LATTE CONTAMINATO, ARRESTATA COPPIA

LATTE CONTAMINATO, ARRESTATA COPPIA
Roma, 12 apr.- Nessun incidente, né tantomeno negligenza dietro gli episodi di latte contaminato al nitrato che ha ucciso tre bambini e ne ha avvelenato altri 36: l'avvelenamento è stato intenzionale e "mosso da una disputa legata a una questione di affari". Lo riferiscono gli inquirenti della provincia nordoccidentale del Gansu - scenario dell'ultimo scandalo alimentare -  dopo aver arrestato e interrogato per ore i responsabili. Il signor Wu e la signora Ma, si legge sull'agenzia di stampa cinese Xinhua, avrebbero intenzionalmente aggiunto del nitrato nel latte prodotto dal caseificio del signor Ma Wenxuan, con cui la coppia è impegnata in una lunga e irrisolta controversia territoriale. "Ma e la coppia dividono l'affitto dello stesso appezzamento di terreno e dell'allevamento di mucche" fanno sapere dall'ufficio di sicurezza pubblica locale. E se i motivi della disputa non sono ancora chiari, non c'è alcun dubbio sulla ricostruzione dei fatti: il 1 aprile Wu si reca in un negozio della città e compra del nitrato e il 5 aprile sua moglie aggiunge la sostanza tossica al latte prodotto e poi venduto da Ma. Leggeri gli effetti 'collaterali' sui consumatori che avvertono solo vertigini e nausea. Il giorno dopo la signora Ma torna di nuovo nel caseificio, ma le quantità di nitrato aggiunte al latte questa volta sono estremamente nocive tanto che 36 bambini vengono ricoverati d'urgenza presso l'ospedale locale. A una settimana 'dall'incidente' la situazione è di tre bambini morti e cinque ancora sotto osservazione, mentre gli altri sono stati dimessi.

 

Xiang Jianren, padre di una delle bambine intossicate dal latte, ha spiegato di aver scelto di rifornirsi dai produttori locali perché ritenuti più sicuri e genuini. "Dopo lo scandalo della Sanlu, abbiamo perso la fiducia nelle formule vendute dai supermercati" ha spiegato Xiang. Ma la precauzioni prese dalla coppia si sono rivelate letali: "La bambina ha iniziato a vomitare appena dieci minuti dopo aver ingerito il latte diventando molto pallida. L'abbiamo immediatamente portata in ospedale dove è stata soccorsa da sei dottori che dopo qualche minuto ci hanno rivelato la gravità delle condizioni di nostra figlia" ha continuato l'uomo. Nel frattempo, Li Zhou, un'altra delle vittime del nitrato – tutte al di sotto dei 14 anni -, ha spiegato che il latte aveva un sapore leggermente acido.

 

Continua, dunque, la saga degli scandali alimentari che, oltre a macchiare la credibilità della Cina, mettono a repentaglio la vita dei cittadini. Solo un mese fa la CCTV aveva denunciato l'utilizzo da parte di alcuni allevamenti di clenobuterolo nel cibo destinato ai maiali. Ma tra tutti gli alimenti il latte continua a rappresentare senza dubbio il più pericoloso. Nel 2008 il Paese balzò agli onori della cronaca per lo scandalo del latte in polvere alla melamina che, tra la primavera e l'estate, intossicò oltre 300mila bambini e uccise sei neonati. Immediata la reazione del governo centrale che ordinò l'immediata distruzione delle partite avariate, il controllo delle aziende produttrici di latte e delle centrali. Nel giro di vite imposto da Pechino finirono per primi i principali responsabili dello scandalo Zhang Yujun - un commerciante agricolo che si riforniva di latte da piccoli produttori locali - e Geng Jinping - direttore di uno stabilimento caseario che acquistava il latte dalla società di Zhang e poi lo rivendeva addizionato di melamina al colosso cinese Sanlu - che furono giustiziati con l'accusa di aver messo a rischio la salute e la sicurezza pubblica.

 

A ciò si aggiunge inoltre il recente inasprimento dei controlli imposti dall'Amministrazione Generale per il Controllo Qualità – l'authority alimentare – che hanno causato la chiusura del 50% dei caseifici cinesi. In particolare, su 1.176 aziende prese in esame, 426 non hanno ottenuto il rinnovo della licenza mentre 107 caseifici potranno riprendere la attività se e quando miglioreranno gli standard di produzione e la qualità dei prodotti. Ma, a quanto pare, le misure adottate da Pechino non sembrano essere ancora del tutto efficaci. 

 

 di Sonia Montrella

 

 

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