La Cina perde in magazzino

Alfredo Sessa
Anche i padroni indiscussi del vapore hanno un punto debole. La Cina "fabbrica del mondo", il paese che tutto produce, tutto esporta, deve fare i conti con l'immaturità e l'inefficienza della catena logistica delle proprie aziende. Uno scheletro nell'armadio ingombrante per chi, come i cinesi, fa dei grandi volumi e della distribuzione in ogni angolo del pianeta l'anima del boom economico.
Ad annuvolare lo scenario sono i costi logistici delle aziende cinesi, aumentati del 12% dal 2004 al 2008. Complice dell'incremento è stato l'aumento del prezzo del petrolio, ma sul banco degli accusati siede soprattutto la mancata ottimizzazione della supply chain proprio nel delicato momento in cui le società si focalizzavano sulla crescita rapida e sull'espansione.
Comparati all'Europa, spiega uno studio realizzato da AtKearney, i costi della filiera logistica cinese possono in alcuni casi spingersi fino al doppio. Ma la crisi economica mondiale, potente deus ex machina che tutto regola e tutto rimescola, sta imponendo la sua legge anche oltre la Grande Muraglia. La ripresa cinese dipende infatti anche dal modo in cui la fabbrica del mondo gestisce scorte e magazzino. La disponibilità dei prodotti e l'affidabilità degli ordini diventeranno sempre più importanti nei prossimi mesi e nei prossimi anni, e le aziende cinesi iniziano ad adeguarsi.
Sono 100 le società intervistate nel corso dell'indagine. Il campione attraversa sei comparti: beni industriali, beni di consumo, hi-tech, chimica-farmaceutica, automotive, commercio all'ingrosso e al dettaglio. Più dell'80% dichiara di non essere in linea con il rispetto delle necessità di base della catena logistica: consegne puntuali e accurate, su misura della clientela. È basso, inoltre, il livello di collaborazione con i clienti finali e con i fornitori.
Il vento sta però sta cambiando. La tendenza si sta spostando dal "produrre per immagazzinare" al "produrre su ordinazione". Questo avviene soprattutto nell'automotive, nei beni industriali e nei beni di consumo. Il numero medio di giorni di permanenza in magazzino (di materie prime, work in progress e beni finiti) è calato da 109 giorni nel 2004 a 92 nel 2008. Le aziende intervistate puntano a una riduzione del 15% a 78 giorni entro il 2013.
I limiti della logistica cinese aprono spazi agli operatori stranieri. «La maturità della supply chain cinese migliorerà – dice Chee Wee Gan, dell'ufficio AtKearney di Shanghai e coautore dello studio – ma l'industria locale della logistica è ancora estremamente frammentata, senza leader affermati. Non a caso, da quando la Cina ha aperto nel 2006 la sua industria logistica alle Wfoe (società interamente possedute da imprese straniere, ndr) assistiamo a numerose acquisizioni e joint-venture che hanno l'obiettivo di prendere posizione su un mercato che cresce».
L'interesse degli operatori stranieri è forte. Recentemente l'americana England Logistics, forte dello status di Wfoe, ha aperto uffici a Shanghai, Ningbo, Qingdao, Dalian, con licenza di spaziare in tutti i rami di attività senza bisogno di agenti o joint venture. Invece Neptune Orient Lines, società di logistica di Singapore, attraverso la sua controllata Apl, specializzata nel trasporto container, ha deciso di scommettere sulla Cina occidentale e ha aperto una sede a Chongquing.
Che la bassa qualità della logistica rischi di essere un collo di bottiglia lo rivela l'insoddisfazione dei capitani d'industria cinesi. Il 16% degli interpellati dichiara di voler fare ricorso a professionisti qualificati del settore, in possesso di master e dottorati, rispetto al 9% del 2008. L'outsourcing rimane difficile a causa di un mercato di fornitori immaturo, con costi elevati. Le società sono però ottimiste: prevedono di ridurre i costi di logistica di almeno il 14% entro il 2013.
Rimane il rischio che la ripresa cinese inciampi in attività di magazzino che non sono cresciute di pari passo con l'economia. Ma Chee Wee Gan è ottimista: «L'efficienza migliorerà. C'è più pianificazione, le società della logistica stanno investendo e l'intervento degli operatori stranieri sta innalzando il livello generale. Senza contare che il governo sta investendo massicciamente nella costruzione di nuove infrastrutture».
alfredo.sessa@ilsole24ore.com
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I NUMERI



109
Giorni permanenza in stock ieri
Secondo l'indagine condotta da AtKearney, il numero medio di giorni di permanenza
in magazzino delle merci prodotte da società cinesi
era di 109 giorni nel 2004.
È sceso a 92 giorni nel 2008
78
Giorni in stock nel 2013
Per sostenere la ripresa economica, le imprese cinesi
si sono poste come obiettivo u
na riduzione del 15%
a 78 giorni entro il 2013
del periodo medio
di permanenza delle merci
in magazzino
80%
Società cinesi
Numero di imprese insoddisfatte della gestione della supply chain

02/02/2010