La Cina lancia la sua Cnn

Il traguardo dichiarato per il solo primo anno di attività è raggiungere 50 milioni di spettatori in tutto il mondo per offrire loro una rappresentazione più «obiettiva» di quello che accade in Cina e sul palcoscenico internazionale. L'agenzia di stampa Xinhua, di proprietà dello stato come i principali mezzi d'informazione del paese, ha lanciato ieri China news network corporation (Cnc), il suo canale all-news in lingua inglese, in onda 24 ore al giorno. Puro stile Cnn e grafica avveniristica.
Pechino accusa regolarmente i media occidentali di offrire versioni distorte di quello che succede nel paese, interpretando come corrette solo le versioni fornite dai propri media, tutti soggetti al severo controllo delle autorità, quando non provvedono in proprio autocensurandosi per evitare di essere chiusi. Del regime fanno le spese anche gli operatori stranieri che si avventurano nel paese, come insegna la vicenda Google.
Ora la Cina può contare su uno strumento in più per far sentire «voci diverse». Da ieri i notiziari e gli approfondimenti di Cnc sono visibili a Hong Kong, entro la settimana potranno essere ricevuti via satellite in Asia e dal prossimo mese in tutto il mondo. Per la prima volta per un media in Cina, nel capitale, controllato al 51% da Xinhua, entrano partner privati.
Sempre più presente sulla scena internazionale, all'inseguimento dell'ambìto ruolo di superpotenza globale, la Cina si trova addosso i riflettori dei media e spesso vede esposti i suoi lati oscuri. Come nel 2008, con l'attenzione mondiale focalizzata sulle Olimpiadi di Pechino, un'occasione sulla quale il regime contava per migliorare la propria immagine. E invece la Cina fu sommersa dalle critiche per la gestione degli scontri in Tibet e per la violenta repressione delle contestazioni che accompagnarono la marcia della torcia olimpica. Pechino contestò duramente il modo in cui i media occidentali riportarono i fatti e non a caso proprio nel 2008 lanciarono il programma che avrebbe trasformato la Xinhua da agenzia di stampa a impero multimediale. La Cina ha investito in questi anni miliardi di dollari per estendere la sua influenza all'estero potenziando i propri media.
Xinhua, con 13mila dipendenti, 34 uffici in Cina e 107 nel mondo, notiziari in sei canali linguistici, è già il maggiore dei tre media di stato, assieme al People's Daily (l'organo di stampa del Partito comunista) e all'emittente televisiva Cctv, che proprio un anno fa ha affiancato ai suoi quattro canali linguistici uno in arabo per raggiungere in primo luogo le nutrite comunità cinesi sparse per tutto il Medio Oriente e l'Africa settentrionale, al seguito degli onnipresenti gruppi economici del paese. Ma non solo: l'audience potenziale è di 300 milioni di spettatori in 22 paesi.
Il risultato dello sforzo messo in atto dal governo è la nascita di media in grado di competere con i leader dell'informazione mondiale. Xinhua è un'agenzia ormai in grado di arrivare per prima sulle notizie: alla fine dello scorso anno, fu suo lo scoop dell'arresto di Abderrahmane Ben Meddou, il leader dell'organizzazione terroristica che rapì due italiani in Mauritania.
Il potenziamento dell'apparato militare (hard power) e la penetrazione economica della Cina procedono insomma di pari passo rispetto all'offensiva mediatica e culturale (soft power), che conta anche sulla proliferazione in tutto il mondo dei centri confuciani (ormai oltre 200) per insegnare la lingua e la tradizione cinesi (ovviamente con il filtro del Partito comunista), in una proiezione geopolitica che non trascura nulla.
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IL NETWORK

Cnc
Si chiama China news network corporation ed è il canale all-news stile Cnn lanciato ieri dall'agenzia di stampa cinese Xinhua. Offrirà informazioni in lingua inglese in tutto il mondo. L'obiettivo è raggiungere 50 milioni di spettatori nel primo anno: nel capitale sono presenti partner private (qui sopra il logo)

Xinhua
Creata 79 anni fa, l'agenzia conta 13mila dipendenti, 34 uffici in Cina e 107 nel mondo, con notiziari in sei canali linguistici

02/07/2010