La nuova giovinezza di Roger Vivier

Un'acquisizione, quella del marchio Roger Vivier, fatta quasi in sordina da Diego Della Valle una decina d'anni fa. Poi la scelta di Bruno Frisoni come direttore creativo, lo stilista che con pazienza e passione, stagione dopo stagione, ha lavorato a un delicato equilibrio tra Dna del marchio e iniezioni di contemporaneità. Affiancato da Ines de la Fressange, figura di spicco della moda francese, con un passato di modella e stilista, ma allo stesso tempo donna spumeggiante e dai mille talenti, difficilmente inquadrabile come testimonial: il suo ruolo è infatti quello di allegra ambasciatrice d'eccezione del brand. Scriviamo allegra perché è questo l'aggettivo che viene in mente vedendo i cortometraggi in cui indossa le varie collezioni di borse e scarpe. «Abbiamo pensato fin dall'inizio a legare l'immagine del marchio a una figura femminile e il nome di Ines è venuto naturale – racconta Frisoni a Shanghai, dove giovedì è stata inaugurata la prima boutique della mainland China –. Ines è perfetta perché ha il suo stile indipendentemente da tutto, come vorrei fosse per ogni donna che sceglie Roger Vivier. Amo le donne che non seguono le mode, non vogliono sapere qual è il trend del momento e non si sentono obbligate a esibire alcun logo. Acquistano un prodotto di un certo marchio perché cercano un certo stile e allo stesso tempo sono sicure di quello che già possiedono».
Il risultato dell'alchimia tra Bruno Frisoni e la sua musa – e amica – Ines de la Fressange è che Roger Vivier, marchio entrato nel 2000 nell'orbita del gruppo Tod's di Diego Della Valle, ha continuato a crescere conquistandosi un posto di rilievo nella nicchia delle calzature e degli accessori di lusso. Nei primi sei mesi del 2010 i ricavi sono arrivati a 9,5 milioni, in crescita del 28,3% rispetto ai 7,4 milioni del primo semestre 2009, e nello scorso anno sono stati aperti negozi a Hong Kong, Taipei, Osaka e Miami, che si sono aggiunti a quelli di Parigi, Londra, Milano e New York.
Oltre che alle scarpe, Bruno Frisoni si è dedicato a borse, piccola pelletteria, bigiotteria-gioielleria e occhiali: «Per i prossimi due anni mi concentrerò esclusivamente su Roger Vivier, "congelando" l'impegno sul marchio che porta il mio nome – spiega lo stilista –. Mi piace pensare a quello che facciamo come "lusso industriale": non tutto è fatto a mano, ma ogni cosa è fatta sfruttando il know how artigianale sviluppato negli anni in Italia, un know how che si è evoluto in una pratica semi-industriale. Roger Vivier oggi è un prodotto che nasce in Francia, si evolve in Italia e poi è pronto per il mondo. Questa "natura composita" mi assomiglia molto», sorride Frisoni, nato in Francia da genitori emiliani. La collezione di scarpe, borse e gioielli per la prossima primavera-estate è tra le più articolate e gioiose create finora dallo stilista, uomo di frivola, ma assai raffinata intelligenza. «Prendo un foglio bianco e disegno con tutto quello che ho a portata di mano, matite, pennarelli, acquerelli. Penso sempre alla figura intera di una donna, non solo ai suoi piedi o alle sue gambe. Anche per questo fin dall'inizio mi è venuto naturale creare borse, oltre che scarpe». L'ispirazione può venire da qualsiasi cosa: Frisoni, come tutti gli artisti, si muove nel mondo assorbendo ogni stimolo, con tutti i suoi sensi. Osserva con occhio discreto e inesauribile curiosità ciò che lo circonda e poi traduce, per le vie imperscrutabili della creatività, la sua visione del mondo nelle sue collezioni.
Dopo la Cina, visiterà New York e Miami, incontrando in boutique le clienti Roger Vivier: «Per uno stilista è divertente e importante vedere chi sceglie il tuo prodotto e come lo indossa: anche quando sono a Parigi vado spesso in negozio, non potrei fare a meno del contatto con le persone, mi piace vedere cosa preferiscono ed è interessante cercare di capire, o intuire, il perché».
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18/10/2010