La Cina potenzia il Fondo sovrano

Tremila miliardi di dollari di riserve in valuta estera sono troppi anche per Pechino, che ha rotto gli indugi e si sta muovendo per ridimensionarle. Come prima mossa, tra i 100 e i 200 miliardi di dollari andranno ad alimentare il fondo sovrano China Investment Corp (Cic). L'effetto però sarebbe al massimo quello di riportare le riserve al livello della fine del 2010: nel solo primo trimestre di quest'anno, infatti, sono cresciute di 200 miliardi (il 24% in più rispetto a marzo del 2010). Appena una settimana fa, il governatore della Banca del Popolo, Zhou Xiaochuan, aveva affermato che le riserve cinesi hanno ormai raggiunto un livello irragionevole e il consulente dell'istituto, Xia Bin, aveva aggiunto che dovrebbero scendere a mille miliardi.
Il fondo China Investment fu istituito nel 2007 con il mandato di acquistare asset offshore a più alto profilo di rischio. A quel tempo la Cina aveva meno di 1.550 miliardi di dollari di riserve. Attualmente la dote di 332 miliardi fa del Cic il quinto al mondo, ma con un'iniezione di 200 miliardi potrebbe scalare la terza posizione, portandosi a un'incollatura dal fondo norvegese (556 miliardi, secondo il Swf Institute, che mette al primo posto il fondo di Abu Dhabi, 627 miliardi). La gestione del Cic non è però esente da errori: puntò sulle azioni di Blackstone e Morgan Stanley prima che precipitassero per effetto della crisi finanziaria.
La decisione di trasferire parte delle riserve al Cic è stata complicata dalla rivalità tra Banca centrale e ministero delle Finanze, che per un anno si sono contesi il controllo finale del fondo. Alla fine sembra averla spuntata il ministero.
Il potenziamento del fondo sovrano sarebbe solo il primo passo della strategia di diversificazione pensata da Pechino, che punta in primo luogo a ridurre l'esposizione verso i bond statunitensi: il Paese ne detiene più di 1.100 miliardi. Più volte negli ultimi mesi, il Governo cinese ha chiesto pubblicamente alla Casa Bianca politiche di bilancio più responsabili, a tutela degli interessi dei suoi creditori. Un richiamo interessatissimo, visto che Pechino è il primo della lista. Da ultimo, è stato il ministro degli Esteri, Yang Jiechi, a ribadire l'appello, il giorno dopo che Standard & Poor's ha abbassato da stabile a negativo l'outlook sul debito Usa.
Pechino sta anche considerando di utilizzare parte delle riserve per mettere in piedi nuovi fondi con mandato a investire nell'energia e nei metalli preziosi. Altra opzione allo studio è la costituzione di un fondo di stabilizzazione dei cambi. In tutti questi casi, l'iniziativa sarebbe della Banca centrale. In particolare, il fondo di stabilizzazione monetaria potrebbe sollevare l'istituto da parte del carico sostenuto per isolare il Paese dalle oscillazioni dei mercati valutari internazionali, permettendole di registrare meglio la politica monetaria sulle necessità dell'economia reale.
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Una montagna di valuta

26/04/2011