La Gdf all'offensiva sull'import di beni cinesi

La Guardia di finanza avvia controlli fiscali più serrati nei confronti delle imprese che hanno importato prodotti tessili dalla Cina a un valore inferiore a quello accertato.
A prevederlo è una direttiva emanata dal Comando generale delle Fiamme gialle il 26 luglio 2011. Si tratta, in pratica, di casi di sottofatturazione all'importazione. Vale a dire delle dichiarazioni rese in Dogana al momento dell'importazione di capi di abbigliamento di origine cinese nei Paesi membri dell'Unione europea, di valori imponibili inferiori a quelli reali. In questo modo è possibile evadere i diritti doganali che dovrebbero essere invece commisurati all'effettivo prezzo della transazione.
Oltre alle contestazioni doganali, anche di tipo penale, verranno formulati rilievi fiscali connessi a questa tipologia di violazioni. Il meccanismo fraudolento è basato, quindi, sulla presentazione in dogana di fatture, nelle quali viene esposto un valore inferiore al reale prezzo della transazione.
La direttiva pone le linee guida dei piani operativi diretti alla prevenzione e alla repressione delle frodi in materia di Iva nazionale e comunitaria come previsto dall'articolo 83, commi 5, 6 e 7 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112.
L'amministrazione finanziaria ha già individuato i soggetti da controllare attraverso una precisa procedura di selezione delle migliaia di dichiarazioni doganali relative all'importazione di prodotti tessili provenienti dalla Cina.
In dettaglio, è stato individuato il codice merceologico corrispondente alle t-shirt di cotone, ritenute tra le merci più rappresentative nel contesto fraudolento esaminato. Sono state poi estratte tutte le dichiarazioni doganali riferite a questa categoria merceologica – circa 35mila – dal 2005 a ottobre 2008.
Sono state poi selezionate le posizioni ritenute maggiormente esposte al rischio di frode: per esempio, quando il valore delle merci è superiore a 50mila euro all'anno; quando il peso delle merci importate è superiore a 30mila chilogrammi all'anno; quando il valore medio delle spedizioni risulta inferiore a tre euro a chilogrammo.
Saranno rilevati i soggetti nei confronti dei quali risultano presenti segnalazioni nella banca dati antifrode dell'agenzia delle Dogane, ovvero incongruenze nel rapporto tra reddito dichiarato, volume d'affari conseguito e crediti d'imposta maturati.
Nei confronti di alcuni importatori selezionati attraverso questa metodologia di indagine sono stati già rinvenuti documenti che proverebbero la dissimulazione e casi di sottofatturazione. In particolare, si tratta di fatture pervenute da autorità estere o reperite nell'ambito delle attività di polizia giudiziaria o tributaria espletate. Oppure di copie di bonifici bancari che hanno evidenziato il valore di transazione effettivo, diverso e superiore rispetto a quello dichiarato.
Le contestazioni fiscali relative a queste indagini potrebbero riguardare sostanzialmente la deducibilità delle fatture recanti un importo pari alle bollette doganali "sottostimate", oggetto di accertamento da parte degli uffici doganali, in quanto rappresentare costi da reato.
Potrebbero ancora presentarsi ipotesi di acquisti in nero cioè a dire di omessa contabilizzazione delle fatture relative alle merci importate al fine della loro successiva vendita in nero. Infine, ulteriori controlli potrebbero riguardare la deduzione di fatture relative ad operazioni inesistenti, recanti l'indicazione del "valore normale" della merce importata.
Infatti, l'acquirente, dopo aver importato merci sottofatturate, risparmiando sui dazi doganali, potrebbe aver registrato nella propria contabilità un valore superiore a quello dichiarato in dogana avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti, con conseguente evasione d'imposta.
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Il quadro
01 | LA DIRETTIVA
La direttiva emanata dalla Guardia di Finanza il 26 luglio 2011 prevede più stringenti controlli nei confronti delle imprese che hanno importato prodotti tessili dalla Cina
02 | IL FENOMENO
Si punta a frenare i casi di sottofatturazione, vale a dire delle dichiarazioni rese in Dogana al momento dell'importazione di capi di abbigliamento di origine cinese nei Paesi della Ue, di valori imponibili inferiori a quelli reali, evadendo i diritti doganali che dovrebbero essere commisurati al prezzo effettivo

06/08/2011