La guerriera gentile sfida la Cina

Rita Fatiguso
MILANO
Il governo di Pechino la detesta, sinceramente ricambiato. Rebiya Kadeer è una donna esile come un fil di ferro, stretta nel suo cappottino nero, le sottili trecce grigie e il copricapo musulmano di raso verde smeraldo, gira l'Europa con il fido braccio destro-interprete Alim Seytoff. La missione è far conoscere la condizione del popolo uiguro, di cui Rebiya è l'autoproclamata leader in esilio, negli Stati Uniti, Washington D.C.
Dopo le esecuzioni per la rivolta di Urumqui del luglio scorso, lo Xinjiang è come racchiuso in una bolla d'aria. Non crede che il suo attivismo in Occidente possa scatenare ulteriori contraccolpi sulla vita della minoranza uigura?
La mia gente sta male e da tanto tempo ormai, che l'eco di ciò che faccio io non potrà peggiorare le cose. Aggiungo, le cose vanno male non solo per la mia comunità, ma anche per i cinesi han, cioè l'altra metà della popolazione. Nel centro di Urumqui c'è un palazzo, completamente annerito ed evacuato, ospitava tutte le attività economiche uigure. È ancora lì.
Non teme che lo Xinjiang possa isolarsi ancora di più dal resto del mondo? Che ne è delle aziende straniere che si sono stabilite laggiù, in una terra sterminata, ricca di risorse strategiche per la Cina?
Non è di questo che dobbiamo preoccuparci. Noi vogliamo aprire un negoziato con il governo di Pechino per risolvere le cose.
Lei in questi giorni è ospite del Festival della Modernità, dedicato al tema «la diplomazia e la pace», insieme ad altri autori e voci "contro". Non intravvede un rischio legato al fatto di diventare una sorta di fenomeno mediatico? È praticabile un negoziato senza una controparte politica riconosciuta?
Noi non pensiamo affatto di diventare un partito politico. Ci basta essere quello che siamo: l'associazione degli uiguri, l'Uyghurcongress, e tali vogliamo rimanere. Perché è così che possiamo esercitare una pressione su Pechino. Posso fare io una domanda?
Prego, faccia pure.
Dove posso trovare una copia della mia autobiografia ("La guerriera gentile", ed. Corbaccio, scritta con Alexandra Cavelius) tradotta in italiano?
© RIPRODUZIONE RISERVATA

28/11/2009