LANTERNE ROSSE NEL PAESE DELLE ARANCE

LANTERNE ROSSE NEL  PAESE DELLE ARANCE
Roma, 12 apr. - Sono sempre più numerosi i cinesi che negli ultimi anni scelgono di migrare nelle regioni dell'Italia Meridionale e, in particolare, in Sicilia. Lo confermano i dati Istat, in base ai quali all'inizio del 2010 erano 5.919 i cinesi residenti nella regione siciliana, ovvero il 3,1% del totale nazionale, costituito da quasi 190mila individui.

 

La Sicilia è una delle principali mete d'immigrazione, la sua posizione al centro del Mar Mediterraneo la rende una porta di accesso strategica all'Italia e al Nord Europa, capace di attirare sin dagli anni Settanta immigrati provenienti dall'Africa Subsahariana e dall'Asia Orientale. Oggi anche i cinesi fanno parte del melting pot di popolazioni che scelgono la Sicilia come meta di immigrazione. Quella cinese è la sesta popolazione per numero di residenti nella regione, preceduta da quella albanese e seguita da quelle provenienti dalla Polonia e dalle Filippine.

 

Ma quali sono i luoghi in Italia dove la densità di popolazione cinese è maggiore? E perché negli ultimi anni i flussi di migranti cinesi verso l'isola sono in aumento?

 

Le regioni che tradizionalmente accolgono le più consistenti comunità di cittadini cinesi sono Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. Attualmente la comunità cinese più numerosa è quella di Milano mentre a Prato si registra la più alta densità di cinesi in relazione alla popolazione autoctona. Sin dalla seconda metà degli anni Ottanta i "xin yimin", i nuovi migranti cinesi, sono stati in grado di sfruttare le caratteristiche socio-economiche di vari contesti territoriali dell'Italia Settentrionale e Centrale, avviando attività nel settore manifatturiero, nell'artigianato e nella subfornitura. Raggiunta la stabilità economica in un determinato luogo, i cinesi solitamente vengono raggiunti da altri connazionali ai quali prestano appoggio e aiuto finanziario, dando così inizio alla cosiddetta "catena migratoria". Proprio questo meccanismo delle "migrazioni a catena" ha determinato la concentrazione di cittadini cinesi in specifiche aree della penisola e la costituzione di consistenti comunità al Nord e al Centro.

 

 La spinta a migrare verso le regioni dell'Italia Meridionale è stata determinata perlopiù dall'esigenza di trovare nuove opportunità e nuovi mercati dove la concorrenza dei connazionali fosse ridotta. Infatti i continui afflussi di migranti nelle zone di antico insediamento hanno determinato la saturazione occupazionale nei settori dell'economia etnica. Dal momento che il manifatturiero e la subfornitura avevano esaurito le proprie capacità espansive, molti cittadini cinesi dall'inizio del Duemila hanno iniziato a cercare nuove zone di insediamento. Sono giunti così flussi di immigrati cinesi in Campania ed in Sicilia, animati da un impulso a sperimentare nuove strategie imprenditoriali e a sondare le risorse economiche dei territori dell'Italia Meridionale. La diversificazione delle attività produttive all'interno dell'economia etnica cinese ha comportato l'incremento di attività commerciali di vendita sia all'ingrosso che al dettaglio. Nel corso dell'ultimo decennio 2000-2010 l'importazione e la commercializzazione di prodotti cinesi in Italia, conseguenza dell'ingresso della Cina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), sono diventate attività alquanto vantaggiose per i migranti cinesi poiché, rispetto alla subfornitura, consentono di accumulare capitale in breve tempo. 

 

La propensione alla mobilità geografico-territoriale unita ad uno spiccato spirito imprenditoriale si sono rivelate per i "xin yimin" le carte vincenti per ricrearsi nuovi sbocchi di inserimento economico in Italia. Lo spostamento verso le aree del Meridione e specialmente verso la Sicilia, ha permesso agli imprenditori cinesi di accaparrarsi nuove frange di mercato per la vendita di prodotti , perlopiù "beni per la persona e per la casa".

 

In linea con una tendenza riscontrata a livello nazionale, i cinesi in Sicilia si dedicano ad attività lavorative che possano assicurare loro l'indipendenza economica. La loro intraprendenza imprenditoriale si manifesta nella volontà di gestire autonomamente attività commerciali o ristoranti: tra le varie comunità straniere presenti in Sicilia, infatti, i cinesi sono i primi in classifica per numero di iscritti ai registri delle imprese regionali, seguiti dai marocchini. La tendenza al lavoro autonomo trova riscontro anche nella tipologia di permesso maggiormente richiesta dai cinesi, quella per "motivi commerciali", seguita dalle tipologie di permesso per "motivi familiari" e per "lavoro subordinato". Quest'ultima tipologia è invece quella più richiesta da parte dei cittadini stranieri in generale, il ché mette in risalto ancor di più la specificità cinese nella ricerca di indipendenza in ambito lavorativo. Nella provincia di Catania si registra tra i residenti cinesi la più alta concentrazione di permessi per lavoro autonomo, che coprono il 43,8% delle richieste totali.

 

Il commercio è il settore che più si confà alle aspirazioni lavorative dei cinesi in Sicilia ed ha un maggiore sviluppo nelle zone metropolitane della regione. Pertanto, i centri di Palermo, Catania e Messina, dove i consumi sono più elevati, sono quelli che accolgono la percentuale maggiore di cittadini cinesi. Nella provincia di Catania si concentra il 25% circa del totale residente in regione; Palermo è la seconda provincia per numero di presenze con  il 20%, mentre la terza provincia è quella di Messina (13%) circa dei cinesi. Le tre province insieme accolgono circa il 60% del totale regionale, mentre nella provincia di Enna si registra la densità più bassa.

 

Ma quali sono le caratteristiche dei cinesi residenti in Sicilia? Tali caratteristiche si riscontrano a livello nazionale oppure fanno delle comunità siciliane un caso a sé stante?

 

Dal punto di vista demografico, le comunità cinesi insediatesi in Sicilia, in particolare a Palermo, Catania e Messina, presentano un sostanziale bilanciamento tra i sessi, con un'incidenza femminile alquanto equilibrata. Le fasce d'età prevalenti sono quelle tra 0 e 9 anni e tra 20 e 50 anni, mentre la poca incidenza delle fasce 10-20 anni e over 60 è legata all'usanza diffusa tra i cinesi d'oltremare di mandare in Cina i figli piccoli per affidarli alle cure dei nonni e a quella di ritornare in patria a curarsi o a trascorrere la vecchiaia. Lo stato civile dei migranti cinesi è costituito in maggioranza da coniugati; il tipo di immigrazione attuata, infatti, coinvolge spesso l'intero nucleo familiare, i cui componenti hanno tutti un ruolo essenziale nella gestione e nell'organizzazione del lavoro nel paese di arrivo. Il ricorso ai legami parentali o alla provenienza dalla stessa area geografica assicura una rete di assistenza e aiuto reciproco che condiziona fortemente il modello insediativo e lavorativo dei migranti cinesi. Le caratteristiche appena descritte sono le stesse che si riscontrano anche nelle altre comunità sparse nel resto d'Italia.

 

Altro dato che si allinea con la tendenza evidente a livello nazionale riguarda l'area d'origine. Il Zhejiang è la provincia da cui proviene la stragrande maggioranza dei cittadini cinesi residenti nei tre capoluoghi siciliani. Questa provincia, situata a sud della Cina, è stata protagonista del fenomeno migratorio cinese di epoca moderna, difatti da qui si sono originati gran parte dei flussi di migranti cinesi diretti in Europa, alcuni dei quali si sono mossi successivamente in Italia. A partire dagli anni Ottanta questa provincia ha assistito ad una notevole crescita economica con l'avvio del commercio estero e l'afflusso di investimenti stranieri. I cinesi che migrano dal Zhejiang in Italia provengono da un background molto dinamico dal punto di vista economico e maturano già nel Paese d'origine abilità e doti imprenditoriali. Essi intraprendono il progetto migratorio non per sfuggire a condizioni di povertà ma per trovare all'estero nuove possibilità di ricchezza. Se in passato in Italia la subfornitura era l'attività più gettonata e redditizia, adesso è il commercio la via più semplice e immediata per guadagnare. Negli ultimi anni le province d'origine sono state coinvolte attivamente nel progetto migratorio, diventando sia piattaforme dove delocalizzare le produzioni sia mercati ideali per l'importazione di merci da distribuire e vendere nel nostro Paese.

 

L'aumento della presenza cinese in Sicilia, dunque, ha conciliato due esigenze: da un lato quella di trovare nuove piattaforme di impiego ed inserimento sociale e dall'altro la possibilità di praticare il commercio. Questa modalità insediativa è ben evidente nel caso della comunità presente a Messina: qui le attività commerciali gestite da cinesi si sono sostituite alle vecchie botteghe di abbigliamento in precedenza gestite da cittadini autoctoni, "ereditando" così la clientela di quest'ultimi. Il commercio al dettaglio è infatti l'attività principale dei cinesi a Messina, mentre il commercio all'ingrosso ha una grande diffusione a Catania. Si evincono differenze anche nella distribuzione dei migranti cinesi all'interno delle tre aree metropolitane: da un lato abbiamo veri e propri quartieri o insiemi di strade limitrofe a Catania e a Palermo, densamente popolati da cittadini cinesi, dall'altro, troviamo a Messina una distribuzione meno coesa, che non coinvolge interi quartieri o zone ma singole strade cittadine. Questa differenza nella distribuzione è dovuta principalmente alle dimensioni inferiori della comunità cinese di Messina in relazione alla conformità del territorio urbano, che si presenta più piccolo rispetto a quelli di Catania e Palermo.

 

Nelle tre province in questione rimangono poco usati dai cinesi i servizi cittadini relativi all'istruzione: la percentuale di bambini e ragazzi cinesi che frequentano i vari cicli scolastici rispetto agli altri stranieri è minore. Dei tre contesti è quello di Catania che si distingue per una maggiore presenza cinese nelle scuole provinciali. La poca affluenza scolastica, comunque, può essere ricondotta alla suddetta usanza di mandare in Cina i figli in età scolare, dal momento che la fascia d'età inferiore ai dieci anni è minoritaria.

 

Infine, anche l'assetto urbanistico delle tre città siciliane si è modificato come conseguenza diretta dell'insediamento dei cittadini cinesi: un'alternarsi di lanterne rosse, negozi e ristoranti etnici caratterizza le strade cittadine dei tre capoluoghi siciliani, rimarcando la provenienza culturale dei cinesi in Sicilia, oggi nuova meta di immigrazione cinese, ma un tempo punto di partenza dei migranti nostrani.

 

 

di Giovanna di Vincenzo

 

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