La Inglass di Treviso replica in Cina

Claudio Pasqualetto
TREVISO
La Cina è un must. Maurizio Bazzo, presidente della trevigiana Inglass, taglia corto sui dubbi che qualcuno ha manifestato sugli investimenti nel Paese asiatico. Lui ha aperto in questi giorni una fabbrica tutta nuova ad Hangzhou, poco lontano da Shanghai, che è la fedele replica anche architettonica della casa madre, tanto che a dirigere i lavori è stata chiamata un'impresa di costruzioni italiana. Un investimento di 7,5 milioni di euro. Coraggioso perché il segmento in cui opera Inglass è quello dell'automotive che non gode esattamente di ottima salute.
«Noi però - precisa Bazzo - non siamo semplici fornitori delle grandi case automobilistiche, siamo veri e propri partner, condividiamo con loro parte della progettualià, nicchie di ricerca. Siamo in Cina in questa veste, per dare un servizio a 360 gradi più che un prodotto finito, con una fabbrica che ha assunto finora un centinaio di persone potendo scegliere fra ingegneri e tecnici qualificatissimi e che hanno alle spalle una rete, quella di Shanghai, fatta da 15 Università con otto Politecnici. Produrremo qui per i nostri clienti che hanno fabbriche in Cina ma abbiamo da subito avviato anche un nucleo di ricerca che opera in parallelo con quello della nostra sede centrale a San Polo di Piave». Inglass è un caso da manuale, con un fatturato passato in tre anni da 31 a 47 milioni di euro. Nata come azienda produttrice di stampi per materie plastiche ha trovato la sua nicchia di successo nella fanaleria per auto. In quest'ambito non ha praticamente concorrenti forte anche di una serie di brevetti che le hanno permesso di proporre alle case automobilistiche pezzi sempre più grandi della carrozzeria da realizzare in policarbonato. Pezzi che hanno il vantaggio di essere resistentissimi ma anche leggeri, andando così a incidere direttamente sui consumi e sulla compatibilità ambientale della vettura.
«Siamo già presenti in una ventina di Paesi in tutti i continenti per essere vicini alle grandi case e offrire non solo i nostri stampi ma anche una assistenza tecnica e progettuale completa - sottolinea Bazzo -. In Cina era praticamente un obbligo aprire non solo una filiale tecnica o commerciale ma anche una vera e propria sede con produzione e ricerca. Certo nel mondo dell'automobile oggi c'è più di qualche problema, dal ritardo nei pagamenti alla frenata imposta a tanti progetti di sviluppo, ma la Cina resta comunque un punto di snodo fondamentale sia per i margini di crescita interna di questo mercato sia per una presenza produttiva che, anche se non ha ancora picchi di qualità tali da parificarla all'industria europea o americana, sta letteralmente bruciando i tempi anche nel saper fare».
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03/09/2009