La tv cinese parla anche arabo

Dario Aquaro
I media cinesi continuano la lunga marcia nell'etere globale. Ultima tappa conquistata: Nord Africa e Medio Oriente. L'emittente statale China Central Television ha lanciato ieri un canale in lingua araba, ventiquattrore al giorno di notizie, intrattenimento e programmi culturali accessibili da un'audience potenziale di 300 milioni di persone, distribuite in 22 paesi.
Il nuovo canale della Cctv apre così alla quarta lingua straniera, dopo le edizioni inglese, francese e spagnola. Zhang Changming, vicepresidente della Cctv, è stato chiaro: «È imperativo per noi essere un'emittente multilingue, sfaccettata e con più punti di vista». Come dire: sappiamo bene che in tempi di globalizzazione la partita geopolitica si gioca con gli strumenti della comunicazione di massa. E chi può dare lezioni a Pechino sull'argomento? Basta leggere i comunicati di presentazione. Il canale, si dice, mostrerà a Medio Oriente e Nord Africa la «vera» Cina. Dove la verità è concetto che appartiene al Politburo. «Il nostro principio è essere obiettivi, accurati e trasparenti», ha spiegato Zhang. Appunto, la verità «vera». Ma sotto il tappeto delle dichiarazioni d'intenti è ancora nascosto lo sporco di decenni di censura. Le questioni tibetana e quella uigura, da ultime, senza parlare dei limiti imposti al web, sono esempi che commentano da sé.
Vanno bene l'assalto all'economia e al territorio, la discussione sulla valuta globale e la sponsorizzazione degli investimenti all'estero. Senza il controllo sull'informazione, però, non si va abbastanza lontano. Ancora Zheng: «Speriamo che il mondo possa conoscere la Cina e la Cina il resto del mondo sempre meglio». Uno staff iniziale di 80 persone, composto da giornalisti e conduttori cinesi che parlano arabo, ha perciò da ieri il compito di contrastare l'immagine spesso «distorta» che i media stranieri trasmettono del paese. Come se, parafrasando Wittgenstein, i limiti del mondo non siano i limiti del linguaggio, ma quelli della lingua.
Diffondere il punto di vista del regime e coinvolgere nel "conflitto" sul territorio le persone che lo abitano, questa la strategia di Pechino. La scelta di inaugurare il canale arabo della Cctv cade nei giorni seguenti alle critiche piovute sulla gestione cinese della rivolta nello Xinjiang. Diversi ambienti islamici non hanno gradito il trattamento riservato alla minoranza musulmana degli uiguri. Ora Pechino potrà spiegare le sue ragioni - fittizie o meno - parlando la stessa lingua. E con gran guadagno per gli affari. Gli scambi commerciali con l'Africa sono cresciuti enormemente negli ultimi anni; la penetrazione dei cantieri cinesi, che sfidano l'occidente in cerca di energia e materie prime, è arrivata a partorire il neologismo Cinafrica. La Cctv parlerà ora anche ai cittadini del Medio Oriente: le armi mediatiche l'aiuteranno a propinare modello di sviluppo e stile di vita nelle regioni del cosiddetto secondo mondo, in linea con le ipotesi del giovane studioso Parag Khanna: una lotta globale senza quartiere tra «i tre imperi»: Cina, Stati Uniti e Unione Europea.
Costruire «un ponte importante per rafforzare la comunicazione e la comprensione tra la Cina e i paesi arabi», dice Zhang. Ma non solo. L'iniziativa della Cctv è parte di un programma più ambizioso, che punta a promuovere l'immagine della Cina nel mondo, elevare il profilo dei suoi media all'estero. Un elaborato piano di espansione che comporta anche l'apertura di numerose sedi di corrispondenza della stessa emittente statale e dell'agenzia ufficiale di stampa Xinhua. Secondo il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong in lingua inglese, si tratterebbe di un'operazione da 45 miliardi di yuan, 4,6 miliardi di euro, anche se la cifra non è stata confermata da alcuna fonte ufficiale di Pechino.
Nello sviluppo della rete informativa rientra anche il lancio - in calendario a settembre - di un canale televisivo in lingua russa. Nel momento in cui gli immigrati cinesi rivendicano demograficamente alcune parti della Siberia, e il controllo politico della Russia sui propri territori estremi si va indebolendo. La rivoluzione culturale si completa - con pazienza - fuori casa.


STRATEGIE GLOBALI

In funzione da ieri
L'emittente statale China Central Television (nella foto la sede di Pechino) ha lanciato ieri un'edizione in lingua araba, che offrirà ventiquattrore al giorno di notizie, intrattenimento e programmi educativi
Il nuovo canale è il quarto in una lingua straniera, dopo le edizioni in inglese, francese e spagnolo. A settembre è prevista anche la partenza di un canale in russo
La Cctv in arabo sarà accessibile in 22 paesi, con un'audience potenziale di 300 milioni di persone
Lo staff iniziale è composto da 80 persone, composto da giornalisti e conduttori cinesi che parlano arabo e che avranno il compito di offrire all'estero una «diversa lettura dei fatti di Pechino»
L'iniziativa della Cctv fa parte di un piano che punta a promuovere l'immagine della Cina nel mondo e prevede l'apertura di numerose sedi di corrispondenza dell'emittente statale e dell'agenzia ufficiale di stampa Xinhua
Secondo il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong in lingua inglese, si tratterebbe di un'operazione da 45 miliardi di yuan (4,6 miliardi di euro)

26/07/2009