LA STORIA DI TIAN XI, VITTIMA DELL'AIDS

LA STORIA DI TIAN XI, VITTIMA DELL'AIDS

Henan, 22 set. – Malato di Aids, in carcere per aver rivendicato i propri diritti. E' questa secondo suo padre la vera colpa di Tian Xi, un ragazzo di 23 anni malato di Aids dall'età di 9 anni. A infettare il bambino sarebbe stata una trasfusione di sangue. Negli anni '90 il commercio di sangue in Cina era un'importante fonte di denaro, soprattutto in zone povere dove purtroppo le norme igieniche di sicurezza non sempre sono rispettate. Una storia che accomuna molti sieropositivi cinesi. Tian Deming, padre del ragazzo, oggi si fa portavoce della sua storia attraverso una lettera indirizzata a Mark Stirling, coordinatore dell'associazione UNAids Cina, raccontando l'incubo in cui vive la sua famiglia da anni. "Siamo una famiglia normale" ha dichiarato il padre del ragazzo che racconta anche di quando Tian Xi fu invitato a discutere del problema da Guo Yin, segretario del Partito Comunista del distretto di Xincai, ma ogni volta che Xi vi si recava non trovava nessuno a riceverlo.

 

Tian Xi ha scoperto a 17 anni di essere vittima dell'Aids e contemporaneamente gli è stata diagnosticata un'infezione di epatite B e C. Recentemente, in ospedale, dopo aver appreso che i farmaci erano terminati, Xi ha incontrato il direttore sanitario per una richiesta d'aiuto, ma a quanto pare nessuno si è mosso per aiutarlo. "Spinto dalla rabbia Tian Xi ha rovesciato una tazza di the e alcuni oggetti nell'ufficio del reparto; un gesto disperato che ha portato mio figlio in carcere": sono queste le parole scelte da Tian Demin nel lanciare il suo appello per dichiarare l'innocenza del figlio, richiedere la sua scarcerazione e un risarcimento adeguato affinché possa continuare le cure. Diversa la versione della polizia che lo ha messo in stato di fermo il 6 agosto; secondo l'agenzia Xinhua, l'arresto sarebbe avvenuto due settimane dopo con l'accusa di danneggiamento di proprietà pubblica e privata in "più di una circostanza".

 

Il caso di Tian Xi è oggetto di varie campagne di sostegno da parte di associazioni cinesi impegnate nella lotta contro l'Aids. Lo stesso Xi fino al giorno del suo arresto ha parlato di sé nel suo blog in una sorta di costante coming out: "sono affetto dal virus Hiv".  Il problema dell'Aids tocca da vicino la Cina: secondo stime ufficiali sono circa 740 mila le persone affette da Hiv in Cina, ma le associazioni indipendenti parlano di numeri maggiori. Le varie campagne di sensibilizzazione ufficiali sottolineano un maggior impegno da parte del governo nel rafforzamento della prevenzione in un paese dove circa 50 milioni di persone sono a rischio contagio. Secondo UNAids, le vie di contagio sono principalmente rapporti sessuali a rischio e l'uso di aghi non sterilizzati: il problema deve essere quindi affrontato migliorando innanzitutto la comunicazione tra governo e popolazione, con un maggior investimento sull'educazione e una corretta diffusione di informazioni.

 

Henan è una delle province più colpite dal virus, e le cause non vanno ricercate solo nella prostituzione o nell'uso di sostanze stupefacenti, spiegano sempre fonti ufficiali, ma dipendono ancora da una carente informazione sulla trasmissione del virus e dalla scarsa igiene adottata nelle donazioni di sangue. Ma sono in molti a chiedersi quanto potranno contare le campagne di sensibilizzazioni se alcune voci indipendenti come Xi rischiano di subire pesanti ritorsioni. Intanto Wan Yanhai, il leader di Aizhixing - nota organizzazione non governativa che si occupa dei problemi dell'HIV-, lo scorso maggio si è messo in fuga con la famiglia verso gli Stati Uniti: teme per la sua incolumità.

di Emanuela Videa

 

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