LA GRANDE TRUFFA DEL PIL DELLE PROVINCE

 Roma, 2 giu.- I dati sul PIL forniti dalle province e quelli elaborati dal governo centrale non coincidono: le voci che in Cina circolavano già in settimana sono state confermate da un economista del governo che ha raccontato alla stampa come sempre più spesso i governi locali arrivino a falsificare i dati, pur di raggiungere gli obiettivi fissati da Pechino. Secondo quanto riportato dal quotidiano "Legal Mirror", la quasi totalità delle 29 province che lo scorso fine settimana hanno pubblicato i dati del PIL ha dichiarato nell'ultimo trimestre una crescita dell'11%, un aumento ulteriore rispetto al +10,3% registrato nei tre mesi precedenti. Il PIL totale delle province relativo al primo semestre ammonterebbe così a 2,66 miliardi di dollari (circa 2 miliardi e 35 milioni di euro), una cifra che supera di 118.110 milioni quella ufficiale di 2,54 miliardi (1 miliardi e 571 milioni di euro) fornita dall'Ufficio nazionale di statistica. "Non si tratta di un fenomeno nuovo"ha spigato Yuan Gangming, economista dell'Accademia cinese di scienze sociali. "I dati comunicati dai governi locali sono sempre più alti di quelli del governo centrale e il motivo risiede nel fatto che alcuni governi falsificano i dati al fine di farli sembrare migliori".
Sulle pagine del Global Times, invece, il vice direttore dell'Ufficio di statistica della provincia dell'Hubei Ye Qing, ha spiegato che il fenomeno sarebbe da attribuirsi "a una doppia contabilità, dovuta alla cooperazione tra province diverse " e al fatto che "i metodi di calcolo del PIL delle amministrazioni locali potrebbero essere differenti da quelli usati dal governo centrale".


Nel frattempo,  al fine di limitare i danni, l'Ufficio nazionale di statistica ha emesso una circolare per chiarire e uniformare le modalità di calcolo, ma il fenomeno, effettivamente, è tutt'altro che nuovo: i dati presentati nell'ottobre scorso, ad esempio, sforavano quelli nazionali di ben 2500 miliardi di yuan (circa 250 miliardi di euro al cambio dell'epoca) e delle 31 tra province, regioni autonome e municipalità che compongono la galassia amministrativa locale cinese, più della metà aveva presentato tassi di crescita a due cifre, mentre solo tre (Shanxi, Xinjiang e Shanghai) erano riuscite nell'ardua impresa di  conseguire risultati inferiori alla media nazionale. All'epoca, inoltre, erano filtrate molte voci su una riunione tenutasi nella seconda metà del mese a Wuhan, nel corso della quale l'Ufficio nazionale di statistica avrebbe forzato i funzionari di metà delle province cinesi ad abbassare i numeri che erano sul punto di presentare, definendoli "gonfiati artificialmente". E se da tempo il direttore dell'Ufficio Ma Jiantang esprime tutto il suo disappunto verso le amministrazioni locali, professori come Zhou Dunren dell'Università Fudan di Shanghai propongono una riforma delle statistiche con la quale concentrarsi non solo sulla quantità di PIL prodotta, ma anche sulla qualità: un accorgimento che dovrebbe dissuadere le amministrazioni dal presentare risultati troppo entusiastici.  

 

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