La Cina scalda i motori

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La produzione industriale rialza la testa. Le esportazioni non sono più in caduta libera. Il settore immobiliare ha riacceso i motori. I consumi domestici restano tonici. E le banche hanno ripreso a erogare prestiti a livelli record.
«L'economia inizia a mostrare delle dinamiche positive, anche se abbiamo di fronte ancora molte difficoltà», ha detto domenica scorsa Wen Jiabao, annunciando che a marzo la produzione industriale ha registrato un incremento anno su anno dell'8,3%, contro il deludente +3,8% dei due mesi precedenti. Le parole del premier cinese trovano del resto conferma in altri dati congiunturali annunciati di recente da Pechino, e da cui emerge qualche timido segnale di risveglio dell'economia del Dragone. Ma trovano conferma anche nella percezione di alcuni manager e imprenditori che lavorano in settori particolarmente "sensibili" ai venti di ripresa, come il tessile e i trasporti. Dopo mesi di paralisi assoluta – spiegano gli operatori – nelle ultime settimane le fabbriche cinesi (quelle con le spalle più larghe che sono riuscite a sopravvivere alla crisi globale) hanno assistito a un ritorno degli ordini da parte dei loro grandi committenti stranieri.
«In tutto il mondo la gente ha tagliato i consumi, ma deve pur sempre continuare a vestirsi – spiega un produttore di abbigliamento del Zhejiang –. Così, dopo aver ridotto a zero le scorte, ora i retailer americani ed europei si trovano costretti a comprare qualcosa almeno per riempire gli scaffali per la prossima stagione. E, nonostante la crisi, la Cina resta la fonte di outsourcing ancora preferita da tutti». La ripresina cinese, dunque, sembra dietro l'angolo. Secondo gli economisti, diventerà visibile nel secondo semestre del 2009, quando il piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato dal Governo lo scorso autunno inizierà a estendere i suoi benefici all'intera congiuntura.
I grandi partner commerciali di Pechino non aspettano altro. Ma è bene non farsi troppe illusioni. La Cina, infatti, da sola non potrà certamente trainarsi dietro le economie del resto del pianeta. E, soprattutto, non tutti potranno godere in ugual misura dei frutti della ripresa cinese prossima ventura.
Chi allora beneficerà maggiormente dell'atteso rimbalzo della domanda interna cinese? «Sicuramente i Paesi che esportano in Cina materie prime e beni capitali. Molto meno, invece, quelli che vendono a Pechino semilavorati e componentistica», risponde Tao Wang, economista di Ubs Investment Research, che ha pubblicato un interessante studio sul tema.
La domanda domestica cinese di beni d'importazione si suddivide sostanzialmente in due grandi macro-categorie. Da una parte ci sono le materie prime, i beni strumentali (macchinari, attrezzature, ricambi), e i prodotti di largo consumo. Dall'altra, ci sono i componenti e i semilavorati che arrivano in Cina dall'estero (soprattutto da Taiwan, Malaysia, Corea, Filippine e Thailandia) per essere processati dall'industria manifatturiera locale per poi essere riesportati oltre la Grande Muraglia: elettronica, auto e semiconduttori utilizzano largamente questo modello produttivo.
Negli ultimi mesi, entrambe le categorie hanno sofferto l'impatto della grande crisi finanziaria internazionale. Ma ora le loro prospettive appaiono radicalmente diverse. I consumi dei Paesi industrializzati sono sempre al palo e nessuno oggi è in grado di prevedere quando ripartiranno. In questo quadro, è quindi difficile ipotizzare quando le importazioni cinesi di semilavorati e componenti destinati al mercato del largo consumo riusciranno a riprendere quota.
Al contrario, i massicci investimenti pubblici in opere infrastrutturali previsti dal piano di stimolo all'economia dovrebbero dare già molto presto un discreto impulso alle importazioni cinesi di beni strumentali e materie prime. La recente lievitazione dei prezzi del rame potrebbe essere il primo segnale di questa nuova tendenza.
I Paesi che esportano oltre la Grande Muraglia prodotti consumati direttamente dall'economia cinese, quindi, dovrebbero essere i primi a trarre vantaggio dalla ripresa del gigante asiatico. Tra questi, figurano i grandi produttori di commodities, come Australia e Brasile, e i tradizionali fornitori di beni capitali di Pechino come Giappone, Corea e Unione europea. Alle aziende italiane del meccano-tessile e della meccanica, che hanno giocato un ruolo importante nel processo d'industrializzazione cinese, non resta che sperare che il Dragone ricominci davvero a correre.
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IL NUMERO

8,3%

La produzione industriale cinese


Da dove arrivano le importazioni di Pechino

I PRODOTTI PIÙ RICHIESTI

I piani di stimolo all'econonomia
Lo scorso autunno Pechino varò un piano da 600 miliardi di dollari per sostenere la ripresa. Ieri, secondo il quotidiano China Securities Journal, il Governo avrebbe preparato un nuovo pacchetto di stimoli che utilizza la leva fiscale per sollecitare la domanda interna

14/04/2009