni appare alquanto avventata.

 

 

Quanto a coscienza collettiva, Bandiera invita a considerare che "il cosiddetto uomo della strada non è assolutamente in grado di prendere posizione su questioni che richiedono una competenza scientifica, sia in ragione del calo molto preoccupante di interesse per le scienze e del conseguente calo di affidabilità delle conoscenze personali, sia in considerazione dell'attuale rapida evoluzione dei saperi che attengono a due ambiti cruciali quali l'energia o la genetica. E' spesso difficile disporre, anche per un esperto, delle competenze necessarie per formulare un'opinione significativa e attendibile". "Una recente ricerca – ha aggiunto la professoressa - ha dimostrato che sono i giovani che vivono nei  Paesi in via di Sviluppo  a credere nell'assoluta utilità della scienza e nella prevalenza degli aspetti positivi su quelli negativi dell'impresa scientifica. Più i Paesi sono sviluppati, più questa fiducia diminuisce. Altre ricerche dedicate al caso specifico della diffusione degli OGM rilevano che le opinioni diffuse oltre lo slogan 'con gli OGM si risolvono una serie di problemi, tra cui quello della fame nel mondo denunziano ingenuità e  incompetenza , e consigliano di non ricorrere al "voto" in assenza di una informazione onesta e facilmente accessibile. Questa è un'operazione difficile, poiché spesso le informazioni vengono diffuse dalle multinazionali, che hanno interessi legati ai brevetti".

 

 

A questo proposito, Bandiera ricorda che quando si trovava per motivi di lavoro in Somalia "era in corso una campagna di 'controinformazione' per ovviare all'intervento della Nestlè, che per vendere i suoi prodotti, convinceva la mamme  somale a utilizzare il latte in polvere perché era un alimento ricco, comodo,ecc. Le mamme scioglievano il latte nelle acque contaminate dello Scebeli e i bimbi si ammalavano: un esempio dei rischi che si corrono quando non si padroneggiano i fondamenti delle pratiche innovative".  

 

In Cina la ricerca medica conduce già diversi esperimenti sugli animali ingegnerizzati: modificando le cellule prelevate dalle orecchie e dal midollo dei maiali adulti, gli scienziati hanno prodotto delle cellule staminali embrionali che potrebbero essere usate per creare in laboratorio un organo compatibile con il sistema immunitario umano.

 

 

Per quanto riguarda l'agricoltura, invece, bisogna ricordare che in Cina le regole sui cibi geneticamente modificati sono meno rigide che in Europa, dove i tre quarti dell'opinione pubblica è contraria al loro impiego. La Cina invece ha autorizzato l'importazione di soia, mais, canola (un tipo di colza) e cotone geneticamente modificati, senza contare l'afflusso di almeno il 30% di cereali OGM non approvati per la produzione commerciale, secondo quanto evidenziato nell'indagine del Biochemical Analysis and Experiment Center della Ho Chi Minh Agricultural University a partire dal 2002.

 

La prima coltura transgenica in Cina è iniziata nel 1997 con il cotone Bt di proprietà della Monsanto, controversa multinazionale di biotecnologie agrarie più volte accusata da Greenpeace per inquinamento genetico a danno dell'agricoltura biologica e convenzionale. Dieci anni più tardi, nel 2007, la ricerca pubblica cinese ha prodotto il pomodoro a maturazione ritardata, il pioppo Bt, il peperone dolce e la papaia, resistenti ad alcuni parassiti. Nel 2009, con 3,7 milioni di ettari,  il Dragone era al sesto posto per estensione di terreni coltivati con piante transgeniche, dopo Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada e India.

 

Al momento il problema più evidente causato dal regime di monocolture transgeniche è la presenza infestante di alcuni parassiti, che ne hanno tratto un vantaggio adattivo estendendo di molto il proprio habitat. Come si legge nello studio condotto dalla Laogai Research Foundation (LRF) Italia, secondo Kongming Wu, coautore di una ricerca recentemente pubblicata dalla rivista Science, questa esperienza dimostra che è necessario introdurre un approccio olistico, e non settoriale, in campo agricolo, specie in presenza degli OGM.

 

 

In Cina le preoccupazioni sui rischi per la salute dei consumatori e per l'ambiente si stanno diffondendo sempre più a tutti i livelli, dagli studiosi all'opinione pubblica, specialmente da quando si paventa la possibilità che il Dragone possa diventare la prima nazione nel mondo a coltivare e commercializzare riso OGM. "Sarebbe un grosso azzardo adottare gli OGM su larga scala nel Paese", commenta il professor Zheng Fengtian, vice decano dell'Istituto sviluppo rurale e agricolo alla Renmin University of China, mentre Giappone e Corea hanno già fatto sapere di non volerne importare. Finora la Cina è stata frenata a produrre varietà di piante transgeniche a causa dell'allargamento del fronte anti-OGM: per esempio, il divieto di coltivare soia transgenica RR è stato adottato per aumentare l'esportazione delle soie cinesi verso quei mercati esteri che limitano o rifiutano l'importazione degli alimenti ingegnerizzati.

 

 

Nel frattempo, sembra che consumare latte materno stia diventando una moda che non conosce età: il nuovo gelato Baby Gaga, venduto a Londra per 14 sterline, si caratterizzava proprio per la presenza del fluido umano tra i suoi ingredienti. Il gelataio, che pagava le donatrici 15 sterline per ogni 10 once di bevanda (circa 280 grammi), dopo brevissimo tempo ha dovuto però ritirare dal commercio il suo prodotto, confiscato dalle autorità sanitarie britanniche per il fatto di costituire un potenziale veicolo di infezioni e malattie, come le epatite.

 

di Anna Rita De Gaetano

 

 

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