LA CINA NON E' IL GIAPPONE

Di Geminello Alvi


Ancona, 25 ago. - Malgrado le previsioni di molti l'economia cinese non si sta avviando a ripetere i decenni perduti nella stagnazione dal Giappone. E dalle statistiche e dalle minute discussioni coi funzionari e gli imprenditori cinesi, già nei mesi scorsi Stephen S. Roach aveva previsto la diversa evoluzione della crescita in Cina. Giustificandola con l'argomento che "il destino del Giappone è stato segnato dalla sua riluttanza a rinunciare ad un modello di crescita disfunzionale. Mentre l'impegno della Cina in un riequilibrio strutturale è appunto quanto la distingue dal Giappone." Infatti il debito non finanziario della Cina è certo passato dal 150% del PIL nel 2008 al 255% di oggi, con i due terzi della crescita concentrata nel settore delle imprese, in gran parte imprese di proprietà statale. Tuttavia in una nazione con un risparmio lordo superiore al 40% del PIL un simile aumento del debito si ridimensiona. Il rapporto al pil del debito complessivo del Giappone risulta infatti di circa 140 punti percentuali superiore a quello cinese. Ma il Giappone,  con un tasso di risparmio al 24% del Pil e ancora in possesso del suo debito pubblico, resta non vulnerabile alle fughe di capitali degli investitori stranieri. Il che per logica dovrebbe allora valere secondo il ragionamento di Roach, tanto più per la Cina dotata di un tasso di risparmio doppio di quello giapponese dal 2007.

Inoltre a ritmare il decennio perduto giapponese sono state le aziende moribonde, tenute in vita dal credito bancario con un accumulo di sofferenze fuori misura, eluse dall'ipocrisia a  riguardo della leadership giapponese. Quella cinese non ha invece rimosso il problema, anzi vi fa esplicito riferimento anche di recente e sta cercando di moderare gli eccessi produttivi nei settori dell'acciaio e del carbone e quelli a venire nei settori del cemento e della costruzione navale. In conclusione la struttura del risparmio della economia cinese e l'approccio più esplicito della dirigenza cinese a evitare il connettersi della crisi di  sovrapproduzione a quella del settore bancario, fanno decidere un esperto analista come Roach per l'ottimismo, riguardo all'evolversi futuro della crescita in Cina.

 

25 AGOSTO 2016

 

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