La recessione globale frena l'export cinese

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La crisi globale presenta il conto anche al made in China. A dicembre, le esportazioni sono ammontate a 111 miliardi di dollari, in calo del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Si tratta della peggiore performance degli ultimi dieci anni. Tuttavia, dopo l'improvvisa inversione di tendenza di novembre (-2,2%), per dicembre gli osservatori avevano messo in conto una contrazione maggiore (-5,3%). «Non è stato un mese così disastroso come ci aspettavamo», ha commentato Qing Wang, di Morgan Stanley.
Il disastro, però, è arrivato sul fronte delle importazioni precipitate del 21,3% annuo, a 72 miliardi di dollari. L'idea che la domanda domestica cinese potesse bilanciare il vuoto della domanda internazionale si è rivelata dunque una chimera.
Anche il calo dell'import è effetto della recessione globale. Vedendosi costretta a ridurre la pressione sulla propria macchina manifatturiera, la Cina ha comprato sui mercati meno materie prime; inoltre, per effetto della forte riduzione dei prezzi del petrolio, ha speso meno. D'altro canto, le aziende cinesi hanno continuato a ridurre le scorte in previsione di una contrazione dei mercati internazionali, come dimostra la flessione delle importazioni di semilavorati e beni strumentali.
A dicembre il surplus commerciale è rimasto in alta quota: 39 miliardi di dollari, che per l'intero 2008 spingono l'avanzo al record storico di 295 miliardi di dollari, 33 miliardi in più rispetto all'anno precedente.
I settori più colpiti dalla paralisi del commercio mondiale sono quelli che hanno fatto la fortuna del made in China: la manifattura leggera, oltre ai macchinari industriali e all'elettronica (che rappresenta un terzo delle esportazioni).
L'area più colpita è l'Asia. A dicembre i flussi commerciali con gli altri paesi della regione sono diminuiti di più rispetto a quelli con le altre aree del mondo. Il mese scorso, le importazioni dagli Stati Uniti sono aumentate del 6,5% su base annua, mentre quelle dai Paesi asiatici sono scese tra il 30 e il 40 per cento.
In attesa che il piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari inizi a far sentire i suoi effetti, a Pechino non resta che continuare a scommettere sulla politica monetaria. Negli ultimi tre mesi del 2008, la People's Bank of China ha ridotto ben cinque volte i tassi d'interesse. Ma non è finita: secondo alcuni osservatori, prima del Capodanno Cinese, che inizierà alla fine della settimana prossima, la Banca centrale potrebbe tagliare il costo del denaro di altri 54 punti base.
ganawar@gmail.com

14/01/2009