La Cina riduce le tasse per spingere l'export

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina offre un'altra stampella al suo commercio estero sempre più zoppicante. Ieri, il Governo ha annunciato un altro incremento degli incentivi fiscali alle esportazioni.
Le nuove misure di sostegno alle aziende che vendono sui mercati esteri entreranno in vigore il primo aprile e riguarderanno molti settori industriali: dal tessile ai metalli non ferrosi, dal petrolchimico all'elettronica. I dettagli del piano, che consentiranno alle aziende beneficiarie di recuperare una parte dell'Iva dovuta sui propri prodotti esportati all'estero, non sono stati resi noti. Non si sa ancora, quindi, a quanto ammonteranno settore per settore gli sconti fiscali. Sconti che il Governo, nel tentativo di dare ossigeno all'industria nazionale colpita dalla grande recessione, aveva già varato in due riprese lo scorso autunno su circa il 50% delle categorie merceologiche destinate ai mercati esteri.
Nei piani di Pechino, la nuova raffica di incentivi all'export dovrebbe servire a rimettere in movimento le esportazioni, cioè il motore dell'economia cinese più colpito finora dalla crisi globale (a febbraio le vendite oltrefrontiera di made in China sono scese del 26 per cento). D'altronde, solo una decisa ripresa dell'export potrebbe consentire al Dragone di centrare nel 2009 l'obiettivo di crescita dell'8% fissato dal Governo, avvertono gli esperti indipendenti (compresi gli economisti della Banca Mondiale) che giudicano irrealistiche le stime di Pechino.
Gli esperti vicini al potere politico, invece, sono convinti che il peggio per la congiuntura cinese sia passato. E che, grazie al pacchetto di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso autunno, un'espansione del Prodotto interno lordo dell'8% a fine 2009 sia un target raggiungibile. «In alcuni settori, come per esempio l'automotive, s'intravedono già dei segnali di ripresa. Per questa ragione, credo che la nostra economia abbia toccato il fondo e che nel terzo e nel quarto trimestre possa tornare a crescere a tassi sostenuti», ha detto ieri Fan Gang, uno dei più autorevoli consiglieri del Governo cinese.
L'economista è convinto che l'azione a tenaglia messa in atto da Pechino sul fronte fiscale con la maxi-manovra straordinaria, e su quello monetario con la forte riduzione del costo del denaro, sia destinata a dare i propri frutti molto presto. «Il nostro piano di stimolo da 4mila miliardi di yuan è assai diverso da quello statunitense. Questi soldi, infatti, non serviranno per colmare il buco nero delle perdite finanziarie, ma finiranno direttamente all'economia reale agendo così da traino per la domanda interna», ha spiegato Fan Gang.
E se le risorse pubbliche non basteranno a rimettere in movimento la congiuntura, ha aggiunto l'economista, la banca centrale potrebbe sempre tornare in azione riducendo ulteriormente i tassi d'interesse.
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26/03/2009