LA LOCOMOTIVA CINESE SUL PUNTO DI RALLENTARE

Pechino, 18 mag- E se l'economia cinese avesse già raggiunto il massimo livello di espansione possibile per il 2010? È quanto suggeriscono due rapporti distinti, pubblicati ieri. Il Leading Economic Index (LEI), un importante indicatore elaborato da Conference Board, ha registrato un aumento dell'1.1% nel mese di marzo; ma gli analisti dell'istituto di ricerca di New York avvertono che potrebbe non esserci più spazio per una crescita ulteriore nel resto dell'anno: "I costruttori cinesi, nei mesi scorsi, hanno accelerato i progetti ai quali stavano lavorando in previsione di una serie di restrizioni sul settore immobiliare da parte del governo, che in seguito sono state puntualmente applicate,- ha dichiarato Bill Adams, analista di Conference Board a Pechino- e il recente comportamento del LEI in Cina indica che difficilmente assisteremo a un'ulteriore espansione nei prossimi mesi". Contemporaneamente, UBS Securities ha diffuso una nota con la quale avverte i clienti che gli scambi commerciali con la Cina stanno rallentando: "La Cina sta riducendo le importazioni di commodities, incluso il rame, i mercati temono le restrizioni al credito applicate  dal governo e gli effetti negativi della crisi del debito nell'Eurozona",si legge nel rapporto. Il petrolio ha effettivamente toccato il punto più basso dell'anno, scendendo al di sotto dei 70 dollari a barile prima di piazzarsi lievemente al di sopra di questa soglia, mentre il prezzo del rame è sceso del 6%, situandosi al livello più basso degli ultimi 15 mesi, e i costi di tante altre materie prime sono diminuiti sensibilmente; molti osservatori sottolineano anche l'entrata in gioco di fattori "stagionali": gran parte degli acquisti cinesi, infatti, si concentra nei primi mesi dell'anno. Dopo la crescita dell'8.7% registrata nel 2009 e l'esaltante +11.9% del primo trimestre 2010, insomma, quella che molti ritenevano la locomotiva alla testa della ripresa globale sembra sul punto di rallentare: Pechino ha già intrapreso numerosi passi per raffreddare la politica monetaria espansiva applicata finora, principalmente attraverso un aumento dei requisiti di riserva obbligatoria delle banche, mentre le aspettative su un aumento dei tassi d'interesse e addirittura sulla tanto attesa rivalutazione dello yuan crescono di giorno in giorno. Il pacchetto di stimoli all'economia da 4mila miliardi di yuan varato nel novembre 2008 contro la crisi e, soprattutto, la crescita record dei nuovi prestiti registrata l'anno scorso (9590 miliardi di yuan) hanno condotto a una febbre degli investimenti sul mattone contro la quale l'esecutivo è sceso in campo direttamente:  sabato scorso il premier Wen Jiabao ha  ribadito che il governo agirà "con decisione e fermezza" per bloccare il surriscaldamento del settore immobiliare, che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi delle case. Una conferma ufficiale delle aspettative è arrivata da Chen Dongqi, vicedirettore dell'istituto di ricerche macroeconomiche della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme- il principale organo di pianificazione economica del paese-, secondo il quale la crescita della Cina scenderà attorno al 10% per il resto dell'anno. 


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