La Cina si muoverà per prima poi sarà la volta di Fed e Bce

La prima mossa verrà, forse, da oriente. Secondo gli economisti di Citibank, sarà la Cina, sempre alle prese con il rischio di un surriscaldamento economico, il primo fra i grandi paesi mondiali ad avviare una politica di rialzo del costo del denaro, già a partite dal terzo trimestre 2010.
Successivamente, verso fine anno, dovrebbe essere la volta della Fed americana, mentre la Banca centrale europea dovrebbe muoversi al rialzo all'inizio del 2011. Il Giappone, infine, avvierà il restringimento della politica economica ancora più avanti, verso la fine del prossimo anno.
Al momento le banche centrali sono ancora in differenti fasi di supporto alla liquidità dei rispettivi sistemi-paese, ma le principali – Fed, Bce e BoJ – hanno recentemente indicato che la strategia dei tassi bassi continuerà ancora per un po'.
Detto questo, osserva però l'ultimo Horizons di Julius Baer, certamente «il tema principale del 2010 sarà la normalizzazione delle politiche monetarie espansive degli istituti di emissione». La ripresa mondiale asincrona genera strategie di uscita diverse. «Se le autorità monetarie minori hanno già alzato i tassi o lo faranno nel corso del prossimo anno – aggiungono gli economisti di Julius Baer –, quelle più importanti nei paesi sviluppati difficilmente daranno inizio a questo processo prima del 2011».
Il rischio, troppo grande per essere giocato, sarebbe strangolare una ripresa che è appena agli inizi e non ha ancora raggiunto la velocità di crociera.
D'altra parte, aggiungono a Julius Baer, «la mancanza di spinte inflazionistiche in un contesto di basso utilizzo delle capacità consente alle banche centrali di proseguire più a lungo del previsto le politiche espansionistiche. La nostra idea è che quelle maggiori, come la Fed o la Bce, preferiscano ridurre gradualmente le posizioni di bilancio, prima di accollare alla fragile ripresa l'onere di tassi più alti».
Negli Stati Uniti, osservano a Citibank, «la politica monetaria è complicata dalle incertezze sui tempi dell'uscita dalla politica dei tassi vicini a zero e dall'appesantimento del bilancio della Fed», che si è imbottita di "titoli tossici" per salvare la sostenibilità del sistema.
L'exit strategy americana dovrebbe iniziare sul finire dell'anno, sulla spinta dell'atteso miglioramento della fiducia dei consumatori e di un'inflazione che, almeno per un anno o due, sarà sotto controllo.
La Bce, invece, ha già annunciato di volere mantenere i cordoni della borsa larghi fino agli inizi del 2011. «Il deleveraging del sistema creditizio – osservano a Citibank – ha posto in essere un freno alla domanda di consumi del settore privato, quindi c'è da aspettarsi che in Europa l'uscita dalle politiche di sostegno monetario e fiscale sarà tendenzialmente graduale».
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25/01/2010