La Ue punta sui turisti da Pechino

MILANO
Un impegno di collaborazione tra l'Unione europea e la Cina per favorire i viaggi di turisti cinesi nei paesi della Ue: la volontà di una partnership è stata sancita da una lettera che Shao Qiwei, presidente dell'amministrazione nazionale del turismo cinese, ha inviato ad Antonio Tajani, vice-presidente della Commissione europea responsabile per l'industria e l'imprenditoria, che a fine giugno ha presentato a Bruxelles, in una comunicazione, un piano strategico per il rilancio del settore turistico.
«Esprimo tutta la mia approvazione e il mio apprezzamento per la riforma strategica del turismo che state promuovendo nell'Unione europea – scrive Shao Qiwei –. In particolare le misure per facilitare l'ottenimento dei visti turistici che potrebbero sicuramente promuovere lo sviluppo del settore in Europa». Quanto al rafforzamento della cooperazione tra la Ue e i altri paesi emergenti che potrebbero generare flussi turistici dichiara: «Lavoreremo assieme alla Commissione per intensificare la collaborazione turistica tra Cina e Unione europea».
L'Unione europea resta la prima destinazione turistica mondiale – si legge nella Comunicazione di Tajani a Bruxelles – avendo registrato 370 milioni di turisti internazionali nel 2008, ovvero il 40% degli arrivi di tutto il mondo, fra i quali 7,6 milioni provenienti dai paesi del Bric, Brasile, Russia, India e Cina. L'Asia in particolare rappresenta la sfida per la ripresa del turismo europeo dopo le difficoltà incontrate di recente – dalla crisi economica all'eruzione del vulcano islandese. Una ripresa che, secondo le stime dell'Omt dovrebbe avvenire da quest'anno con un aumento degli arrivi di turisti internazionali dal 2010. E secondo la previsione dell'Omt, il solo flusso turistico cinese verso l'estero raggiungerà i 100 milioni nel 2020, mentre già oggi la fascia di popolazione cinese che può permettersi una vacanza è circa l'11% della popolazione totale, ossia 52 milioni di persone. Un'occasione importante per l'Europa e soprattutto per l'Italia visto che circa il 50% dei cinesi che chiedono un visto turistico desidera infatti andare nel Belpaese.
«La classe emergente asiatica – spiega Tajani – rappresenta un'importante fetta di di turisti potenziali che dobbiamo attrarre in Europa per evitare che scelgano altre destinazioni come gli Stati Uniti o la stessa Asia. Stiamo già lavorando con la Cina e la presenza dei dirigenti cinesi del turismo all'incontro avvenuto a Madrid a inizio anno, la mia lettera nella quale sostenevo il concetto di collaborazione e adesso la risposta positiva di Shao Qiwei dimostrano che la Cina guarda con attenzione all'Europa e questo è importante per noi. Basti pensare a quanti turisti asiatici potrebbero arrivare per i prossimi avvenimenti come l'Expo di Milano o le Olimpiadi di Londra, solo per citarne alcuni. Saranno milioni le persone che si sposteranno dall'Asia».
Milioni di turisti attratti dall'Europa che, secondo Tajani, dovrebbe essere rappresentata e sostenuta da un marchio comune Ue. «Sarebbe – sostiene Tajani – un valore aggiunto al turismo dei singoli paesi. La politica comunitaria infatti vuole favorire lo sviluppo del settore, dal sostegno alle imprese alla facilitazione nell'ottenimento dei visto, ma non vuole certo sostituirsi alle azioni di regioni e paesi».
Oltre alla Cina lo stesso discorso vale per la Russia e gli altri paesi come l'India. «Il turismo – aggiunge Tajani – va modernizzato e adeguato ai tempi perché è una fonte economica importante e come qualsiasi altro settore economico deve far fronte a una concorrenza mondiale sempre più vivace. Se ci sono nuove classi emergenti da nuovi paesi non possiamo non tenerlo presente e agire con strategie ad hoc per catturare questi flussi turistici». Il prossimo passo sarà la presentazione di un vero e proprio piano d'azione europeo a Malta entro fine anno. Intanto gli accordi con la Cina vanno avanti.
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11/08/2010