La crisi fa decollare il distretto cinese

Silvia Pieraccini
PRATO
La crisi dell'economia mondiale non tocca il distretto cinese dell'abbigliamento di Prato, che, anzi, continua a crescere e a conquistare mercati internazionali, forte di abiti a basso prezzo e confezione rapida (il cosiddetto fast fashion) che possono vantare l'etichetta made in Italy. E forte anche di una ragnatela di illegalità che, come dimostrano i controlli dell'Agenzia delle entrate e delle forze dell'ordine, ha ormai contagiato tutti i segmenti della filiera, dall'import di tessuti alla cucitura degli abiti, fino al trasporto ai clienti di tutta Europa (più di 360 milioni i capi d'abbigliamento prodotti ogni anno dalle aziende cinesi di Prato, con un giro d'affari di circa 2 miliardi, per oltre la metà sommerso; il 70% venduto all'estero).
Il business delle magliette a pochi euro continua a marciare spedito. Nell'ultimo trimestre dell'anno scorso le aziende di abbigliamento di Prato - per l'83% in mano a titolari o soci cinesi - sono cresciute ancora, fino a toccare quota 3.144 (+9,4% sul 2007, secondo i dati della Camera di commercio), e a superare le storiche imprese tessili della provincia (scese del 5,4% a 3.121). Nei primi tre mesi del 2009, il trend di crescita delle aziende di abbigliamento è proseguito a ritmo sostenuto, con un saldo positivo di 129 aziende e uno stock di 3.271.
Il dinamismo del settore abbigliamento - marginale fino a dieci anni fa a Prato, distretto da sempre specializzato nella produzione di filati e tessuti - è confermato dall'export, che nel 2008 ha segnato, a livello provinciale, un balzo del 15% sfiorando i 250 milioni. «L'andamento dell'export mostra la tendenza di crescita dell'abbigliamento - spiega l'economista Donato Berardi - ma alimenta anche non pochi dubbi sull'attendibilità delle rilevazioni ufficiali: 250 milioni di vendite all'estero non sembrano coerenti con l'aumento delle aziende cinesi». Un sistema di produzione che, proprio per i forti aspetti di illegalità, alimenta rischi per l'intero sistema economico.
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24/04/2009