LA RIMONTA DEL DRAGONE

LA RIMONTA DEL DRAGONE

Per la Cina il 2010 è stato un anno denso di avvenimenti: dalla ripresa dell'economia alle proteste nelle fabbriche, dal caso Google alle polemiche per l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace al dissidente Liu Xiaobo, dalla nascita di una nuova agenzia di rating "Made in China" alla "guerra delle valute", dalla lotta all'inflazione alle controversie con il Giappone e alla crisi coreana, fino al superamento sugli Stati Uniti come primo consumatore di energia del mondo e al caso Wikileaks. AgiChina24 ripercorrerà attraverso quattro sezioni - Economia, Politica Estera, Politica Interna, Italia e Cina - tutte le principali notizie dell'"Anno del Bufalo".                                           
 
RIPRESA ECONOMICA E RISCHI SURRISCALDAMENTO
 
I RISULTATI DEL 2009: Secondo i dati ufficiali forniti dall'Ufficio Nazionale di Statistica, l'economia cinese è cresciuta del 10.7% nel quarto trimestre del 2009, portando così la crescita complessiva dello scorso anno allo +8.7%. "Il 2009 è stato finora l'anno più difficile del nuovo secolo per lo sviluppo cinese – si legge nel comunicato del National Bureau of Statistics – ma nel 2010 la situazione sarà migliore". Questi risultati portano la Cina a insidiare da vicino il Giappone, attualmente la seconda economia mondiale (Pechino, 21 gennaio 2010).

I RISCHI DEL 2010: "Se l'anno scorso è stato per il nostro sistema economico l'anno più difficile, questo sarà il più complesso. Tra i maggiori problemi che la Cina dovrà affrontare ci sono la corruzione, l'inflazione e i prezzi del settore immobiliare. Siamo determinati a riportare i costi delle proprietà sotto controllo entro la fine del nostro mandato, nel 2013, ma dobbiamo ammettere che il governo potrebbe non essere in grado di rimettere le briglie a questo cavallo selvaggio" (Dichiarazioni di Wen Jiabao durante una chat con i cittadini cinesi, 26 febbraio 2010).

CINA PROTAGONISTA ALLA BANCA MONDIALE: La World Bank ha aumentato la quota detenuta dalla Cina, che passa dal 2.78% al 4.42%, rendendola così il terzo paese al mondo per potere decisionale subito dopo Stati Uniti e Giappone. Le quote detenute da ogni singola nazione all'interno della Banca Mondiale corrispondono al numero di voti:gli USA, con 15.85% del totale, vantano di fatto un potere di veto, seguiti a lunga distanza dal Giappone, che possiede un 6.84%; con la riforma varata il Dragone esprime ormai un peso maggiore di quello rappresentato da colonne storiche della Banca Mondiale come Gran Bretagna, Francia e Germania (Pechino, 25 aprile 2010)
 
LA CINA E LA CRISI DELL'EURO: "La  Cina sta traendo esperienza dai fallimenti europei. Prima della crisi, l'euro era il primo concorrente del dollaro, e già il predecessore del premier Wen Jiabao, il premier Zhu Rongji, aveva convertito in euro una parte delle riserve cinesi. Ma l'euro è una moneta nuova, che deve ancora guadagnare fiducia, anche da parte della stessa Cina, e  penso che questa crisi costituisca un banco di prova determinante. Con questa congiuntura ci sarà una fuga dall'euro, almeno finché le nuvole non si saranno diradate. Ma non sappiamo quando questo accadrà: l'Europa a 27 è una realtà molto complessa, e alla Grecia potrebbero seguire anche Portogallo, Spagna e Italia" (Yao Shujie, professore di Economia e direttore della Scuola di Studi sulla Cina Contemporanea dell'Università di Nottingham, intervista ad AgiChina24, 14 maggio 2010)
 
"RISCHI NUOVA RECESSIONE GLOBALE": Una seconda recessione globale? Il primo ministro cinese Wen Jiabao l'ha definita "possibile" durante la sua visita a Tokyo, dove ha richiamato l'attenzione dei vertici imprenditoriali giapponesi sulla crisi del debito in corso in Europa. "L'economia mondiale è stabile e ha iniziato la ripresa, ma si tratta di una ripartenza lenta, caratterizzata da molte incertezze e da fattori destabilizzanti – ha detto il premier – quindi non possiamo escludere con assoluta certezza il rischio di un secondo arresto nella crescita globale" (Wen Jiabao, 31 maggio 2010).
 
PREZZI DELLE CASE ALLE STELLE: Nel mese di maggio, i prezzi delle proprietà nelle 70 principali città cinesi sono aumentati del 12.4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, un aumento di poco più contenuto rispetto al +12.8% da record registrato in aprile, segno che tutte le misure attuate dal governo centrale per arrestare una gigantesca bolla immobiliare stanno funzionando meno del previsto. E mentre i costi s'impennano, diminuisce il volume degli affari (- 25% rispetto al mese precedente),  man mano che sempre più famiglie cinesi vedono svanire la possibilità di acquistare una casa (dai dati dell'Ufficio Nazionale di Statistica pubblicati nel giugno 2010).
 
"PECHINO È DI FATTO SECONDA ECONOMIA MONDIALE": "La Cina, di fatto, in questo momento, è già la seconda economia del mondo": una frase secca, contenuta in un'intervista pubblicata sul sito ufficiale della SAFE, con la quale Yi Gang, direttore della State Administration of Foreign Exchange (l'autorità Forex cinese) sancisce il sorpasso di Pechino su Tokyo. "L'economia cinese è cresciuta dell'11,1% su base annuale nei primi sei mesi del 2010 – ha detto Yi – e, a questi ritmi, eviterà una recessione 'a doppia caduta' e riuscirà a conseguire una crescita superiore al 9% per la fine dell'anno. La Cina, quindi, al momento è già la seconda economia del mondo" (Pechino, 30 luglio 2010).
 
L'INSIDIA DELLE LOCAL INVESTMENT COMPANIES: "Ci risiamo. Per la quarta volta negli ultimi tre mesi, scatta in Cina l'allarme sulla sostenibilità del debito delle finanziare controllate dagli enti locali. Questa volta è il Financial Times a rilanciare un allarme partito da un articolo pubblicato la settimana scorsa da New Century, settimanale in lingua cinese edito dal gruppoCaixin, distintosi in passato per articoli e inchieste economiche controcorrente. La rivista, citando un rapporto interno della CBRC, ha scritto che circa il 23% dei 7660 miliardi di yuan (875 miliardi di euro) prestati dagli istituti di credito cinesi alle Local Investment Companies è "a grave rischio di default"; inoltre, solo il 27% dei progetti lanciati dai governi locali cinesi starebbe generando gli utili necessari per  ripianare i debiti contratti, mentre per il restante 50% le banche saranno costrette a esigere gli asset presentati dalle amministrazioni a garanzia dei prestiti, che nella maggior parte dei casi sono proprietà terriere. 

Le radici di questo problema stanno nel pacchetto di stimolo all'economia varato nel novembre 2008 in risposta alla crisi economica scatenata in settembre dal fallimento diLehman Brothers. In quell'occasione gran parte delle misure di rilancio venne assegnato alle autorità locali (province e municipalità), le quali non se lo fecero ripetere due volte e avviarono progetti di investimento o ampliarono iniziative già esistenti: spesso si trattava di progetti faraonici con prospettive di ritorno sul capitale alquanto arrischiate. Per aggirare i vincoli all'indebitamento previsti per le amministrazioni locali, esse hanno costituito apposite finanziarie da esse controllate che hanno contratto i finanziamenti e gestito le operazioni di investimento in infrastrutture e immobili. Il finanziamento è stato effettuato con prestiti o bond sottoscritti comunque dalle banche, le quali hanno ottenuto garanzie quasi sempre costituite da diritti di proprietà sui terreni (che in Cina sono di proprietà pubblica). E' evidente che potenzialmente si tratta di un fenomeno molto pericoloso per la stabilità del settore creditizio, ma dall'altro lato, a fronte di una situazione oggettivamente problematica, va anche tenuto presente che almeno da una certa parte dell'establishment occidentale vi è spesso, per ciò che riguarda la Cina, la tendenza a indicare un livello di criticità ancora maggiore a quello effettivamente esistente. 

Quale è la conclusione, allora? Difficile formulare una valutazione precisa. E' possibile dire, però, che sebbene il quadro mostri effettivamente elementi di una certa criticità, le spalle dei soggetti regolatori del settore creditizio (in primis la Banca Centrale) appaiono sufficientemente larghe per evitare avvitamenti pericolosi. Occhi aperti, allora, ma evitando allarmismi eccessivi" (Lorenzo Stanca, partner di Mandarin Capital Partners, editoriale pubblicato su AgiChina24 il 6 agosto 2010)

POLITBURO: POLITICA MONETARIA "PRUDENTE": "Il Politburo ha stabilito di adottare una 'politica fiscale attiva e una politica monetaria prudente' al fine di aumentare la flessibilità e l'efficacia degli interventi macroeconomici" (Agenzia Xinhua, 3 dicembre 2010)
 
LE MISURE CONTRO INFLAZIONE E BOLLA SPECULATIVA: Nell'arco del 2010, People's Bank of China ha aumentato di ben sei volte i requisiti di riserva obbligatoria delle banche, allo scopo di impedire agli istituti di credito di erogare prestiti in eccesso e drenare così la troppa liquidità in circolazione. Nel 2009, infatti, secondo i dati ufficiali, le banche cinesi hanno aperto nuove linee di credito per 9590 miliardi di yuan (circa 1100 miliardi di euro, al cambio attuale), gran parte dei quali sono stati destinati ad investimenti nel settore immobiliare. Contemporaneamente, il costo della vita ha registrato continui aumenti, soprattutto a causa dei rincari dei generi alimentari, e l'inflazione nel mese di novembre è salita del 5.1%, record assoluto degli ultimi 28 mesi, ben al di là della soglia del 3% entro la quale il governo intendeva contenerla per il 2010. La Banca centrale di Pechino ha così aumentato per ben due volte i tassi d'interesse  - a ottobre e a dicembre - di 25 punti base. 

LA "GUERRA DELLE VALUTE"
 
19 giugno 2010: Dopo quasi due anni, la Banca centrale cinese decide di sganciare lo yuan al dollaro e consentire un lieve apprezzamento della sua moneta. Nei mesi precedenti lo yuan era stato oggetto di ripetute polemiche, soprattutto da parte degli USA: Washington accusava Pechino di mantenere artificialmente basso il valore della divisa per ottenere un vantaggio sleale nelle esportazioni.
 
20 giugno 2010:  People's Bank of China diffonde un comunicato:"La parità di cambio del renminbi verrà mantenuta ad un ragionevole livello di stabilità"; in altri termini, la Banca centrale esclude una rivalutazione repentina, deludendo le pressanti richieste che arrivavano da Washington.
 
22 giugno 2010: Il tasso di cambio dello yuan sul dollaro viene fissato a quota 6,7980, confermando così la volontà di un apprezzamento graduale.
 
Agosto-Ottobre 2010: Con una serie di operazioni dirette o indirette sul proprio tasso di cambio, numerosi paesi tra i quali Giappone, Corea del Sud, Singapore, Taiwan, India, Malaysia, Brasile. Si assiste ad una serie di svalutazioni competitive, nella quale ognuno cerca di mantenere più basso il valore della propria moneta per beneficiare maggiormente dell'export. "Stiamo assistendo ad una guerra valutaria" dichiara il ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega.
 
Settembre 2010: "La Cina sta facendo davvero molto poco per rendere la sua valuta più flessibile. A giugno Pechino ha fatto un grande passo in avanti decidendo di allineare maggiormente al mercato il valore dello yuan-renminbi, ma ciò che è stato fatto fino a ora è troppo poco. Bisogna agire in modo più deciso e duraturo nel tempo. È importante per noi, ma anche per i cinesi". (Timothy Geithner, segretario del Tesoro USA).
 
Settembre 2010: "Un apprezzamento repentino dello yuan avrebbe ripercussioni enormi sulla Cina, causando la chiusura di fabbriche e un aumento della disoccupazione i cui effetti si farebbero sentire anche sulla ripresa mondiale" (Wen Jiabao, primo ministro cinese)
 
29 settembre 2010: La Camera dei Rappresentanti USA approva un progetto di legge che, se ratificato, prevede l'applicazione di sanzioni commerciali nei confronti della Cina a causa dello yuan sottovalutato. "Il motivo per cui premo sulla Cina è che lo yuan è sottovalutato. E questo significa che i beni che loro vendono qui costano circa il 10% in meno e quelli che noi vendiamo in Cina circa il 10% in più" dichiara Barack Obama.
 
8 ottobre 2010: "Non c'è nessuna guerra delle monete. Ci sono dei forti disallineamenti dei cambi che certamente ostacolano la ripresa dell'economia mondiale" (Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial Stability Board a margine degli incontri annuali del Fondo Monetario Internazionale).
 
15 ottobre 2010: "Siamo pronti a utilizzare armi non convenzionali per rilanciare la crescita" (Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, lasciando intuire un nuovo quantitative easing).
 
18 ottobre 2010: "La ripresa globale è in pericolo. In questo momento c'è il rischio che quel coro che ha combattuto unito contro la crisi si dissolva in una cacofonia di voci discordanti, man mano che ogni nazione prende una strada diversa. Tutto ciò non farà che peggiorare le condizioni di ognuno" (Dominique Strauss Kahn, presidente del Fondo Monetario Internazionale).
 
18 ottobre 2010: "La chiave di tutto sta nel restringere l'emissione di valuta delle economie più importanti, ma è molto difficile perché una nazione che storicamente detiene la moneta di riferimento del sistema non abbandona i propri interessi facilmente. La cosa più importante da fare per sostenere la ripresa globale è correggere gli errori presenti nell'attuale meccanismo monetario mondiale basato sul dollaro" (Xia Bin, membro della commissione politiche monetarie della Banca centrale cinese).
 
3 novembre 2010: La Federal Reserve annuncia un nuovo Quantitative Easing da 600 miliardi di dollari. La manovra, di fatto, equivale a stampare nuova moneta per sospingere al ribasso il valore del dollaro e sostenere così le esportazioni e l'economia americana. Gli effetti, tuttavia, si ripercuotono su altre economie, soprattutto quella cinese: come primo detentore dei titoli di Stato americani, Pechino si ritrova con un credito che diminuisce di valore. La manovra, inoltre, rischia di esportare inflazione in un'economia in espansione come quella cinese.
 
3 novembre 2010: "Ogni persona dotata di buon senso avrebbe potuto intuire fin dall'inizio degli anni '80 che il dominio americano non avrebbe potuto durare per sempre. La storia degli ultimi 40 anni ci insegna che sarebbe stato ragionevole aspettarsi uno spostamento dell'asse del potere verso le economie emergenti. Stiamo assistendo all'inizio di un'era caratterizzata da un minore predominio degli Stati Uniti e un ruolo maggiore della Cina, della quale intravediamo un lungo periodo di crescita continuata. La rapida crescita dell'economia cinese unita a quella degli altri paesi del BRIC è una chiara indicazione che il potere economico si sta finalmente ridistribuendo. Si tratta sicuramente di un cambiamento positivo, un riassesto degli equilibri internazionali; rimane da capire se saremo in grado di gestire la transizione in modo pacifico e creare un mondo migliore" (Barry Naughton, So Kwanlok Chair of Chinese International Affairs alla University of California, San Diego; intervista concessa ai margini del convegno "Dentro il modello Cina: quadro politico e sviluppo economico", promosso da AgiChina24 in collaborazione con Studi Orientali (la Sapienza), Gei e Ispi)
 
2 novembre 2010: Il vertice del G20 di Seul, che vedeva tra i punti all'ordine del giorno le tensioni valutarie, si chiude senza un accordo concreto. I paesi partecipanti ribadiscono "un fermo impegno a cooperare per raggiungere gli obiettivi di una crescita forte, sostenibile ed equilibrata". Nel documento finale si legge inoltre che i leader delle potenze che hanno preso parte al vertice intendono "rimanere vigile sugli eccessi di volatilità delle valute" e  respingono "il ricorso alle svalutazioni competitive".  In conclusione, la vigilanza viene affidata al Fondo Monetario Internazionale, mentre il gruppo di lavoro sul framework raccoglie l'incarico di "sviluppare linee guida che andranno poi comunicate ai Governatori delle banche centrali e ai ministri delle Finanze, fissando una prima verifica entro i primi sei mesi del prossimo anno".
 
NASCE LA PRIMA AGENZIA DI RATING "MADE IN CHINA"
 
12 luglio 2010: Dagong Global Credit Rating Co., agenzia con sede a Pechino, presenta il suo primo report mondiale sul debito sovrano.  "Le 3 famose agenzie di rating Usa condividono lo stesso retroterra culturale e adottano l'ideologia occidentale, specialmente nel valutare il sistema politico di un paese, e pertanto i loro rating sono influenzati da questo fattore. Il fatto che tutt'e tre abbiano sede negli Usa, inoltre, potrebbe viziare la loro indipendenza, potrebbe fare di loro dei rappresentanti degli interessi americani e forse di qualche altra economia sviluppata, quindi i loro rating potrebbero non essere così oggettivi come ci si aspetta. Noi, d'altra parte, rifiutiamo un criterio ideologico, e invece di  valutare il sistema politico di un paese puntiamo su altri elementi, come la capacità di crescita. Dopo la crisi finanziaria globale abbiamo capito che è molto importante fornire informazioni al mondo intero, ma il sistema attuale di rating è unicamente a guida americana". "Dadong è al 100% privata, e questo ne garantisce l'indipendenza. Ci sono due soci che detengono il 60% e il 40% della società. Cosa penserebbe un occidentale, se dicessi che uno dei soci fa parte del governo? Io penso che se uno dei due fosse in qualche modo legato al governo, forse il Paese potrebbe anche  riporre maggiore fiducia nella nostra compagnia" (dall'intervista esclusiva concessa ad AgiChina24 da Guan Jian Zhong, presidente di Dagong Global Credit Rating Co.)


di Antonio Talia
 
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