La lunga marcia cinese alla R& S: più 20% all'anno

PECHINO
I prezzi delle case a Zhongguancun, il quartiere delle università e della scienza di Pechino, sono i più cari della città, e ormai hanno raggiunto quasi il costo degli appartamenti al centro di Roma o di Milano. Che, almeno in questo caso, non siano sopravvalutati e non si tratti di una bolla lo dicono gli addetti scientifici delle varie ambasciate, che scuotono tutti la testa sconsolati o entusiasti. Ma concordano: il livello della ricerca qui è ormai internazionale, in circa 20 anni la Cina è passata da nano a gigante tecnologico.
Secondo un recente studio della Royal Society di Londra, l'accademia scientifica britannica, entro il 2013 Pechino diventerà il numero uno per quantità di articoli scientifici pubblicati, mentre già ora, da un paio di anni, è numero due, dietro solo agli Usa. La velocità della progressione è stata straordinaria. Nel 1996, il primo anno in cui venne condotto questo studio, gli Usa avevano 292.513 pubblicazioni scientifiche, oltre undici volte le 25.474 pubblicazioni cinesi. Appena 12 anni dopo, nel 2008, le pubblicazioni americane erano diventate 316.317 mentre quelle cinesi erano balzate a 184.080. Pur a questa velocità si pensava che la Cina avrebbe superato gli Usa solo intorno al 2020.
Questo successo, poi, potrebbe essere solo l'inizio di un'ascesa scientifica della Cina. La necessità d'innovazione, infatti, è una dei bisogni vissuti con maggiore drammaticità dal Paese, che sente di avere ancora basi scientifiche deboli. Oltre l'80% dei brevetti fortemente innovativi viene ancora da Europa e Stati Uniti, la Cina e il resto del mondo insieme contribuiscono con poco più del 10 per cento.
Per rimontare questo importante gap, Pechino ha apprestato una strategia a più livelli. Innanzitutto, la spesa. Che dal 1999, per quanto riguarda ricerca e sviluppo, è aumentata del 20% all'anno, il doppio della crescita del Pil: ora è intorno ai 100 miliardi di dollari l'anno e continuerà a salire. E l'attuale 12° piano quinquennale (2011-2015) prevede che a ricerca e sperimentazione sarà dedicato il 2,2% del Pil, con il progetto di trasformare il Paese in un gigante tecnologico.
Un altro aspetto è la lotta al plagio e la protezione della proprietà intellettuale. Il ministro della Scienza e tecnologia, Wan Gang, si è impegnato solennemente al riguardo, e ciò non per rispetto agli stranieri che da quasi 20 anni si lamentano dei furti cinesi, ma perché è necessario allo sviluppo scientifico interno. Se i brevetti stranieri non sono protetti, ancora peggio capita per i brevetti cinesi, rubati a man salva dai compatrioti. Senza alcuna protezione, gli scienziati cinesi sono disincentivati all'innovazione. O, peggio, portano le loro scoperte all'estero. La stampa dà quindi grande rilievo a casi di professori famosi scoperti a rubare idee altrui e per questo licenziati in tronco. Wan Gang ha promosso con il ministro italiano Renato Brunetta un centro di scambio per l'innovazione tecnologica che dovrebbe tutelare il made in Italy assicurandogli pezzi crescenti di mercato cinese.
Ma la vera, grande strategia di lungo termine che la Cina sta affrontando è quella dell'educazione: Pechino cerca di migliorare la qualità della formazione e vorrebbe anche modificare il metodo di educazione dei ragazzi. Infatti, al di là dei numeri impressionati di laureati in ingegneria o materie scientifiche (due milioni all'anno), al li là degli atenei di punta (un ragazzo di Qinghua, a Pechino, ha borse di studio per andare a fare dottorati dove vuole), molti laureati cinesi non sono eccellenti. Il sistema scolastico è rigidamente piramidale e la selezione comincia dall'asilo, ma non ci sono tanti bravi insegnanti in rapporto ai tanti nuovi studenti e molti così restano indietro. Inoltre esistono problemi nel metodo d'insegnamento. I ragazzi a scuola sono considerati più o meno come recipienti da riempire di nozioni e conoscenze, ma c'è poca enfasi nello sviluppo di un pensiero creativo. Molti dirigenti cinesi, quindi, vedono nel sistema educativo la radice della scarsa capacità d'innovazione dei giovani.
Per riparare a questo, il Paese si sta muovendo a tutti i livelli. Alla scuola centrale del partito stanno introducendo corsi di storia dell'arte o di poesia per aiutare il pensiero critico e creativo dei dirigenti cinesi. Più alla base, alcuni pedagoghi hanno introdotto asili Montessori a Pechino e sono andati in visita presso gli asili di Reggio Emilia, celebri in tutto il mondo per lo sviluppo della creatività nei bambini, tornando entusiasti e perplessi: i genitori cinesi vogliono infatti che i loro figli imparino qualcosa di concreto dalla scuola. Quell'"esplorare il mondo" che s'insegna in Emilia cos'è concretamente? Inoltre, anche i genitori più innovativi pensano che il bambino per andare all'università in Cina deve comunque entrare in un sistema scolastico che predilige l'apprendimento di nozioni all'analisi critica.
Esistono piani che incoraggiano i ragazzi a studiare all'estero per poi rientrare in patria. Ma soprattutto c'è una febbre che corre in tutto il Paese che dà valore allo studio e non ha paura di cambiare le cose. Questo il dato profondo che sta spingendo la crescita esponenziale dell'innovazione tecnologica cinese, per cui tutte le difficoltà attuali possono essere lette come opportunità per un ulteriore miglioramento. E se è così, i prezzi delle case a Zhongguancun sono ancora sottovalutati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

30/04/2011