La scelta dei dirigenti locali è strategica per il successo

«Uno dei temi chiave per un'azienda che intenda impiantarsi in Cina è il management locale. Non comprendere la delicatezza del tema può causare conseguenze negative per lo sviluppo di investimenti industriali nella Repubblica popolare cinese». Questa è la premessa di Fabrizio Landi, ad di Esaote. Che continua: «Ci sono barriere linguistiche, ma questo non è solo un problema di doversi esprimere in mandarino o di saper leggere gli ideogrammi. La scelta del management per un investimento in Cina va attentamente ponderata tra il vantaggio di un cinese della diaspora (un cinese quindi nativo di Hong Kong, di Taiwan, di Singapore o di altre comunità cinesi fuori dalla madrepatria) e quello di un cinese della Repubblica Popolare, cresciuto nella iperdinamica società cinese».
Insomma, in una prima fase conviene probabilmente un manager nato ed educato a Hong Kong (se l'investimento è commerciale o finanziario) o Taiwan (se è di natura produttivo-industriale). In alternativa, molte aziende si rivolgono al mercato dei cinesi di origine di Singapore e malese. Ciò implica che, almeno all'inizio, bisogna contare su manager di cultura cinese cresciuto in un ambiente di tipo anglosassone (Hong Kong o, meno, Singapore) o, comunque, orientato alla cultura imprenditoriale occidentale (è il caso di un manager taiwanese). Esaote ha iniziato con manager di Hong Kong, cui ha poi affiancato manager malesi e di Singapore. Poi ha messo in posizione chiave manager cinesi, nati e cresciuti nella Repubblica popolare cinese. «Superata la prima fase dedicata alla comprensione tra management della casa madre e quello locale - conclude Landi – è utile ricorrere a manager nati nella Repubblica Popolare ai quali affiancare manager della casa madre non cinesi, disposti a vivere in Cina a lungo, per creare un cultural bridge verso il più grande mercato del mondo».
.Fa.
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10/06/2011